Pontarolo (Assocostruttori): «La neosoprintendente stoppa troppi cantieri, ci sono i presupposti per un danno erariale» La questione finisce a Roma: Tondo ha girato la lettera di protesta degli imprenditori edilizi al ministro Ornaghi e gli ha chiesto di nuovo la potestà paesaggistica I costruttori alzano il tiro. Dalle proteste lanciate verso l'alto (Regione e Governo) alle contromisure in proprio, per accertare se nel recente cambio di passo della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici (che da quando è guidata dalla nuova soprintendente Maria Giulia Picchione ha ben stretto il rubinetto delle autorizzazioni urbanistiche a costruire e, di conseguenza, quello dell'ossigeno a un comparto edilizio in ipossia causa crisi) vi siano gli estremi del danno erariale. Già, perché - sostengono dall'Ance - far girare l'edilizia significa far girare, oltre che posti di lavoro e consumi - che in un momento come questo non è poco - soprattutto gettito fiscale destinato alla collettività. Strategia doppia. Non appena incassata la rassicurazione che del problema è stato investito il ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi - e qui garantisce, con tutti gli oneri e gli onori da campagna elettorale che ne possono conseguire, il governatore Tondo - i vertici dell'Ance, l'Assocostruttori edili, cambiano strategia. Anzi, ne aggiungono, parallelamente, un'altra. Ciò che non cambia è l'obiettivo: "neutralizzare" quel cambio di passo - del quale si sono lagnati recentemente tramite i loro ordini provinciali anche ingegneri e architetti - imposto a Palazzo Economo dalla Picchione. "Neutralizzarlo" se serve - incalzano gli stessi costruttori - pure con l'intervento, sempre che ci siano i margini per un eventuale esposto, della Corte dei conti, la cui sede è appena poco più in là di Palazzo Economo, in viale Miramare. Trieste, dunque, si fa scenario, terreno di una battaglia che è certamente triestina ma anche regionale: quella tra i costruttori che vogliono portare avanti i loro progetti e la Soprintendenza che li stoppa. L'intervento di Tondo. L'altra sera - riferisce Valerio Pontarolo, il numero uno dell'Ance regionale subentrato quest'anno a Donato Riccesi - è arrivata una telefonata che lui e i suoi aspettavano. Dall'altra parte c'era Tondo, cui l'Ance aveva scritto la settimana passata chiedendogli di intervenire presso il ministro Ornaghi. «Il presidente Tondo - così Pontarolo - era stato investito della questione da molto tempo». L'attacco alla Soprintendente. Molto tempo, insiste il successore di Riccesi. Ma quanto? «Da quando in estate - precisa - l'architetto Picchione è stata nominata soprintendente. Da lì si sono cominciate a capire la portata e le complicazioni del problema. Quando dico che il presidente Tondo era stato già investito della questione, lo avevamo fatto verbalmente, e lui aveva garantito che si sarebbe impegnato. Ha fatto intervenire l'assessore (ai lavori pubblici, ndr) Riccardi, con una prima richiesta di un eventuale trasferimento delle potestà sui Beni culturali dalla Soprintendenza alla Regione». «Siamo arrivati al punto - aggiunge Pontarolo - che non possiamo più sopportare questa situazione. E con "non possiamo" non intendo solo le imprese, ma il territorio tutto. Chi è che paga la cassa integrazione a un operaio edile se non ha lavoro? E chi non incassa i decimi di Iva e il gettito fiscale dovuto se un cantiere non va avanti? La Regione. Secondo lo studio Feltrin per ogni milione movimentato in edilizia ricadono sul territorio 180mila euro. E intanto la soprintendente blocca, o accompagna pareri favorevoli con prescrizioni che sono di fatto un diniego. L'80 delle domande, ormai, risulta negato». Il coinvolgimento del ministro. Da qui la lettera a Tondo, che l'altra sera - dopo aver preso atto dall'Avvocatura dello Stato, così raccontano i dietro le quinte, che tutti o quasi dei contenziosi promossi al Tar contro i dinieghi della Soprintendenza sotto la guida della Picchione e già arrivati a pronunciamento sono stati persi dalla Soprintendenza stessa - ha reso conto a Pontarolo. «Mi ha telefonato - riferisce quest'ultimo - dicendomi che aveva appena sentito il ministro, cui ha girato anche la nostra lettera e ha chiesto nuovamente di poter assumere la competenza paesaggistica. La Val d'Aosta ce l'ha, non vedo perché noi, che pure siamo una Regione speciale, no. Ci siamo ripromessi di risentirci a stretto giro. Il problema è drammatico. E contingente. Parliamo di progetti bloccati per 500 milioni in Friuli Venezia Giulia. Ogni giorno ci arrivano decine di segnalazioni. Secondo noi ci sono i presupposti per un danno erariale. Approfondiremo la cosa. Se dovesse risultare che quei dinieghi sono illegittimi, come noi in molti casi sosteniamo...». Dossier. La parola "esposto" e il nome "Corte dei conti" non esce dalla bocca di Pontarolo. Ma è chiaro che lì punta il presidente regionale dell'Ance. Il quale, nel ricordare che è in atto la predisposizione di un dossier con tutti i cantieri bloccati, e ce ne sono parecchi anche a Trieste («ma prima serve l'autorizzazione degli interessati affinché divenga pubblico»), puntualizza: «Sia chiaro che noi non siamo per il superamento delle norme di tutela paesaggistica, ma per il loro rispetto a 360 gradi».