Immaginate che un giorno la Regina Elisabetta disponga d'imperio di trasferire la Royal Academy of Arts da Burlington House a un ex carcere minorile. Immaginate che un giorno la Germania decida di liberare l'edificio dell'Accademia d'Arte di Düsseldorf dove studiò e insegnò Joseph Beuys per spedire studenti e professori nei locali dell'ex mattatoio comunale, ancora intrisi di umori maleodoranti. Immaginate che un giorno la Spagna, con il suo incredibile patrimonio storico-artistico, preferisca agevolare e finanziare la proliferazione di miriadi di piccoli istituti privati, senza un preciso controllo centrale, piuttosto che valorizzare e promuovere le sue istituzioni più antiche e prestigiose, che di quel passato e di quel patrimonio sono le vere artefici. L'immaginazione, si sa, può giocare a volte brutti scherzi. E tutto quello che non potrebbe mai accadere nelle più grandi nazioni europee, è accaduto e sta accadendo in Italia. Lo sanno bene le Accademie di Belle Arti. Quale altro Paese dell'Unione Europea, infatti, avrebbe mai potuto legiferare per escludere l'Accademia di Belle Arti di Firenze, la prima e più antica accademia di Belle Arti del mondo dal sistema universitario europeo ed internazionale, quel sistema che da decenni ha compreso l'importanza strategica di intrecciare facoltà scientifiche e facoltà artistiche? Chi crederebbe che Roma, depositaria di oltre 2500 annidi storia dell'arte e d'architettura, meta dei grandi artisti di tutti i tempi, accolga nella sua cinquecentesca Accademia di Belle Arti per lo più studenti iraniani e cinesi, mentre nelle accademie tedesche, britanniche, austriache o spagnole, divenute da tempo facoltà universitarie di Belle Arti, arrivano studenti da ogni parte del mondo, Italia compresa? Certo, con lo spread che sale e che scende, il rischio default alle porte, uno si chiede che senso abbia riflettere sul destino di sparute istituzioni italiane, centenarie e un po' demodé, relegate ai margini della vita civile, sociale e culturale del nostro Paese. E invece ha senso, eccome! Perché anche sul presente e sul futuro delle Accademie si gioca il recupero di un primato, di una supremazia nel campo della ricerca e dell'innovazione artistica, che è stata per secoli prerogativa dell'Italia, e all'Italia ha dato quel prestigio e quella credibilità internazionali su cui può ancora oggi far leva davanti agli occhi del mondo. Se crediamo che l'Arte sia indice delle virtù sociali e politiche di una nazione, allora oggi le Accademie di Belle Arti italiane sono a un vero e proprio punto di svolta. E con esse, l'Italia intera. Una proposta di legge, che trasforma le venti accademie italiane in facoltà universitarie di Belle Arti, è stata depositata ufficialmente dal relatore Giuseppe Scalera presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. L'esito di questa coraggiosa e rivoluzionaria riforma, che riporterà l'Italia in linea con gli standard dell'European Higher Education, dipenderà dal grado di «virtù politica» che i partiti seduti in Parlamento saranno capaci di incarnare e di esercitare nelle prossime ore. L'Italia ha il compito prioritario di promuovere la formazione superiore nel campo delle Arti visive, integrandola in quel luogo di vitale incrocio dei saperi che è la vera Università. Lo chiedono a gran voce le centinaia di firme autorevoli e prestigiose, da Rita Levi Montalcini a Carlo Bernardini, da Louis Godart a Eva Cantarella, da Cesare Romiti ad Achille Mauri, da Gillo Dorfles a Dario Fo, da Claudio Magris a Massimiliano Fuksas, che sostengono con entusiasmo la riforma universitaria delle Accademie. Nei prossimi giorni, in virtù di questa semplice riforma, l'Italia ha la chance di recuperare rapidamente competitività internazionale nell'ambito della formazione universitaria, e di tornare a misurarsi alla pari con le grandi nazioni dell'Europa e del mondo. Docente di Teoria della Percezione e Psicologia della Forma all'Accademia di Belle Arti di Roma Docente di Storia dell'Arte Moderna all'Accademia di Belle Arti di Roma
L'Italia che mortifica le sue Belle Arti
La riforma universitaria delle Accademie di Belle Arti italiane è stata depositata ufficialmente presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati. La proposta di legge trasforma le venti accademie italiane in facoltà universitarie di Belle Arti. La riforma è stata sostenuta da centinaia di firme autorevoli e prestigiose, tra cui Rita Levi Montalcini, Carlo Bernardini, Louis Godart e Eva Cantarella. La riforma ha il potenziale di recuperare la competitività internazionale dell'Italia nell'ambito della formazione universitaria e di tornare a misurarsi con le grandi nazioni dell'Europa e del mondo. L'esito della riforma dipenderà dal grado di virtù politica dei partiti seduti in Parlamento.
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