Insomma: sui portici chi si è distratto? «Noi di sicuro no. Anzi, siamo sempre stati molto attenti». Walter Vitali, parlamentare diesse, era sindaco quando, nel '96, il nostro centro storico entrò per la prima volta nella lista d'attesa dell'Unesco. Solo che prese l'iniziativa il ministero dei Beni Culturali. Bologna non chiese mai nulla. Neanche nel 2004, quando nell'elenco spuntarono gli archi cittadini. Oggi Vitali si dice «molto d'accordo» con la campagna del Carlino. Considera «molto significativa e meritevole di attenzione» la candidatura a patrimonio dell'umanità. Riconoscimento dell'Unesco a parte, i portici hanno bisogno di cure immediate. «Il tema ci slava molto a cuore. Lanciammo un'alleanza per il restauro. Si chiamava 'Bologna più bella'». Che fine ha fatto? «Lo vorrei sapere anch'io». Ah. «Era stato un impegno notevole. Si era studiato il sistema per incentivare i privati. Avevamo coinvolto le banche, per i mutui a tasso agevolato. Gli artigiani si erano uniti in un consorzio per il centro storico». Cosa propone? «Il modello di Bologna 2000». Sarebbe? «Comune, Università, Camera di Commercio assieme. Uniti in un comitato». Però quello che c'era l'hanno lasciato scadere. Otto mesi e nessuno si è fatto vivo. «La distrazione più grave è stata nel mandato precedente, sotto la giunta Guazzaloca». Spieghi. «Ricordo l'iniziativa della Confesercenti. Quella del comitato bolognese per l'Unesco. Era il 2001, mi pare». Però dal ministero dicono che nessuno si è mosso a Bologna. Come mai il dibattito, prima e dopo, non ha valicato le mura della città? «Non ero più sindaco, non ricordo. Mi viene da concludere che forse non si realizzò un'alleanza indispensabile. II caso di Ferrara lo dimostra: bisogna lavorare insieme». Un patto. «Sì. Rilanciando, ad esempio, il programma di restauro in collaborazione con le banche. Bisogna mettere tutte le istituzioni attorno al Comune. Vorrei ricordare l'impegno della professoressa Bocchi, storica medioevale. Il percorso va costruito. Anche per arrivare al riconoscimento dell'Unesco. Serve un programma poliennale, non solo iniziative estemporanee. I portici, sono convinto, consentono di recuperare l'identità della città. Recupero turistico e monumentale». L'architetto Cervellati, intervenuto nel nostro dibattito, ha detto che i portici sono uno specchio della città. In alcuni punti è uno specchio molto offuscato... «E' indubbio: in certe zone c'è bisogno di interventi robusti». Motorini e cani dei punk, per dirne due. «Il tema della vivibilità può essere affrontato con un'azione collettiva e di lungo periodo. Sarà molto importante Sirio. Anche le iniziative per riscoprire culturalmente gli spazi urbani. Mi riferisco ancora una volta a Bologna 2000: è servita moltissimo a trainare il turismo».
Una nuova alleanza e faremo i restauri
Il sottoscritto, Walter Vitali, è un parlamentare e ex sindaco di Bologna. Nel 1996, il centro storico di Bologna è entrato nella lista d'attesa dell'Unesco, ma è stato il ministero dei Beni Culturali a prendere l'iniziativa. Vitali si dice d'accordo con la campagna del Carlino per il riconoscimento dell'Unesco e considera molto significativa la candidatura. Tuttavia, il tema dei portici ha bisogno di cure immediate. Vitali ha lanciato un'alleanza per il restauro, chiamata 'Bologna più bella', che coinvolgeva le banche, gli artigiani e il comune. Tuttavia, l'impegno è stato breve e nessuno si è fatto vivo dopo otto mesi.
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