PRESIDENTE ITALIA NOSTRA NAPOLI Luigi De Falco Assessore all'urbanistica del Comune di Napoli HO tra le mani un giornale del 1988 che racconta la polemica di Italia Nostra sulle scogliere di via Caracciolo. L'associazione criticava le istituzioni pubbliche per le opere in corso in totale spregio del paesaggio e nell'indifferenza della preesistenza ottocentesca del muro in piperno grigio che rimaneva nascosto dai massi. Qualche anno dopo la città vive il momento magico della rivoluzione post tangentopoli: Bassolino fa la squadra di governo, l'urbanistica è affidata a De Lucia. L'edilizia a Mariella D'Ascia mentre il professore Alfonso Masucci presiede la commissione edilizia: il recupero della legalità violata sul territorio è al primo rigo dell'azione di governo. Italia Nostra sostiene per la prima volta l'operato di un'amministrazione che segna il solco della discontinuità con un passato dove le decisioni dell'urbanistica avvenivano negli uffici degli imprenditori, negli studi professionali, nelle stanze dei potenti. Lo fa a ragion veduta, non aprioristicamente, quando ne legge chiaramente le intenzioni, concretizzatesi infatti nelle azioni di governo. Il Prg innanzitutto. Proprio il Prg, sul tema scogliere sollevato da Giulio Pane (e unisco Francesco Bruno) dispone, all'articolo 44, «la realizzazione di scogliere, esclusivamente sommerse o affioranti, soggetta alle preventive valutazioni e agli studi meteo marini prescritti dalle norme vigenti». I prolungamenti delle scogliere di Rotonda Diaz a fine evento sportivo del 2012 avrebbero dovuto essere eliminati, al contempo il parere della Soprintendenza sul progetto prescrive la condizione che sia «approntato uno specifico studio meteomarino teso a valutare la possibilità di rimuovere unicamente le parti affioranti dei nuovi tratti di scogliera, trasformandole in barriere soffolte con la condizione che venga rimessa in vista la muratura frangiflutto storicizzata». È noto solo agli esperti che la realizzazione (ovvero la trasformazione) di una nuova scogliera, presuppone pure, per obbligo di legge, la preventiva valutazione ambientale delle opere (le preventive valutazioni e gli studi meteo marini prescritti dalle norme vigenti). Il percorso amministrativo intrapreso dall'amministrazione statale con il Provveditorato alle Opere pubbliche e quella comunale intende accelerare il processo di valorizzazione paesaggistica della città con la riqualificazione di un tratto significativo della linea di costa. L'evento velico, oltre alle innegabili finalità sportive e di richiamo turistico e d'attenzione imprenditoriale verso la città, è pure strumentale a conseguire l'obiettivo disegnato sia dal Piano regolatore che dai vincoli che obbligano il recupero della lettura del muro storico e il ridisegno delle scogliere. Tale intendimento è stato ulteriormente dichiarato con la delibera 51 del 2 febbraio 2012 approvativa degli indirizzi per la riqualificazione del tratto Rotonda Diaz via Caracciolo, nel rispetto dei vincoli e in coerenza con la normativa del Piano regolatore, in occasione del successivo ripristino dei luoghi dopo l'evento. In tale percorso, con la novità rappresentata dalla prescritta nuova progettazione degli interventi di trasformazione della scogliera, non trova più riferimento la limitazione della permanenza dei prolungamenti della scogliera ai giorni immediatamente successivi all'evento, ma appare invece opportuno commisurarla ai tempi occorrenti per la loro trasformazione (conforme alle norme e definitiva) che chiede gli adempimenti tecnici correttamente avviati dal Provveditorato alle opere pubbliche. Su ciò alcuni non riflettono. Italia Nostra lo fa ed evidentemente riconosce nell'operato dell'amministrazione comunale quanto essa ha sostenuto sull'argomento 25 anni orsono quando, e da sola, diceva un netto "no" alle scogliere emergenti e alla copertura del muro in piperno. Mai si sarebbe potuto attendere che Italia Nostra avrebbe sostenuto alcun progetto alternativo per l'evento velico, che proponesse un piastrone di oltre 8 mila metri quadrati calato sulle antiche strutture del Molo San Vincenzo, per allocare i capannoni. A Giulio Pane mi unisce, spero, invece, la saggia difesa di una tutela del