Perché il Palais Lumière non è compatibile con Marghera e con la laguna. La Serenissima è una delle poche città in cui la forma urbana rispecchia ancora un sistema di valori che il mondo contemporaneo ha dimenticato. L'iter progettuale del grattacielo di Pierre Cardin prosegue a quanto pare il suo corso senza ostacoli degni di rilievo. L'iniziativa commerciale, si dice, è preziosa per un territorio che sta attraversando una crisi profonda e che ha nel turismo una delle sue principali risorse. E in un mondo dominato dalla ragione economica che peso può avere una ragione culturale? Ebbene io credo che questa che stiamo drammaticamente vivendo è una occasione per vedere se esiste ancora una cultura italiana conscia delle sue responsabilità. Elenco qui solo alcune delle ragioni culturali che non solo non dovrebbero consentire alla cultura italiana di subire una simile offesa ma che avrebbero dovuto già liquidare con un sorriso, da parte delle autorità, l'iniziativa di un personaggio infatuato di sé che cerca di costruire il suo "monumento" senza accorgersi che questo sarebbe il modo peggiore di farsi ricordare, per aver firmato con la sua griffe non un abito prestigioso ma il cielo di Venezia. Perché l'oggetto disegnato, alto più di tre volte il campanile di San Marco, si vedrebbe in molti punti della città. La prima delle ragioni che si oppongono alla costruzione del Palais Lumière è di ordine urbanistico. L'altezza di 255 metri sarebbe la maggiore di tutti gli edifici costruiti in Italia e darebbe la stura a una corsa al grattacielo le cui conseguenze sono facili da immaginare. D'ora in poi chiunque avrebbe il diritto di emulare Cardin. Sarebbe un contributo alla ricrescita economica, è vero, ma il fine non giustifica i mezzi e in questo caso c'è di mezzo l'integrità di un patrimonio il rispetto del quale è uno dei cardini della Costituzione repubblicana. Le regole urbanistiche e le norme che disciplinano le zone aeroportuali vietano un tale scempio. La seconda ragione è di ordine estetico. L'Italia è ammirata per la sua architettura antica e moderna. Che direbbero Brunelleschi, Bramante, Terragni, Scarpa, Rogers, e tanti maestri dell'architettura di fronte a questo orrendo edificio che potrebbe essere ospitato degnamente solo a L'ora del dilettante, se ancora si facesse quella vecchia trasmissione. L'edificio di Marghera è un'architettura, composta senza equilibrio né squilibrio, inaccettabile sia per chi crede nel decostruttivismo e nella architettura "liquida", sia per chi crede nella classica semplicità o nella complessità organica. Le sue pretese di sostenibilità poi rispondono al tentativo, ormai consueto, di spacciare per positivo ciò che è profondamente negativo con la complicità dei pannelli fotovoltaici e di tutto l'armamentario bio-ecologico, sempre pronto a tramutarsi in affaristico. La terza ragione è di ordine etico. Gli stabilimenti di Marghera furono realizzati dal conte Cini per dare all'entroterra della città e alla città stessa fonti di lavoro usando nell'architettura il linguaggio della funzionalità e della logica costruttiva. Per questo la visione dalla Giudecca di quelle immagini, che pure rappresentavano una realtà molto diversa da quella della città dei Dogi, non dava fastidio, e di notte costituiva una trina leggera di luci che compensava questa estraneità con una festosa luminaria. L'insediamento commerciale di Cardin darà anche lavoro a molta gente (quanta ne darebbe se si fosse attenuto alle altezze consentite) ma la sua ragion d'essere non è un programma produttivo industriale ma un programma pubblicitario per il quale l'altezza è necessaria, perché solo facendo un gigante squarciato, il sarto potrà trovare le favolose risorse economiche necessarie. L'aspetto etico sta proprio in questa inscindibilità, l'edificio deve essere alto per colpire l'attenzione, per sollecitare la risposta dei media, per mettersi in gara con le stentoree meraviglie dei Paesi del Golfo. Il danaro liquido in questo momento di crisi è in mano agli speculatori della finanza, gli stessi che la crisi hanno ingigantito e che continuano a sfruttarne le oscillazioni; c'è da chiedersi se vogliamo erigere un monumento alla finanza speculativa. La quarta ragione è di ordine religioso. Venezia è una delle pochissime città in cui la forma urbana rispecchia ancora un sistema di valori che il mondo contemporaneo ha dimenticato ma del quale sente una profonda nostalgia. E all'impronta di questo sistema di valori che si deve il fascino e il permanente valore umano della città europea. Il campanile e la basilica di San Marco dominano la linea del cielo insieme al Palazzo Ducale e, aldilà del bacino di San Marco, San Giorgio, la chiesa delle Zitelle e il Redentore presidiano questo spazio che è ancora sacro perché è integro. Questa integrità la dobbiamo all'amore dei veneziani per la propria città e all'amore di persone disseminate per ogni dove che ne riconoscono il fascino perché è rimasta quello che era pur mantenendo la vitalità culturale e umana che gli è propria.
L'Osservatore Romano
23 Novembre 2012
✓ Entità verificate
VENEZIA - Un gigante squarciato incombe su Venezia
PA
Paolo Portoghesi
L'Osservatore Romano
Il Palais Lumière di Pierre Cardin è un progetto di grattacielo a Marghera, in una zona aeroportuale di Venezia. La sua costruzione è stata oggetto di critiche per diverse ragioni. Innanzitutto, la sua altezza di 255 metri sarebbe la maggiore di tutti gli edifici costruiti in Italia, e darebbe la stura a una corsa al grattacielo. Inoltre, l'edificio è considerato inaccettabile per la sua forma e la sua composizione, che non rispetta il principio di equilibrio e di complessità organica.
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Bene culturale
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