I PERSONAGGI Lorenzo Ornaghi. Il ministro neoguelfo prediletto dalla gerarchia cattolica ha dovuto ammettere che non si potranno restaurare le chiese emiliane danneggiate dal sisma. Perché? Ma perché lo Stato non ha soldi. Conseguenze della doppia fedeltà (allo Stato, ma soprattutto alla Chiesa) dell'unico ministro non tecnico del governo tecnico, che si è rivelato un asso nell'unire destra e sinistra: le quali concordano sul fatto che Ornaghi sia il peggior ministro dei Beni culturali della storia della Repubblica, oltre alla peggior buccia di banana presa da Mario Monti. I misteri del rosario di Ornaghi sono tutti dolorosi: a partire dal fatto che ci ha messo dieci mesi sia per lasciare il posto di Rettore della Cattolica, sia per degnarsi di visitare L'Aquila, città martire del patrimonio artistico italiano. Nel consiglio di amministrazione della Scala ha piazzato Alessandro Tuzzi, un suo intimo, e ha popolato il Consiglio superiore dei Beni culturali di non competenti amici suoi, affidandone la guida ad un filosofo del diritto che non sa nulla di beni culturali (Francesco De Sanctis: rettore, come lui, di un'università privata). Si è rifiutato di rimuovere la soprintendente di Milano (come invece gli chiedeva la Direzione lombarda dei Beni culturali, anche a causa del pasticcio del quadro di Brera), e ha piazzato Giovanna Melandri alla guida del Maxxi, suscitando uno tsunami di sdegno bipartisan. Nella collezione di ritratti al vetriolo che il ministro sta raccogliendo, suona definitivo quello di Umberto Allemandi (l'educato editore del Giornale dell'arte): "Ornaghi? Un corpo estraneo".