Secondo una ricercatrice dell'Università di Urbino lo sfondo non è il Valdarno, ma il Montefeltro Non c'è pace per la Gioconda di Leonardo. Lei continua a sorridere enigmatica dalla celeberrima tela esposta al Louvre, mentre decine di studiosi continuano a indagare, provando a scomporre e ricomporre il volto, il paesaggio in cui è immerso il ritratto, la tecnica di pittura, i colori, alla ricerca di quelle certezze che mai, finora, alcuno è stato in grado di dare. Questa volta, mentre a Firenze proseguono presso l'ex convento di Sant'Orsola le ricerche delle spoglie mortali di Monna Lisa Gherardini, la nobildonna che fu modella di Leonardo, dalle Marche arriva una notizia che rimette in discussione alcune "quasi certezze" riguardo alla tela. Il "Codice P". Secondo due "cacciatrici di paesaggi" ,così si definiscono la ricercatrice dell'università di Urbino Olivia Nesci e la pittrice-fotografa Rosetta Borchia che hanno studiato il quadro, il paesaggio che s'intravvede alle spalle della Gioconda non è il Valdarno, come si è ipotizzato, o un paesaggio alpino, o una veduta idealizzata, ma il Montefeltro, l'antico Ducato di Urbino visto dalle alture della Valmarecchia, un territorio che oggi abbraccia Marche, Emilia Romagna e in parte la Toscana. Nesci e Borchia hanno raccolto le loro indagini in un libro, "Codice P" (Electa Mondadori), che sarà presentato ufficialmente a dicembre. La compressione. Dalla ricerca emerge anche - dicono le due autrici - che per raffigurare quel paesaggio così misterioso e affascinante, Leonardo da Vinci usò la compressione, ovvero una tecnica di rappresentazione prospettica che sintetizza lo scorcio, necessaria per racchiudere un territorio così vasto in una tavola di appena 77 centimetri per 53. La stessa tecnica, peraltro, era stata usata da Piero della Francesca nel dittico dei Duchi di Urbino, ma la compressione applicata da Leonardo appare molto più complessa, secondo le due studiose, perchè articolata per intervalli di distanza. I vaggi di Leonardo. Nesci e Borchia, per la loro ricerca, si sono basate anche su dati storici. Leonardo conosceva bene il Montefeltro: nel 1502 era al seguito di Cesare Borgia come soprintendente generale alle fortificazioni del paesaggio, e può essere passato da qui, come pure nel 1516, durante un viaggio da Roma a Bologna fatto insieme a Giuliano de' Medici e Papa Leone X. L'analisi geomorfologica. Ma sicuramente fondamentale per la ricostruzione dei paesaggi è stata l'analisi geologica e geomorfologica, come decisive sono state le perizie sulle strutture viarie del Centro di ricerca di Archeologia medievale dell'Università di Urbino. Il libro-atlante "Codice P'"raccoglie ben 164 tra foto aeree, immagini satellitari panoramiche, schemi geomorfologici, Dem (digital elevation model) elaborati dal geologo Andrea Dignani di Jesi.
TOSCANA - È il paesaggio il nuovo mistero di Monna Lisa
Due ricercatrici, Olivia Nesci e Rosetta Borchia, hanno scoperto che il paesaggio alle spalle della Gioconda di Leonardo da Vinci non è il Valdarno, come si pensava, ma il Montefeltro, un territorio che oggi abbraccia Marche, Emilia Romagna e parte della Toscana. Le due autrici hanno raccolto le loro indagini in un libro, "Codice P", che sarà presentato ufficialmente a dicembre. La loro ricerca ha anche rivelato che Leonardo da Vinci usò la compressione, una tecnica di rappresentazione prospettica, per raffigurare quel paesaggio così misterioso e affascinante.
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