App e virtual tout; così la tecnologia anima il turismo archeologico "Quando visitiamo un sito archeologico o un monumento, tutti noi cerchiamo di dargli vita, che se ne sia coscienti o no. Lo immaginiamo popolato da uomini e donne come noi che lo abitarono». Alberto Angela, di passaggio per presentare il suo ultimo libro, lascia alla Borsa mediterranea del Turismo Archeologico che si è svolta la scorsa settimana a Paestum (Sa) un'idea preziosa per affrontare il tema più promettente del settore, su cui la Borsa ha costruito una leadership a livello internazionale: l'archeologia virtuale. Diavolerie digitali? Niente affatto. Strumenti e installazioni che - se approntati con corretti criteri scientifici e non con finte "virtualità" a buon mercato - trasformano profondamente l'esperienza dei visitatori ridando, appunto, vita a siti e contesti anche complessi. Il turismo archeologico in Italia ha urgente bisogno di una nuova identità. «Tra gli italiani che scelgono le mete turistiche nazionali, solo il 20 visita siti archeologici e musei», ha detto a Paestum Flavia Coccia, coordinatore della Struttura di missione per il rilancio dell'immagine dell'Italia, annunciando che il ministro Gnudi sta per varare una campagna di comunicazione «sull'Italia che gli italiani non conoscono». Nuove tecnologie, dunque. Nell'Italia in cui quasi un sito archeologico su due dell'antica Magna Grecia è chiuso al pubblico non mancano esempi di eccellenza: ad Assisi si inaugura un percorso di accoglienza a base di touch screen e 3D, mentre il Museo virtuale di Ercolano, il Museo Galileo a Firenze e il MarengoMuseum sono da tempo una realtà. A Paestum, Sofia Pescarin, direttore scientifico di Archeo Virtual, ha fatto il punto sullo stato dell'arte. «I filoni sono molteplici e la mostra li evidenzia. Si va dalla computer animation alle app per smartphone e tablet - come quella, molto bella, su Matera - e al touch screen». Le applicazioni più interessanti e più promettenti dal punto di vista della fruizione turistica sono però quelle ad «interazione naturale». Tra queste il lavoro sperimentale di Franz Fischnaller (www fabricat.com) sull'Ultima Cena di Leonardo è per ora visibile solo in alcune occasioni espositive anche se sarebbe formidabile poterlo utilizzare per preparare i visitatori prima dell'ingresso nel Cenacolo vinciano o, dopo la visita, per permettere loro di interagire con l'opera. Pescarin parla di «contatti in corso» e commenta: «Nel caso del Cenacolo e in quello della tomba etrusca il turista visitatore può fare un'esperienza totalmente immersiva, in cui la tecnologia diventa trasparente ed è possibile muoversi nell'ambiente virtuale e far emergere informazioni di "realtà aumentata" solo con i movimenti del corpo». All'obiezione che paiono ancora lontane implementazioni generalizzate, a disposizione di grandi numeri di turisti, la nostra guida risponde citando segnali incoraggianti. Come un questionario diffuso tra i siti di cultural heritage in Europa e tra gli sviluppatori da cui emerge che nel 2013 ben il 40 dei siti ha in previsione di allestire sistemi interattivi. Ancora Pescarin: «Sul sito archeovirtual.it tutti possono accedere ai progetti di realtà virtuale che sono on line. Etruscanning sarà tra breve visibile a Villa Giulia e ai Musei Vaticani. In Spagna, Virtual web ha sviluppato un sistema immersivo, stereoscopico e interattivo per visitare le grotte di Santimamine, da tempo chiuse al pubblico. Ad Atene, la Fondazione del mondo ellenico ha uno spazio di visita e esplorazione virtuale al santuario dell'oracolo Trofonio. Al Cairo, c'è una realizzazione sulla storia egiziana che è stata sviluppata a costi bassi e il cui know how andrà anche in Congo e in Asia. L'Europa e l'Italia in particolare sono all'avanguardia in un settore in cui, più ancora che la tecnologia, contano la capacità di creare nessi tra i dati e di costruire narrazioni». in Basilicata Matera, la città narrata Un sito web e una app scaricabile, entrambi progettati per smartphone e tablet, sono il cuore del progetto Cnr finanziato dall'Apt Basilicata che ha dato vita a una vera e propria piattaforma digitale a disposizione dei turisti. Il tutto può essere utilizzato sia in sede di preparazione della visita che durante i percorsi lungo la città rupestre. Nel progetto - che integra le testimonianze di abitanti della città, anziani e giovani - è anche presente la ricostruzione in 4D del paesaggio; la quarta dimensione è quella temporale, con nove fasi cronologiche da 2 milioni di anni fa a oggi. nel Lazio Tombe di Cerveteri in 3D Niente mouse o tastiere. Siete in piedi di fronte a uno schermo gigante su cui è proiettata la ricostruzione in 3D di una delle più famose tombe di Cerveteri. Con il solo movimento del corpo e seguendo un intuitivo menu si entra nei vani, si ascoltano le "voci" dei personaggi cui fu dedicata la tomba e si decide quali oggetti del ricco corredo funerario "interrogare". I reperti... reali sono custoditi presso la sezione etrusca dei Musei Vaticani. E proprio ai Vaticani prossimamente Etruscanning frutto di una cooperazione a livello europeo dovrebbe essere resa fruibile ai visitatori. lo studio Quanto conta il brand Dare più qualità all'esperienza di visita nei siti-star e più attrattività ai siti "minori". Questi gli obiettivi principali dell'applicazione della virtualità al patrimonio culturale emersi dall'interessante studio condotto da Francesco Antinucci, direttore di ricerca all'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr e massimo esperto sull'argomento. "Ne parliamo da 20 anni ma ancora poco si muove...». Ne è uscita un'indagine utilissima per chi si occupa di turismo culturale. In Italia i circa 400 musei e siti statali hanno visto nell'ultimo anno circa 40 milioni di visitatori, con una crescita media negli ultimi decenni del 3,5 annuo. "Quale altro settore pubblico e privato ha avuto una crescita così?». Problema: la distribuzione è più che sbilanciata, con 5 siti-star su 400, 1'1,4, che assorbono più della metà dei visitatori. Antinucci: "La curva di distribuzione è identica a quella del mercato della pasta, dominato da pochi produttori. Gli economisti lo chiamano oligopolio. La forza la dà il brand. Su cento, 88 visitatori vanno a Pompei e solo 12 a Ercolano: siti simili per giacimenti e capolavori ma con brand di forza enormemente diversa». L'incremento di esperienza dato dalle tecnologie digitali potrebbe rafforzare offerta e brand anche dei siti più "deboli".
Pietre parlanti
La tecnologia sta rivoluzionando il turismo archeologico in Italia. La Borsa mediterranea del Turismo Archeologico ha presentato un'idea per affrontare il tema dell'archeologia virtuale. Strumenti e installazioni che trasformano profondamente l'esperienza dei visitatori ridando vita a siti e contesti complessi. Il turismo archeologico in Italia ha bisogno di una nuova identità. Tra gli italiani che scelgono le mete turistiche nazionali, solo il 20 visita siti archeologici e musei. Il ministro Gnudi sta per varare una campagna di comunicazione sull'Italia che gli italiani non conoscono. Nuove tecnologie, come la realtà virtuale, stanno aiutando a creare nuove esperienze di visita.
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