Rinascite E' oggi il monumento più ammirato e visitato di Roma dopo il Colosseo, grazie al rilancio voluto dal presidente Ciampi NON C'E' davvero un altro luogo che maggiormente rievochi e incarni la nostra storia comune, nel bene e nel male, dei suoi 17.500 metri quadrati, dei suoi 81 metri d'altezza e 120 di larghezza. Sotto, a 17 metri di profondità, è stato girato un film, Il ventre dell'architetto , ed un cunicolo romano conduce a Piazza del Popolo; in un'aiuola accanto, ciò che resta del sepolcro di Gaio Poplicio Bibulo, quando mancavano cent'anni alla nascita di Cristo; sopra, invece, si rincorrono le storie dell'Unità d'Italia (il monumento a Vittorio Emanuele II, "padre della Patria"), della guerra che completò la Penisola con Trento e Trieste (il sacello del Milite Ignoto), del "Ventennio" (qui furono raccolte centomila delle 250 mila fedi, di chi donava alla Patria l'oro) e dell'ultima guerra (in alto, un foro e una targa: «Colpito dal nemico, 10 ottobre 1943»). Ma il luogo evoca anche altre simbologie: uno tra i primi scandali nel nostro Paese (fu imposto il marmo botticino, estraneo ai panorami romani, ma proveniente da Brescia: la città del presidente del Consiglio Giuseppe Zanardelli); la proverbiale lentezza italica nell'edificare opere pubbliche (quasi mezzo secolo per completarlo); perfino l'esordio degli "anni di piombo": qui deflagrò, provocandone poi la ventennale chiusura, una delle bombe "nere" del 1969, nel giorno di piazza Fontana. Eppure da quando ha timidamente riaperto, a fine 1988, ed ancor più dacché il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ne ha voluto il completo restauro iniziato nel 2000, il Vittoriano, giacché di lui parliamo, ha cessato finalmente d'essere esecrato e vilipeso. Non è più «la dentiera», o «la macchina da scrivere», o il «pisciatoio di lusso» (come lo chiamava Giovanni Papini); remoti i tempi in cui Bruno Zevi ne invocava l'abbattimento (e un celebre "processo", voluto da Gianfranco Imperatori, finiva invece per assolverlo). Oggi, dopo il Colosseo, è diventato il monumento più visitato di Roma; il simbolo istituzionale convive con l'arte e le mostre, anche quattro quasi in contemporanea: chiude quella sulla Roma nel '500 e si sta per aprire quella di Edvard Munch; si può scegliere tra quelle su Matteo Ricci, o sulla Sapienza , l'universi tà fondata da Bonifacio VIII che celebra i suoi sette secoli. Alessandro Nicosia, che vi organizza le rassegne dice: «In autunno, la prima monografica in Italia dedicata a Manet; e nel 2006, Gauguin. Grazie a questa interazione tra pubblico e privato voluta dal Quirinale, il luogo è entrato nel giro internazionale: ho chiuso convenzioni con il Metropolitan e l'Ermitage; il taglio delle esposizioni, alta divulgazione però popolari, assicura, ogni anno, oltre un milione e 200 mila visitatori. E fino al 2011, per celebrare il secolo e mezzo dell'Unità d'Italia, proseguirà il ciclo sulle Radici della Nazione ». Dal 2 giugno prossimo, non a caso la Festa della Repubblica, riapriranno anche i sotterranei: quelli del Ventre dell'architetto ; «e si lavora al recupero della terrazza sommitale, con le due Quadrighe in bronzo di Carlo Fontana e Paolo Bartolini, la Libertà e l' Unità , nonché un panorama a 360 gradi sulla città», continua Nicosia. Il "mas" di Luigi Rizzo e i vessilli dei 501 reparti militari soppressi (anche quelli dei partigiani e della spedizione nel Libano), le 50 tonnellate di bronzo della statua di 12 metri in cui Enrico Chiaradia eternò Vittorio Emanuele II a cavallo (e il ventre equino può contenere 35 persone: gli operai, che si fecero fotografare intenti alla merenda), i due militari immobili eternamente di guardia alla fiamma perenne e alle spoglie del soldato caduto sul Carso, il Museo e l'Istituto del Risorgimento diretti da Giuseppe Talamo, si sposano perfettamente con i flash dei turisti (uno sfondo dei più gettonati in città), l'ansimare di chi s'inerpica sugli otto chilometri di scalinate esterne, o passeggia sugli ottomila metri quadrati di terrazze, tra opere di tutti i maggiori artisti dell'epoca, e qualcuno potremmo perfino paragonarlo a un "Klimt italiano". Un "cocktail" di memorie e d'arte, di Patria (parola tornata di moda) e di turismo, che non ha riscontri nemmeno all'estero: né nella Madunina dei milanesi, o nella Tour Eiffel dei parigini, o nella Statua newyorkese della Libertà, giusto per evocare altri monumenti-simbolo. L'antica "dentiera", oggi che ci si può passeggiare, anche per i romani è divenuta meno estranea; è meno aborrita. Il suo significato più profondo l'ha recuperato quando (tutti ricordiamo quell'incredibile omaggio di popolo) è diventata la camera ardente dei 18 caduti di Nassiriya. I mattoidi al primo concorso pel monumento in Roma a Vittorio Emanuele II : così Carlo Dossi intitolava, nel 1884, un libriccino in cui narrava alcune follie dei 311 partecipanti: chi pensava a una piramide, chi a un gioco di cubi, un obelisco egizio, e via elencando. Consoliamoci: poteva capitarci anche assai peggio, di questo "monumento che più monumento non si può", l'«affermazione marmorea e bronzea» della nuova Italia, per dirla con Camillo Boito. Un simulacro, un brano di Roma che invece è risorto, con il suo apparato di Ximenes, Bistolfi, Canonica; «durante i restauri, abbiamo trovato tombe romane sotto l'ultima appendice della Rupe Tarpea, e due biglietti da mille lire dell'immediato dopoguerra», dice Roberto Di Paola, architetto: chissà quanto valgono oggi, e come sono giunti sotto la base d'uno dei cavalli delle due quadrighe. Dove, forse tra non molto, si potrà godere del panorama più mozzafiato su una città comprensibilmente definita eterna.