Due anni di lavoro al ministero dei Beni culturali retribuiti con «117,36 euro, contro i 200 mila euro (10 mila euro al mese)», previsti nei due contratti da dirigente che Vittorio Sgarbi aveva ottenuto dal Mibac all'epoca degli ex ministri Sandro Bondi e Giancarlo Galan. Un «grave danno patrimoniale e di immagine» per il critico d'arte, che lamenta anche uno stato di «stress, ansia, insonnia». Il caso è al centro di un'istanza di mediazione davanti all'Organismo unitario degli avvocati di Camerino: la discussione è stata rinviata all'i 1 dicembre prossimo, ma il Mibac ha già fatto sapere che «non comparirà in udienza». La controversia, spiega l'avv. Giampaolo Cicconi di San Severino Marche, storico difensore di Sgarbi, riguarda gli incarichi di dirigente del Polo museale della città di Venezia, di Responsabile unico del Procedimento per le "Opere complementari e di adeguamento funzionale al completamento del cantiere delle Grandi Gallerie di Venezia" e di curatore del Padiglione Italia alla Biennale d'arte di Venezia, che Sgarbi ottenne nel 2010 con decreto del Dirigente generale per il paesaggio, belle arti, architettura e arte contemporanea del ministero. La Sezione di controllo della Corte dei Conti rifiutò per ben due volte il visto e la registrazione del decreto di nomina al Polo museale, e alla fine, il 29 marzo 2011, il Direttore generale del Mibac fece marcia indietro, nominando soprintendente del polo Giovanna Damiani. «Anche ammessa l'irregolarità della procedura seguita dal ministero per la nomina del mio assistito - afferma l'avv. Cicconi - resta il fatto che a tutt'oggi Sgarbi non ha ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto, compreso quello di curatore del Padiglione Italia espletato fino al gennaio scorso». Di qui la richiesta di 250 mila euro a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali («casa presa in affitto a Venezia, vitto e alloggio») e non patrimoniali accusati dal critico. Che ha vissuto come una «provocazione» l'ordine di pagamento dei 117 euro.