Il protocollo: ogni intervento intorno al Te deve essere condiviso con il ministero Con il nuovo Pgt, che prevede un centro commerciale a ridosso di Palazzo Te, Mantova rischia di essere esclusa dai siti Unesco. Il Comune, infatti, non avrebbe tenuto conto dell'articolo due del protocollo d'intesa firmato nel 2006 con Regione, ministero per i beni culturali e il Comune di Sabbioneta dove si dice che per sistemare le aree adiacenti a Palazzo Te occorre consultare lo stesso dicastero. Aver disatteso quell'impegno potrebbe indurre l'Unesco, di fronte all'assalto del cemento alla reggia suburbana dei Gonzaga, a cancellare la città dai siti patrimonio dell'umanità. Un danno notevole d'immagine, se succedesse. Ad ostacolare il supermercato Esselunga previsto nell'ex palasport ci sarebbe anche la recente direttiva del ministro per i beni culturali, Ornaghi, che vieta le attività commerciali vicino ai monumenti. Dovranno essere le sovrintendenze ai beni architettonici e paesaggistici a indicare le aree su cui è espressamente vietato mettere bancarelle o, peggio, costruire centri commerciali. Senza dimenticare che sull'area intorno al complesso di Palazzo Te (la cosiddetta area di rispetto) vige ancora il vincolo imposto dal ministero della pubblica istruzione nel 1955. Un centro commerciale davanti a Palazzo Te. A prevederlo è il Piano di governo del territorio appena approvato dal consiglio comunale; a sconsigliarlo sono il vincolo del ministero della pubblica istruzione che dal 1955 incombe sull'area intorno al complesso della reggia estiva dei Gonzaga e, soprattutto, il protocollo Unesco sottoscritto dal Comune nel 2006. Per non parlare dell'ultima direttiva impartita dal ministro per i beni culturali, Ornaghi, il mese scorso, che vieta qualsiasi attività commerciale nelle aree di pregio dal punto di vista artistico e culturale. Insomma, il supermercato che Esselunga prevede di aprire nell'ex palasport di Porta Cerese, con il corollario di opere viabilistiche come sottopassi ferroviari e rotatorie, potrebbe avere una gestazione molto complicata. Se non affondare subito nel mare delle autorizzazioni paesaggistico-ambientali. Soprattutto perché l'Amministrazione comunale sembra aver dimenticato il contenuto del protocollo per la «definizione delle metodologie di redazione e per l'attuazione di un piano di gestione» del sito Unesco, sottoscritto con il ministero per i beni culturali, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, la regione e il Comune di Sabbioneta. All'articolo 2 si legge che «i soggetti firmatari concordano sull'opportunità di individuare e adottare soluzioni condivise relativamente alla sistemazione delle aree adiacenti a Palazzo Te, costituendo un gruppo di lavoro ad hoc con compiti consultivi in cui siano rappresentati l'amministrazione comunale di Mantova e il ministeri per i beni culturali». Ora, Palazzo Te si trova nella zona Unesco, mentre stadio Martelli ed ex palasport in quella cosiddetta «tampone» dove i vincoli sono meno stretti rispetto a quelli in vigore nel centro storico ma capaci di condizionare comunque qualsiasi intervento urbanistico. Se, però, l'Unesco si trovasse davanti alla possibilità di un supermercato a due passi dal Te come quello che consente di realizzare il Pgt, potrebbe anche intervenire con una riperimetrazione del sito, includendo pure i campi di calcio, il Martelli e l'ex palasport, che vieterebbe qualsiasi intervento edilizio. Attenzione, però. Potrebbe fare anche il discorso inverso. Di fronte alla minaccia di un assalto del cemento a Palazzo Te, l'International Council on Monuments and Sites, l'organismo tecnico che assiste l'Unesco con i suoi esperti di conservazione monumentale e paesaggistica, potrebbe consigliare