Epicarmo, inventore siracusano della commedia greca, non l'avrebbe mai immaginato. Nemmeno Dioniso, sospettoso tiranno in perenne ascolto dei prigionieri delle latomie, ne avrebbe concesso forse l'utilizzo. Eppure, nel Teatro greco di Siracusa, patrimonio mondiale Unesco, oggi possono scorazzare le auto. Auto da corsa e auto d'epoca. "Uno sfregio per un monumento eccezionale: il palco di pietra del Teatro diventato pista automobilistica", sostiene l'archeologa Flavia Zisa. In cerca di "emozioni senza tempo", la Eco Targa Florio Ferrari Tribute to Targa Florio (nulla a che vedere con la corsa "Targa Florio" né con la Ferrari) ottiene l'accesso e la sfilata delle sue auto fin dentro il Teatro, millenario simbolo della civiltà classica. Mentre i corridori, con auto di lusso e macchine fotografiche, scaldavano i motori ai cancelli della storia, gli organizzatori annunciavano: "I partecipanti avranno l'occasione di vedere il Teatro come mai prima: con un controllo timbro proprio ai piedi delle rovine, dopo aver attraversato il parco Neapolis". Il costo? 2mila euro per foto ricordo e 500 per la concessione del Teatro. Dopo aver sfrecciato sulle vie di Ortigia, i bolidi hanno calpestato l'area archeologica tra i visitatori, facendo l' "inchino" al Teatro. Dove Eschilo ha messo in scena le "Etnee" e "I Persiani", complice la splendida acustica, è stato un tripudio di motori roboanti, accelerate, frenate e manovre sulle sacre pietre del colle Temenite. "Il rombo di un'auto ha fatto vibrare l'intero sito, come raccontano i presenti", sottolinea l'archeologa. "Un fatto autorizzato dall'Ente di Tutela, la Soprintendenza", dichiara l'architetto Giuseppe Patti, che chiede la perimetrazione dei Parchi archeologici. E PROPRIO il rilascio delle autorizzazioni finisce nell'occhio del ciclone, tanto da meritare una petizione (activism.com) che sta raccogliendo centinaia di firme, tra le quali quella di Salvatore Settis e Tomaso Montanari. La riforma regionale sui Beni culturali ha moltiplicato i dirigenti per cui sull'area del Teatro vigono due giurisdizioni: la Soprintendenza e il Servizio Parco archeologico della Neapolis, dirette da Orazio Micali e Maria Amalia Mastelloni. Il tutto sotto l'"occhio vigile" dell'Assessorato ai Beni culturali e all'Identità siciliana. All'indomani dei crolli a Pompei, il sindaco Roberto Visentin, lanciava l'allarme sullo stato di salute del Teatro accanto a chi, come l'ex Soprintendente Concetta Ciurcina, parlava dei rischi connessi persino allo svolgersi delle rappresentazioni classiche. Appena un mese fa, un altro soprintendente, Mariella Muti ne evidenziava le "fragilità". A dispetto del nome non ha dubbi, invece, Amleto Trigilio, assessore uscente ai Beni culturali: "Polemiche manichee".