Le pratiche giacciono inevase fin dal 1985: il Comune crea una "task force" per l'arretrato GROSSETO Quando furono presentate le prime richieste di sanatoria, Michael Jackson incideva "We are the world", Gorbacev diventava segretario del partito comunista sovietico ed all'Heysel morivano 39 tifosi di Juventus e Liverpool. Correva l'anno 1985 e l'allora ministro delle finanze del governo Craxi, il repubblicano Bruno Visentini, con la legge 47 ammetteva al condono edilizio tutti gli abusi realizzati fino al primo ottobre del 1983. Per i manufatti costruiti in aree a vario titolo vincolate, il rilascio dell'autorizzazione era subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela (generalmente i municipi, con successivo controllo ed eventuale annullamento da parte delle Soprintendenze). Sono trascorsi 27 anni e circa 850 pratiche da allora giacciono ancora impolverate negli archivi del Comune di Grosseto. A queste se ne aggiungono altre 400 come conseguenza dei due successivi condoni edilizi, quello del 1994 del primo governo Berlusoni, e l'altro, del 2003, partorito dal secondo esecutivo sempre presieduto dal Cavaliere. Per far fronte all'ingente ridda di oltre 1200 faldoni, l'amministrazione Bonifazi ha creato una task force sotto l'egida del settore "Gestione del territorio" con il compito di smaltire le pratiche arretrate, completando l'attività istruttoria e rilasciando le concessioni edilizie tuttora sospese. Il gruppo di lavoro sarà costituito da una decina di componenti tutti interni al personale municipale: un dirigente; due funzionari titolari rispettivamente di una posizione organizzativa responsabile del procedimento per i primi due condoni e, separatamente, per il terzo; un istruttore direttivo tecnico; un istruttore direttivo amministrativo; tre istruttori tecnici e due amministrativi. Ipotizzando un probabile surplus di lavoro rispetto all'orario d'ufficio, la giunta ha deliberato di incrementare il capitolo destinato al pagamento degli straordinari con uno stanziamento aggiuntivo di 3mila euro. Una scelta che rispetto al conferimento di incarichi a tecnici esterni, prassi molto diffusa negli anni passati, dovrebbe comportare un risparmio per le casse comunali e, soprattutto, un migliore coordinamento dell'attività. Pur non avendo ancora iniziato le procedure, i vertici della task force evidenziano come delle 1200 pratiche, la maggior parte di queste riguardi cambi di destinazione d'uso concernenti edifici di volumetria ridotta. Per fare l'esempio dei casi più diffusi, si tratta di garage trasformati in taverne o mansarde diventate piani aggiuntivi. Ipotizzando un costo medio per archiviare la pratica di mille euro se la riscossione non avviene con un accordo benevolo scatta l'ingiunzione di Equitalia - per il Comune si tradurrebbe in un incasso di oltre un milione di euro. Ma le cifre e le casistiche precise saranno disponibili nei prossimi mesi, mentre il gruppo di lavoro calcola di terminare le operazioni entro la fine del 2013. Compito improbo se si pensa che in alcune situazioni occorre rintracciare gli eredi di persone decedute nell'ultimo quarto di secolo, oppure abusi compiuti da chi, in Maremma, ci viene solo in vacanza.