paesaggio che passi attraverso una corretta pianificazione, sotto il rigido controllo dello Stato. Guido Donatone NON intendo proseguire la telenovela, ora a quattro mani, prodotta da Giulio Pane ("Repubblica" 22-11-2012). Sono però costretto a replicare perché questi coinvolge Italia Nostra nei livori e rancori personali da cui da tempo è afflitto e funestato. Livore perché Alda Croce mi stimava. Comunque avevo ben precisato che quella degli architetti è ovviamente una categoria qualificata e colta. L'accenno alla "corporazione" era solo una battuta riferita ad alcuni docenti universitari di architettura; tuttavia era sbagliata in quanto il livore di Pane è risultato tangibile anche quando Pasquale Belfiore, suo collega, venne nominato dalla Iervolino assessore comunale al centro storico. Segnalo nuovamente che Pane ha reclamato perché escluso «dai consessi decisionali, dalle presidenze degli enti e dagli incarichi professionali» ("Repubblica" 25-2-2012), che non si comprende perché dovrebbero essergli affidati. Per quanto mi riguarda ho scritto di aver appoggiato a titolo personale (e non quale esponente di Italia Nostra, come egli in malafede afferma) il primo Bassolino (al quale non andavo a proporre progetti). Oggi non si può non constatare la difesa e la osservanza, da parte dell'amministrazione, della rigorosa normativa di tutela prevista dal Piano regolatore del 2004: normativa da sempre giudicata da Pane eccessivamente vincolistica forse perché intralcia gli «interessi professionali » che continua a rivendicare nell'articolo citato all'inizio. Va anche ricordato che egli tentò di far inserire la "zona franca" nel centro storico di Napoli con il rischio di farvi installare capannoni industriali: si oppose la Cgil, oltre Italia Nostra, e venne scelta la zona orientale. Egli poi sentenzia che la materia delle Zone a traffico limitato non è di competenza di Italia Nostra, e quindi neanche del Wwf e di Legambiente, che hanno scritto con Italia Nostra un documento il 27-4-2012 definendo quella delle Ztl «una scelta irrinunciabile ». Infine vanta di avere il sostegno dei "Comitati Centro storico Unesco e Giuridico di difesa ecologica", ma tali comitati non stilano progetti e non li vanno a proporre perché ciò non rientra nei loro compiti: infatti incorrerebbero nel conflitto di interesse in quanto lo stesso Pane fa parte di tali associazioni, peraltro non elettive. La sua presenza nelle associazioni culturali ha avuto scarsa fortuna: venne designato da Giulia Crespi quale delegato Fai-Campania, ma destituito clamorosamente dalla stessa Crespi poco dopo. Circa i giudizi critici nei confronti di Italia Nostra, nella seguente constatazione viene anche spiegato il motivo ancora del suo livore: per la seconda volta a Napoli un sindaco progressista chiama quale assessore nello specifico comparto un urbanista di impronta culturale di Italia Nostra. Per quanto concerne infine la vicenda dei "baffi" della scogliera sul lungomare e della presunta "complicità" dell'associazione nei confronti del Comune "inadempiente", egli afferma che avremmo dovuto denunciare l'abuso per adempiere agli "obblighi statutari". La vicenda è da settimane all'attenzione dell'amministrazione comunale e dell'opinione pubblica. Con la doverosa sorveglianza della competente Soprintendenza, il Comune sta cercando una soluzione che, nel rispetto delle leggi, consenta di posticipare la rimozione. Questa, se effettuata oggi, comporterebbe la perdita di un evento sportivo che solo pochi giorni fa è stato faticosamente strappato all'agguerrita concorrenza di Venezia, sconfitta nonostante il suo indubbio appeal. È quindi una complessa vicenda amministrativa e urbanistica che, sotto gli occhi di tutti, l'amministrazione comunale sta cercando di risolvere nell'interesse della città. Accusare Italia Nostra di non aver "denunciato" un episodio ben noto a tutti è solo un espediente per innescare una inutile polemica senza avere alcun serio argomento. Pino Porta pinoportavirgilio.it HO LETTO con un po' di divertimento e un po' di amarezza la polemica tra Guido Donatone e Giulio Pane sulla «grande occasione» della Coppa America, sui "baffi" della scogliera di via Caracciolo, sulla Sovrintendenza che