Non riguarda la provincia di Ragusa, almeno in termini economici, la presunta truffa che sarebbe stata organizzata da un'associazione temporanea d'impresa e che ha portato ieri all'arresto di un romano da parte della Gdf. Era a capo delle imprese che, a partire dal 2003, avevano siglato una convenzione con la Regione per la gestione dei punti vendita e delle biglietterie nei principali siti archeologici della Sicilia orientale. Tra questi, convenzione alla mano, anche i siti archeologici dell'area iblea e in particolare il museo archeologico Ibleo di Ragusa, la Cava di Ispica a Modica, la zona archeologica di Caucana, il museo regionale Kamarina e l'area archeologica di Santa Croce Camerina. La società si è presentata qualche volta negli uffici della Soprintendenza ma nei fatti non ha mai attivato il servizio previsto dalla convenzione e dunque, per fortuna, l'area iblea non è toccata dalla presunta truffa che invece riguarda gli altri siti archeologici siciliani dove i ticket venivano regolarmente incassati dall'azienda privata ma poi non venivano versati alla Regione. "Attualmente - spiega il soprintendente Alessandro Ferrara - i ticket vengono pagati direttamente in loco, nei siti archeologici iblei, e il ricavato viene versato alla Regione e in parte percentuale ai Comuni in cui risiedono i siti, in forza di una legge regionale. In teoria i Comuni dovrebbero accantonare le somme e poi restituirle in servizi vari agli stessi siti archeologici. Abbiamo dunque gestito le entrate in modo diretto, senza avvalerci di altre società". Questa è stata da una parte una fortuna, visto che in altre realtà adesso si piange, ma dall'altra parte non sempre la Regione ha restituito ai siti archeologici le somme introitate. Chi va nei musei o nei parchi archeologici iblei paga un ticket che finisce per il 70 in un unico calderone di uno dei capitoli del bilancio regionale. In teoria queste somme dovrebbero poi servire per i musei e i parchi che invece restano nella maggior parte dei casi all'asciutto. E con il 30 versato ai Comuni, i parchi ricevono alcuni servizi come scerbatura delle erbacce e altri servizi migliorativi. Il caso ad esempio del parco archeologico di Camarina che ha già attivato una convenzione con il Comune di Ragusa. Sembra che l'ente pubblico abbia rispettato i patti e che, una volta introitate le somme derivanti dal ticket di ingresso al parco, ha poi fornito servizi per pari importo. Non ci sono dati ufficiali ma ogni anno in media il museo di Camarina fa circa 10 mila euro di ingressi. A Cava d'Ispica si introitano circa 20 mila euro l'anno. Anche in questo caso dalla Regione non ritornano adeguate risorse per la gestione del sito. E così i direttori sono costretti a compiti che non competono, come trovare sponsor privati e organizzare iniziative culturali tramite interventi pubblici o con l'aiuto di privati, mentre di certo non è possibile pensare a grandi promozioni dei siti. 29112012
SICILIA - C'erano pure cinque siti archeologici iblei nella convenzione al centro di una truffa
Un'associazione temporanea d'impresa, a capo di un romano, sarebbe stata coinvolta in una presunta truffa riguardo alla gestione dei punti vendita e delle biglietterie nei siti archeologici della Sicilia orientale. La società aveva siglato una convenzione con la Regione per la gestione dei punti vendita e delle biglietterie, ma non aveva mai attivato il servizio previsto dalla convenzione. La truffa riguardava gli altri siti archeologici siciliani, dove i ticket venivano regolarmente incassati dall'azienda privata ma poi non venivano versati alla Regione.
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