Affreschi e mosaici scorrono dai normanni al barocco, nel buio in fondo alla navata brilla l'altare di lapislazzuli azzurri, ci sono due anni di lavoro, milioni 2,3, e ora la riapertura al pubblico della chiesa di San Nicolò dei Greci alla Martorana, Santa Maria dell'Ammiraglio. Calano i ponteggi e la palizzata del cantiere sulla piazza Bellini. Il primo concerto aperto a tutti sarà fra un mese. E nella settimana del Natale 2012 l'inaugurazione doppia con il protopresbitero di rito bizantino-greco, papas Nicola Cuccia, e il sindaco Leoluca Orlando: «Sarà un regalo di Natale alla città». Dentro la Martorana è tutto da vedere anche «il più bel salotto di clausura d'Europa», quello che è stato un coro di monache cinquecentesco e oggi si guarda dalla navata centrale alzando gli occhi. Si vede perché con il restauro è caduto anche il grande pannello di legno che oscurava la grata dorata a protezione delle suore di clausura. È il coro-salotto dei tempi della badessa Eleonora Bologna, e oggi, senza il pannello che lo rendeva invisibile, fa intravedere dal basso gli affreschi nella mezza luce delle sacrestie. Tutto è come prima alla Martorana, ed è un lampo di storia che torna indietro da11143 ad oggi, otto secoli e mezzo dalla fondazione di Giorgio di Antiochia, grande ammiraglio di Ruggero II. Fuori in alto nel cielo c'è il disegno delle due bifore una sull'altra nel campanile. E dentro la chiesa lo sguardo corre a terra come un pazzo per seicento anni: dai mosaici fine XII secolo con piccole tessere in stile cosmatesco (artigiani romani influenzati da manodopera bizantina), fino alle tessere doppie, triple e quadruple del Settecento sempre meno spirituale e barocco di Palermo. Un pavimento che scrive il passare dell'arte e porta avanti nei secoli, dalla chiesa ridotta a quella più estesa di oggi. Dentro la Martorana con gli occhi in alto, e passa sulle pareti un Borremans dopo l'altro: nella parte superiore del coro gli affreschi di Guglielmo appena arrivato a Palermo del 1717, il Guglielmo del 1728 nella navata, gli affreschi di Olivio Sozzi (1744) nel sottocoro. «Affreschi e mosaici che uguagliano la Martorana alla Cappella Palatina». Si parla di capolavori, il responsabile del Centro storico, l'architetto Gianni Crivello, l'assessore al Territorio, Agata Bazzi, ma anche l'architetto progettista del restauro Gianni Di Fisco della Mediterranea Engineering e lo staff guidato dallo storico Gaetano Corselli d'Ondes, tutti confermano: «Colori vivaci e disegni netti, insieme a quelli della Cappella Palatina i mosaici della Martorana rappresentano il ciclo musivo più importante di Palermo». Il restauro ha scoperto nella chiesa un cielo con le stelle. Fra i dipinti murali e sotto gli strati di calce è affiorato un pezzo di blu che risale all'epoca normanna dell'edificio, era coperto da dipinti del '700. Per gli affreschi l'ultima mano è del pittore Michele DixitDomino, nel 1964. Ultimo restauro della Martorana negli anni '70 del Novecento. Oggi la volta è in sicurezza, trattenuta da cavi elastici antisismici e da piastre d'acciaio. La parte superiore è ultimata e sono completati i prospetti, i ponteggi quasi tutti smontati, manca l'illuminazione esterna e la pavimentazione intorno alla chiesa. In marzo scorso c'è stato un anticipo dell'apertura a gruppi ristretti. I progettisti e l'ente appaltante che è il Comune hanno chiamato la città intorno al restauro della Martorana, studiosi, scuole, associazioni ma non folle turistiche. Gruppi di quindici persone nei giorni feriali, con prenotazione ai numeri di cellulare dei restauratori e grande partecipazione e richieste. E anche oggi, a un mese all'apertura, già si teme il pubblico, troppo pubblico. Gli uffici dell'assessore Agata Bazzi stanno predisponendo un piano di salvaguardia aperta per la Martorana, «in modo che non solo il restauro delle mura, ma soprattutto quello delicatissimo effettuato sui mosaici della pavimentazione venga preservato dal rischio di una affluenza incontrollata».
PALERMO La Martorna restituisce mosaici e dipinti
La chiesa di San Nicolò dei Greci alla Martorana, a Palermo, è stata riaperta al pubblico dopo due anni di restauro. Il progetto ha richiesto 2,3 milioni di euro e ha coinvolto un team di esperti. La chiesa è stata restaurata per preservare i suoi affreschi e mosaici, che sono considerati tra i capolavori dell'arte bizantina e normanna. Il restauro ha rivelato un cielo con le stelle, coperto da dipinti del '700, e ha scoperto un pezzo di blu normanna. La chiesa è stata restaurata per mantenere la sua integrità e per evitare che i visitatori danneggino i suoi affreschi e mosaici.
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