Crociata presenta il portale curato dalla Cei: tre milioni e mezzo di opere consultabili su un unico sito: è «Beweb», il risultato del lavoro dell'Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e del Servizio informatico Sicei Uno strumento ultramoderno a servizio di un patrimonio antico più o meno come la Chiesa stessa. È in sostanza questo il biglietto da visita di Beweb, il portale dei beni culturali ecclesiastici italiani, presentato ieri a Roma dal segretario generale della Cei, il vescovo Manano Crociata, alla presenza del direttore dell'Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici, monsignor Stefano Russo e del collaboratore dello stesso ufficio, don Gianmatteo Caputo. Una presentazione anche pratica, perché ai giornalisti intervenuti sono state mostrate, un click dopo l'altro, tutte le potenzialità del portale, sul quale è possibile consultare le schede di quasi 3 milioni e mezzo di oggetti artistici, inventariati dalle diocesi e dalle parrocchie italiane. «Beweb - ha sottolineato infatti il vescovo Crociata - costituisce un evento di grande rilievo che attesta l'impegno della Chiesa; una Chiesa al passo con i tempi che, grazie alle inedite opportunità offerte dall'ambiente digitale, si mette in dialogo con il mondo attraverso i propri beni culturali». Passato presente e futuro, in sostanza si intrecciano sul portale messo a punto dai tecnici del Sicei, il Servizio informatico della Conferenza episcopale italiana. E il vescovo non ha mancato di rilevarlo. «Con questa operazione - ha spiegato infatti - la Chiesa in Italia testimonia l'interesse verso il proprio patrimonio, che per lo più afferisce alle diocesi e, nello specifico, alle parrocchie; ne assume direttamente la gestione e la valorizzazione, con un'attenzione specifica alla sicurezza e al rispetto delle leggi dello Stato in materia di tutela e di conservazione dei beni culturali». E se «la cura a custodire e inventariare il proprio patrimonio è un'attenzione che caratterizza da sempre la vita delle comunità cristiane», il vescovo Crociata ha messo in evidenza come questa stessa attenzione sia cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi tempi. Mentre infatti dal secondo dopoguerra agli anni '90 la cura era stata di fatto delegata alle Soprintendenze, le cose sono cambiate in seguito all'Accordo di revisione del Concordato. È così partito il lavoro di inventariazione informatizzata dei beni mobili ecclesiastici di valore storico artistico (che costituisce la base fondamentale del nuovo portale) e tutta l'operazione è nata e si è sviluppata mediante accordi specifici stipulati tra la Cei e il ministero per i Beni e le attività culturali dal 1996 in poi. Proprio nell'ambito di questa «collaborazione», ha reso noto il segretario generale della Cei, le diocesi, una volta conclusa la campagna di inventaria-zione, consegnano copia dell'inventario alle Soprintendenze, «affinché queste possano utilizzarlo nel rispetto delle loro specifiche competenze». La creazione di Beweb, oltre all'impegno dell'Ufficio Cei per i beni culturali ecclesiastici, è stato reso possibile anche grazie ai contributi dell'otto per mille. «Gli inventari informatizzati - ha ricordato Crociata - realizzati dalle diocesi attraverso équipes a questo dedicate (il più delle volte vi lavorano o vi hanno lavorato giovani professionisti specializzati, laureati in lettere, storici dell'arte, fotografi) usufruiscono, infatti, del contributo dell'otto per mille che aiuta a sostenere, almeno in parte, il non indifferente impegno finanziario». Il tutto finalizzato all'evangelizzazione. «I milioni di beni culturali che alimentano il portale BeWeb - ha concluso il segretario generale della Cei - sono segni, espressivi di una spiritualità che nei secoli ha plasmato la vita delle persone, la loro appartenenza ecclesiale, la società e la nostra stessa cultura; segni, che ancora ci provocano a relazionarci con il mistero del reale e con il suo significato più profondo per ciascuno di noi».