L' "alberghificio" non conosce soste: in arrivo c'è l'hotel a 7 stelle a Palazzo Papadopoli a San Silvestro, dove qualche anno fa c'erano i laboratori del Cnr; c'è il Grand Canal Palace, a San Stae; e, ancora, l'ex sede del Tar Veneto in campo della Fava e il nuovo albergo in quelli che erano gli ex uffici giudiziari di San Cassiano: venduto dal Comune a fine ottobre per 9,6 milioni, è già un cantiere, mentre in attesa d'inizio lavori è palazzo Pemma in campo San Giacomo dell'Orio, ceduto anni fa dall'IuaV. In tutto, sono quindici i nuovi alberghi che apriranno nei prossimi mesi, per un totale di 300 nuove stanze, che andranno ad aggiungersi ai 25 mila posti letto - tra hotel, appartamenti, Bb - del centro storico: praticamente uno ogni due abitanti. Troppi. La concorrenza si fa spietata e i prezzi si abbassano: i clienti ringraziano, ma i gestori si lamentano. E ora anche l'associazione albergatori dice quello che da anni i comitati di cittadini denunciano: «Venezia non è un albergo» (copyright 40xVenezia), chiedendo al Comune di bloccare il cambio destinazione d'uso dei suoi immobili. «Venezia si sta trasformando da città in un museo diffuso con posto letto», commenta il direttore dell'Ava, Claudio Scarpa, «il turismo è certamente la sua principale attività economica, fonte occupazionale e di reddito, ma ha raggiunto un punto di saturazione: qui le attività "altre" che fanno una città stanno scomparendo e la monocultura turistica soffoca Venezia». Crisi o non crisi, a Venezia i turisti vengono sempre. I dati del Barometro del turismo del Centro Studi Sintesi per Ava, raccontano di un trend di tenuta, con una copertura a settembre del 90,6 delle camere. «Un risultato positivo , se rapportato alla grave crisi economica della nazione», osserva Scarpa, «ma ora c'è novembre, dicembre e gennaio con coperture del 40 ed è diminuito il ricavo medio , per una lieve contrazione dei prezzi», passati in un anno da una media di 202,2 euro (per pernottamento in camera standard, senza colazione, al netto di Iva) a 196,5 euro (-2,8). Vanno peggio gli hotel a 4 o 5, dove i prezzi delle camere sono sostanzialmente stabili (passati da 228,1 a 226,8 euro per stanza), ma l'occupazione scende del 2,2. Tra gennaio e luglio 2012, Venezia ha avuto 2,6 milioni di turisti pernottanti, sui 57,2 dell'Italia, in calo dell'1,9 contro il -6,6 nazionale. Eppure le calli tracimano di turisti mordi e fuggi. A resistere meglio alla crisi sono le "strutture complementari" (case turistiche, ostelli, campeggi, villaggi) in crescita del 3,8, contro il -7,8 a livello italiano. Fumo negli occhi degli albergatori, che chiedono al Comune d'intervenire. «E un risultato preoccupante», conclude Scarpa, «che evidenzia la crescita esponenziale di questa tipologia di strutture, ai quali va aggiunto l'arrivo di nuovi alberghi. Il mercato ricettivo veneziano è saturo: non lo dico solo da direttore, ma anche da cittadino veneziano. Il comparto alberghiero è di certo la prima fonte d'indotto economico in città, ma la creazione di nuovi posti non fa che mettere in difficoltà le imprese che operano da anni. Ci auguriamo di aprire un tavolo di confronto con l'amministrazione su questi temi».