l'organizzazione mondiale a togliere Mantova dalla sua tutela. Insomma, la città rischia di uscire dal novero dei siti patrimonio dell'umanità. Il che sarebbe una grave perdita d'immagine. Ecco perché c'è chi ritiene che il protocollo Unesco andasse osservato scrupolosamente in sede di stesura e di approvazione del Pgt , concordando prima con il ministero l'eventuale sistemazione della zona di Porta Cerese. Il progetto esecutivo del centro commerciale e della relativa viabilità, prima di essere tradotto in muri e strade, dovrà passare sotto le forche caudine della sovrintendenza; ma se si fosse tenuto conto del protocollo, forse si sarebbe stoppata subito qualsiasi pulsione commerciale in quella zona ed evitato il rischio di finire fuori Unesco. Da ultimo, c'è la direttiva Ornaghi che mira a tutelare i monumenti interessati da notevoli flussi turistici, vietando ogni attività commerciale nei pressi. La sovrintendenza dovrà adottare i relativi provvedimenti di tutela anche di quelle aree che, come piazzale Montelungo e i campi di calcio, costituiscono la cornice ambientale del complesso di Palazzo Te. L'ASSESSORE Cavarocchi si difende: abbiamo tolto cemento «Ma quale cementificazione. Con il Pgt abbiamo tolto un milione e trecentomila metri quadrati di terreni edificabili trasformandoli in agricoli. E abbiamo cercato di favorire la riqualificazione di strutture già costruite e in degrado». L'assessore all'urbanistica, Marco Cavarocchi, replica alle critiche al Pgt approvate dalla maggioranza in consiglio comunale (seduta a cui, peraltro, l'assessore non ha partecipato) lanciate dalle associazioni dei commercianti (Confcommercio e Confesercenti) e dai comitati civici e ambientalisti. «Abbiamo fatto diversi incontri con i commercianti in fase di adozione del piano - argomenta Cavarocchi - e avevamo concordato di favorire lo sviluppo di negozi di vicinato. Così abbiamo fatto, tanto da aver respinto le richieste di punti vendita di media superficie a Te Brunetti e Ghisiolo. Addirittura la regione ci aveva richiesto, nel parere sul Pgt, di prevedere anche grandi strutture di vendita. Ma abbiamo risposto negativamente». Prosegue l'assessore: «Mi pare che le critiche di Confcommercio e Confesercenti non siano corrette quando accusano il piano di favorire le media distribuzione. In realtà abbiamo voluto favorire la riqualificazione di scatoloni già costruiti e che non potevano che divenire superfici di vendita. Citano il vecchio palasport, ma io aggiungo anche l'ex Mof di Gambarara o il pastificio Zanellini. In queste situazioni non si potevano fare altre cose e in compenso ci troviamo di fronte a strutture abbandonate e in degrado. La vocazione commerciale dell'ex Palasport di Porta Cerese, ad esempio, non l'abbiamo stabilita noi. Già nel periodo Brioni era stata metabolizzata con un parere favorevole della sovrintendenza per arrivare a una superficie di vendita fino a 3.500 metri quadrati. All'epoca di Burchiellaro erano 5.000».
Mantova. Rischio Unesco con questo Pgt
Il Comune di Mantova sta considerando la realizzazione di un centro commerciale a ridosso di Palazzo Te, ma il piano di governo del territorio (Pgt) prevede anche la sistemazione di aree adiacenti alla reggia estiva dei Gonzaga. Il protocollo Unesco sottoscritto nel 2006 con Regione, ministero per i beni culturali e il Comune di Sabbioneta prevede che ogni intervento intorno al Te debba essere condiviso con il ministero. Il Comune non ha tenuto conto di questo protocollo, il che potrebbe indurre l'Unesco a cancellare la città dai siti patrimonio dell'umanità. Il ministro per i beni culturali, Ornaghi, ha emesso una direttiva che vieta le attività commerciali vicino ai monumenti.
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