Non esiste un solo Paese al mondo che abbia un patrimonio artistico, culturale, storico e paesagistico come l'Italia. Abbiamo le più belle montagne d'Europa e ben ottomila chilometri di costa. L'industria del turismo tra addetti e indotto occupa circa2,5 milioni di persone. Incide direttamente per il 4 per cento del pil. E, considerando tutte le altre attività collegate raggiunge il 19,4 per cento. Nel solo 2010 i turisti stranieri hanno speso circa 29 miliardi di euro. Con questi dati siamo al quinto posto nel mondo superati da Francia, Usa, Cina e Spagna. Ma i margini di miglioramento ci sono e sono tanti. Anche in regioni all'avanguardia come il Veneto. Alcune stime, infatti, prevedono che l'insieme del settore nel 2020 potrebbe arrivare al 18 per cento del pil occupando oltre 4 milioni di persone. Pensare però che questi risultati siano raggiungibili soltanto grazie alle bellezze ereditate dal passato o regalateci con grande generosità da Madre Natura sarebbe sbagliato. Non possiamo aprire i nostri musei la sera soltanto nella notte bianca. Le nostre biblioteche più importanti debbono avere orari europei. La burocrazia non può ostacolare lo sviluppo di questa grande risorsa. E in più è necessario valorizzare quella parte del territorio meno sviluppata. Pensiamo al Sud. Solo un quarto dei turisti italiani e stranieri va nel meridione. Per colpa di una rete di trasporti inadeguata, per l'assenza di infrastrutture. Non certo per l'assenza di bellezze. Proprio per questo nell'inserto ci siamo occupati anche della Sila. Un territorio poco conosciuto dagli stessi italiani. L'abbiamo scelto come testimonianza di quanto di bello, di unico esiste anche a Sud che aspetta solo di essere valorizzato. La Calabria, cenerentola nel mercato turistico italiano, ha tante altre bellezze da offrire ma è difficile da raggiungere, è priva di strutture adeguate. La politica delle «cattedrali nel deserto» per dare lavoro e sviluppo ha fallito. Le distanze dal Nord industriale non sono diminuite. E l'unica strada peri giovani rischia di essere ancora quella antica dell'emigrazione. Una speranza nuova può venire dal turismo, da quelle potenzialità non ancora espresse. Al Nord come al Sud. È una grande opportunità da sfruttare.