Territori colpiti, danneggiati e modificati dal terremoto, territori fragili a causa della sismicità con cui purtroppo nella Bassa occorrerà fare i conti nella futura progettazione e riqualificazione di paesi e campagna. Questo è il tema su cui alla Biennale dell'architettura di Venezia si è espresso in questi mesi di apertura al pubblico il Padiglione Italia ed è anche il tema del lungo dibattito che ieri ha visto la Gazzetta tra gli organizzatori del convegno "Territori fragili: architettura, emergenza e ricostruzioni: la sfida italiana". Prima si è parlato dell'Aquila e del sisma che l'ha gravemente colpita nel 2006 - dibattendo sui numerosi errori post sisma causati dal governo Berlusconi in carica all'epoca - e poi, con esponenti della Sapienza, della Regione Emilia Romagna, del Comune di Modena e del ministero per i Beni Culturali, oltre ai sindaci della Bassa, si è ragionato sulla "via emiliana" alla ricostruzione che a detta di tutti vuole essere diversa. Ecco il resoconto del dibattito, moderato dal direttore della gazzetta Enrico Grazioli, durante il quale sono state anche proiettate centnaia di fotografie realizzate nel cuore del cratere sismico dai fotografi Ben Benevento, Gino Esposito e Diego Poluzzi. «Io porto solo la mia impressione da cronista spiega Grazioli su un terremoto particolare: non tantissime vittime, ma una quantità di danni enormi a una comunità colpita in un centro produttivo vitale per tutta Italia. Fondamentale è fare in fretta a ripartire». Spiega Orazio Carpezzano docente alla sapienza della teoria legata alla ricostruzione «Fondamentale è la partecipazione stabilendo il livello di sicurezza possibile e cosa si vuole salvare, ovviamente in base alle risorse che si vogliono investire sulla prevenzione». Walter Baricchi della Protezione civile dell'Emilia: «Con il Consiglio nazionale degli architetti c'erano accordi poi non eseguiti, per fortuna la qualificazione personale con Ordine e Regione ci sono stati e abbiamo attivato i necessari corsi relativi all'antisismica. Qualificati 122 architetti e 16 ingegneri che saranno utilissimi e questi professionisti stanno con efficienza uscendo dall' autoreferenzialità, tanto che le schede di sopralluogo agli edifici sono ormai oltre 6mila». «Abbiamo parlato molto delle problematiche - dice Guendalina Solimei della Sapienza - ma dobbiamo andare oltre e far sì che gli architetti diano il loro contributo all'innovazione progettuale». Conclude Matteo Di Venosa dell'Università di Pescara: «Fondamentale la ripresa socio economica e allo stesso tempo attenzione alla ricostruzione, tenendo presente che la categoria del rischio deve diventare centrale nella ricostruzione. Tutto ciò inciderà nella predisposizione del progetti