Una mega-tangenziale da otto corsie e a pedaggio dovrebbe collegare l'A 12 Roma-Fiumicino Civitavecchia (Genova) con l'A1 Milano-Napoli. Così, per risparmiare pochi minuti, viene distrutto l'intero ecosistema dell'Agro romano. La domanda è: meglio ridurre di qualche minuto la percorrenza di traffico merci e viabilità automobilistica, oppure salvaguardare le riserve naturali, i pascoli, i reperti archeologici, i vigneti, insomma il paesaggio e l'agricoltura? Va da sé che, dietro quest'interrogativo ce ne siano altri, più strutturali, più strategici. La nostra economia deve continuare a puntare sul modello «pesante», incardinato nel circuito produzione-distribuzione-consumo, oppure valorizzare uno sviluppo locale "leggero", legato alle coltivazioni di pregio, all'ambiente, alla cultura? Gli investimenti pubblici vanno impiegati per realizzare grandi opere che garantiscono grandi appalti per grandi imprese, oppure è preferibile che salvaguardino il territorio, attraverso sostegni all'agricoltura e finanziamento di progetti culturali, oltreché programmi di risanamento ambientale e manutenzione del suolo? Aspettate a rispondere. Proviamo a entrare nel merito raccontando una storia che esemplifica con chiarezza i quesiti di cui sopra. Si tratta del raccordo autostradale che dovrebbe collegare l'A 12 Roma-Fiumicino Civitavecchia (Genova) con l'A1 Milano-Napoli. Una grande infrastruttura a otto corsie e a pedaggio, decisa e confermata dai vari governi che si sono succeduti dal 2004 in poi, che in sostanza raddoppierebbe il Grande raccordo anulare di Roma nel quadrante sudovestsud-est, consentendo di far risparmiare una manciata di minuti (19 circa) ai mezzi che transitano sul versante tirrenico del paese. L'opera è stata sostanzialmente progettata e attualmente viaggia sui tavoli di quella liturgia farraginosa e dispersiva che si chiama conferenza dei servizi, dove tutti gli enti pubblici investiti dal processo attuativo hanno l'obbligo di esprimersi. E in quest'ambito, a parte qualche perplessità, l'unico parere contrario è stato quello della Provincia di Roma. Ma il dissenso è molto più vasto e comincia a organizzarsi in comitati e associazioni sempre più combattivi, che organizzano riunioni, assemblee, manifestazioni di protesta. Ad affiancarli, i partiti della sinistra (Verdi, Sel, Federazione della sinistra) e le stesse centrali ambientaliste (Italia nostra, Legambiente, ecc.). Un dissenso che comincia a contagiare le stesse amministrazioni locali: ovviamente non il Comune di Gianni Alemanno né la Regione dell'imbalsamata Renata Polverini, ma tutti i comuni dei Castelli romani e i Municipi romani attraversati dal tracciato autostradale. Per contrastare o anche semplicemente condizionare questa progettazione, è stato costituito qualche giorno fa un coordinamento metropolitano che raccoglie gli enti locali di Frascati, Grottaferrata, Marino, Montecompatri, Ciampino, Gallicano, Zagarolo e Monte Porzio Catone, oltre ai quattro Municipi di bordo, VIII, X, XI, XII. Quel che si sta profilando è insomma un conflitto territoriale tra una pianificazione infrastrutturale definita strategica e gli interessi (e i bisogni) delle comunità locali. Percorriamo allora la traiettoria autostradale e vediamo più in dettaglio quali siano questi interessi (e bisogni) locali. Uscendo dall'A 12 ci si ritrova subito in un'area delicatissima, quella della Riserva del litorale romano, che è un esile consolidato appena al di sopra (circa 2 metri) dal livello del mare; fino a qualche decennio fa lì il Tevere scorreva lungo un'ampia ansa, che si decise di ricoprire con enormi quantità di terra da riporto. Attualmente vi operano tre aziende che allevano una pecora assai pregiata, oltreché protetta, la sopravvissana: un animale prezioso perché dal suo latte si ricavano due prodotti tipici, la ricotta e il pecorino romano, entrambi garantiti da una Dop. La nuova autostrada dovrebbe dunque «galleggiare» su una terra spugnosa e spezzare irrimediabilmente un ciclo produttivo d'eccellenza. Andiamo avanti. Il transito prosegue e incontra la Riserva di Decima Malafede che è un terriotrio sostanzialmente incontaminato, un pezzo di Agro romano ancora integro. Anche qui, le ricadute ambientali ed economiche sarebbero dannosissime e strazianti. Si arriva così ai confini del Parco archeologico dell'Appia Antica, che è un meraviglioso patrimonio bio-culturale, dove la storia la natura hanno depositato un paesaggio incantato: quel paesaggio che con i suoi acquedotti romani, le ville patrizie, i boschi e i pascoli ipnotizzò sentimentalmente Wolfgang Goethe. La superficie del parco verrebbe tuttavia risparmiata grazie a un'interminabile galleria che affiorerebbe solo dopo aver superato Ciampino e il suo aeroporto e il quartiere romano di Morena. Peccato che appena emersa, con uno spericolato svincolo, l'opera si ritroverebbe in un grumo urbano tra i più densi e urbanisticamente compromessi, tra le vie Tuscolana e Anagnina. Come sia possibile districarsi in quel fritto misto urbano, tra borgate abusive, piani di zona e capannoni industriali, è davvero un mistero. Da qui in poi, il progetto prevede una lenta salita a mezza costa sui Colli Albani, transitando per i territori dei diversi comuni che si affacciano sulla capitale, e così squarciando grossolanamente il millenario profilo dei Castelli Romani, un paesaggio universalmente consolidato nel nostro immaginario, generazione dopo generazione. Ma il peggio è che nel suo incedere sempre più invasivo, l'autostrada calpesterà e contaminerà i filari della malvasia puntinata, la preziosissima uva che da millenni ci regala uno dei vini più buoni d'Italia: il Frascati, prossimo a ricevere, primo bianco italiano, la Docg. Per la produzione vinicola italiana, una vera e propria catastrofe. Per concludere, torniamo alla domanda iniziale. È più importante salvaguardare la pecora sopravvissana e il suo pecorino, la malvasia puntinata e il Frascati, l'Agro romano e gli antichi acquedotti, i parchi archeologici e le riserve naturali, oppure continuare a consumare la nostra vita tra asfalti, cementi ed emissioni inquinanti, alimentando desideri su merci sempre meno desiderabili e in fondo non più necessarie?
ROMA Una tangente contro Roma
La costruzione di una mega-tangenziale da otto corsie e a pedaggio tra l'A 12 Roma-Fiumicino Civitavecchia (Genova) e l'A1 Milano-Napoli è stata decisa e confermata dai vari governi dal 2004. L'opera dovrebbe ridurre i tempi di percorrenza di traffico merci e viabilità automobilistica di alcuni minuti. Tuttavia, ci sono molte opposizioni e proteste da parte di enti locali, associazioni ambientaliste e partiti della sinistra. Il progetto prevede la distruzione di aree delicate come la Riserva del litorale romano, la Riserva di Decima Malafede e il Parco archeologico dell'Appia Antica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo