Un po' te lo immagini, ma così tanto no: che a Giarre, paesino della Sicilia sotto l'Etna, ci siano così tanti scheletri di cemento. Fantasmi di palazzi pubblici incompiuti. Immondezzai di ferro e ruggine, terre di nessuno. Posti da siringhe e amori adolescenziali. Nascondigli desolati, dove doveva esserci il futuro. Giarre è la capitale dell'incompiuto in Italia. Ma non è solo li questa sinfonia di note stonate. Sono più di quattrocento gli edifici pubblici incompiuti in Italia. Rovine di cose mai nate. Progetti franati. Scheletri di cemento dove è sepolta l'idea stessa dell'Italia. Parcheggi senza uscita, stadi di polo da 22mila posti in paesini di ventimila abitanti, nessuno dei quali conosce questo sport. Ponti sospesi sul vuoto. Teatri "nuovi" diventati vecchi senza nascere, per 50 anni. Piscine olimpioniche più corte di un metro, che non hanno mai visto una goccia d'acqua. Per Vittorio Brumotti e la sua bike sarebbe una festa, andare lì. A esplorare, per "Striscia", la mappa dello spreco. INTANTO, su tutto questo, un gruppo di ragazzi, il collettivo Alterazioni video, ha fatto un film "Per troppo amore", condotto dalla voce narrante dell'antropologo Marc Augé. Un film premiato ieri sera al festival "Lo schermo dell'arte", una delle più importanti vetrine internazionali sull'arte contemporanea. Lo hanno girato Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Andrea Masu e Giacomo Porfiri. Vivono a Milano, Berlino, nel West Village di New York. Ma insieme, riflettono sull'Italia. E sul suo mare di "incompiute". Hanno scelto la chiave dell'ironia: non hanno fatto un film di denuncia: troppo facile. Non è un documentario con appelli accorati. E' quasi una commedia, uno spaghetti western sull'incompiuto. Come attori, i ragazzi di Giarre, reclutati con una birra al pub. E con loro mettono in scena cose surreali, come una lezione di acquagym nella piscina senza una goccia d'acqua. Lì, a Giarre, nel 2010 è nato persino il "Parco archeologico dell'incompiuto", istituito dal comune stesso. Con i due film sulle "incompiute" nell'architettura, si è conclusa la quinta edizione de "Lo schermo dell'arte" Diretta da Silvia Lucchesi, con la collaborazione di Leonardo Cremante e Silvana Fiorese, "Lo schermo dell'arte" è una delle più importanti rassegne europee sull'arte e sugli artisti della scena contemporanea. Tra le L'IDEA di trasformare tanto sfacelo in un'opera d'arte, a futura memoria. E alla Biennale di arte contemporanea di Venezia, nel 2007 hanno esposto proprio un pilone del Centro polifunzionale che non ha mai funzionato. Ma, ironia della sorte, anche il Parco dell'incompiuto rischia di rimanere tale: mancano i fondi, e dunque anche il Parco potrebbe seguire il destino delle opere che accoglie. Il "non finito" non è un fenomeno solo italiano. Esiste ovunque. A Cuba, per esempio. Nel 1961 Fidel Castro e Che Guevara commissionarono a tre (allora) giovani architetti il progetto grandioso della "più bella accademia d'arte del mondo". Doveva essere il capolavoro architettonico della Rivoluzione. E' rimasta un tempio deserto, a cielo aperto. Ad esso è dedicato il film "Unfinished Spaces" di Benjamin Murray, presentato ieri notte in chiusura della manifestazione fiorentina presenze focali di quest'anno, quella del regista e video artista Isaac Julien, autore di film premiati ai festival di Cannes e di Venezia. Ben Shapiro ha presentato il suo film dedicato al fotografo americano Gregory Crewdson. Tra i film presentati, "Picasso in Palestine", in cui il regista Rashid Masharawi documenta la prima, storica volta in cui un dipinto di Picasso è stato esposto in Palestina. E' stato anche proiettato, in anteprima italiana, "Garden in the Sea". il regista Thomas Riedelsheimer filma il progetto di una scultrice spagnola di realizzare nelle acque della Baja California un labirinto di stanze sommerse.