vede e non vede e sugli interessi semiprivati e partigiani di cui entrambi si accusano. Nella polemica è entrato Francesco Bruno, un gentiluomo che non ha bisogno di presentazioni. Uno dei problemi irrisolti di questa città (ma forse dell'intero Paese) è una società civile "molle", dove persone competenti come Donatone e Pane, fingono chissà perché di essere filosofi indipendenti e liberi e aborrono il dichiararsi interessati, di parte, magari in attesa di qualche nomina o incarico o altre questioni assolutamente legittime e che fanno dovunque una società civile in vera e più utile classe dirigente. Sono notori gli interessi professionali del professore Pane, il cui studio ha lavorato dovunque in Campania, con imprese private, statali e parastatali. Una condizione di prestigio che però viene tenuta chissà perché sottotraccia come un neo da non far vedere e addirittura usata come una un po' vile arma di accusa da parte di altri. Allo stesso modo Guido Donatone, una volta che ha investito parte del suo prestigio associazionistico sull'amministrazione de Magistris, si cruccia continuamente di essere tacciato come consigliere del sindaco e del suo assessore all'Urbanistica, in tema di proposte ma anche di nomine, di consulenze, di staffisti, o di aver investito parte dell'indipendenza della sua associazione in un impegno politico concreto. Anche qui: la legittimità e l'impegno politico di Donatone, da elemento in buona sostanza positivo, diventa portatore di incertezze e di strano imbarazzo, sul quale è meglio esprimersi con un pretestuoso "memento negare semper". Dall'alto della loro età ed esperienza, i due potrebbero invece provare a fare con maggiore chiarezza il loro lavoro, professionale e civile, e mettere in campo con maggiore coraggio le loro competenze in maniera disinteressata e possibilmente gratuita, per aiutare questa città, e soprattutto i giovani, che premono dietro di loro e che a differenza loro una pensione non l'avranno probabilmente mai, a ritrovare un futuro più coerente e forse migliore. Non tirate sugli architetti Isabella Guarini i.guarinilibero.it SU "Repubblica" del 20112012, Guido Donatone riferisce testualmente: «La compianta Alda Croce sostenne la mia candidatura alla presidenza di Italia Nostra a Napoli. Motivò così la sua decisione: perché non siete architetto!». Non ho motivo per non credere a quanto avrebbe asserito esplicitamente contro gli architetti la discendente diretta del più illustre filosofo del Novecento. Tuttavia rifletto con sorpresa, in quanto è noto che il maggior impulso all'attività di Italia Nostra, nei tempi in cui è da collocare la dichiarazione di Alda Croce, è stato dato da Antonio Iannello architetto, che lasciò nel 1985 la presidenza della sezione napoletana per assumere quella di segretario nazionale della stessa associazione, mentre il nuovo direttivo, presieduto da Donatone, era costituito da più di un architetto, uno dei quali è oggi assessore della giunta comunale di Napoli. Ho conosciuto Antonio Iannello personalmente negli anni in cui le associazioni ambientaliste combattevano contro gli eccessi della ricostruzione post-terremoto 1980, contro la proposta del Regno del possibile per la riqualificazione, si fa per dire, del centro storico, le volumetrie del Preliminare di Piano, proposte dal comitato tecnico scientifico nominato dall'amministrazione di pentapartito della fine degli anni Ottanta per la redazione della Variante generale al Prg del 1972. Di Iannello conservo l'esempio di aver messo a disposizione dell'interesse generale la sua competenza professionale di "architetto". Perciò mi sembra ingrato averlo sostituito con persona il cui merito sta nel non essere architetto, che da autodidatta spazia in tutti i campi, dalla pianificazione territoriale, all'architettura, alla museografia, alla musica alla letteratura, alla ceramica: un tuttologo che gestisce monocraticamente la politica dell'associazione in Napoli. Tuttavia, ci conforta la scelta di assegnare il premio nazionale di Italia Nostra "Giorgio Bassani" a Tomaso Montanari, «per la capacità di unire un'alta preparazione scientifica nella ricerca storico-artistica con il giornalismo d'inchiesta ». Un chiaro segnale dei tempi che cambiano!