L'ex direttore del polo museale e del padiglione Italia chiede anche i danni VENEZIA- «I 117 euro? Una presa per i fondelli». Non va per il sottile Vittorio Sgarbi che ha fatto causa al Ministero dei beni culturali, per le mancate retribuzioni dei due incarichi veneziani degli scorsi anni. In tutto, secondo l'avvocato Giampaolo Cicconi di San Severino Marche, due anni di lavoro, per i quali il critico d'arte avanzerebbe circa zoo mila euro, altro che i 117 euro ricevuti i giorni scorsi. «Non so nemmeno a cosa facciano riferimento quei 117 euro - dice Sgarbi - io ne avanzo 100 mila per l'incarico di dirigente del Polo museale della città di Venezia e altri 100 mila come curatore del Padiglione Italia. Oltre al fatto che io, in quel periodo, ho vissuto a Venezia, sono andato a dormire negli alberghi, ho cenato fuori. Sono tutti soldi che ho anticipato di tasca mia, e che pensavo di vedere rimborsati, ma così non è successo. Poco importa che poi la nomina sia stata revocata, per un anno quel lavoro l'ho fatto e dev'essere retribuito». E così, per i due contratti che Vittorio Sgarbi aveva ottenuto dal Ministero dei beni artistici e architettonici all'epoca degli ex ministri Sandro Bondi e Giancarlo Galan, il suo avvocato, ha chiesto anche i danni. In particolare si fa riferimento ad un «grave danno patrimoniale e di immagine» e ad uno stato di «stress, ansia, insonnia». «Stress? Sì, beh.. diciamo che se una persona fa delle spese prevedendo delle entrate per colmarle e le entrate poi non arrivano... un po' d'ansia gli viene». Il caso ora è al centro di un'istanza di mediazione davanti all'Organismo unitario degli avvocati di Camerino: la discussione è stata rinviata all'11 dicembre prossimo, ma il Mibac (che è il «datore di lavoro» in entrambi i casi, anche per il padiglione Italia) ha già fatto sapere che «non comparirà in udienza». La nomina al Polo museale, venne poi revocata, il 29 marzo 2011, quando il Direttore generale del Mibac fece marcia indietro, nominando soprintendente del polo Giovanna Damiani. «A questo punto andremo avanti il tempo necessario - dice Sgarbi - cinque, sei anni. Alla fine è noto a tutti quello che ho fatto a Venezia, ci sono gli storici dei miei decreti le mie disposizioni, le mie firme e le mostre cui ho dato vita. Non c'è dubbio che io sia stato lì, non c'è dubbio dunque che io debba essere pagato».