Il Costanzi, la sede storica di piazza Gigli, ha appena festeggiato centoventicinque anni di vita con la Semiramide di Rossini (lo scorso 15 febbraio, direttore Gelmetti, regista e scenografo Pizzi), spettacolo d'apertura della stagione invernale. Ma il successo del titolo, ad ogni replica, ha ulteriormente sottolineato quanto sia necessario concretizzare progetti da troppo tempo solo dibattuti: spazi aggiuntivi, ampliamento e diversificazione del cartellone, conquista di nuovo pubblico (soprattutto giovane), e un'adeguata politica di promozione e marketing. Tutto questo in tempi duri, a pochi giorni dalla manifestazione nazionale de lla gente dello Spett acolo contro i "tagli" al Fus che hanno colpito anche la musica. Fino alla metà del Novecento, la lirica è stata lo spettacolo più fastoso e seguito al mondo. Solo più tardi cinema e televisione le hanno tolto il primato, causando al settore i primi problemi economici, che sono andati via via ingigantendosi. Dal Duemila, li si può davvero identificare con la ricerca di un nuovo assetto e di un nuovo pubblico. Francesco Ernani, sovrintendente dell'Opera di Roma, è sempre stato in prima fila su entrambi i fronti: «La lirica - diceva nel 2001 - deve svilupparsi come forma d'arte internazionale e tornare ad interessare tutti. E' essenziale cooperare fra teatri attraverso le coproduzioni e confrontarsi sulle forme di gestione e sulle sponsorizzazioni». E il Teatro, da allora ad oggi, ha sì raggiunto una certa stabilità gestionale , m a molto, per parlare di un vero rilancio, resta ancora da fare (il sindaco Veltroni, presidente della Fondazione, non si stanca di ripeterlo). «Tutti devono sapere - aggiungeva a questo proprosito Ernani - che la situazione economica dell'Opera è fondamentalmente sana. Bisogna respingere la cultura del sospetto che continua ad accompagnare il nostro teatro, e augurarci che i privati si sentano una buona volta "trascinati" nel partenariato culturale: possiamo offrire loro, oggi, trasparenza di bilanci e buone programmazioni, compatibili con le nostre risorse». Ma il pubblico, di cui il teatro ha assoluta necessità per mantenere un'estesa legittimazione della propria esistenza? Come pensa l'Opera di attirarlo? Ci sono, intanto, gli accorgimenti di base: semplificazione ulteriore dell'acquisto dei biglietti (tessere last minute ); promozione degli spettacoli attraverso accordi con le università, le scuole superiori, gli albi professionali, il corpo diplomatico, gli istituti di Cultura, ecc... ; l'apertura delle prove generali; le iniziative speciali. E ripeterlo non basta mai si punti a un marketing di livello manageriale (alcune Fondazioni sono già dotate di una struttura apposita), a campagne pubblicitarie degne di tal nome, a potenziare l'informazione, la documentazione, le incisioni discografiche, le tournées in Italia e all'estero. Nel corso dell'«Incontro con le Associazioni per l'Opera» (una tavola rotonda che vede associazioni e fondazioni lirico-sinfoniche cooperare con le istituzioni del settore) Ernani ha dichiarato: «Oggi, oltre al Pil, un Paese come il nostro deve saper verificare il valore culturale di determinate proposte che contribuiscono, visibilmente, a migliorare la società. Il teatro lirico è una di queste, può e sa farci provare le sensazioni forti e civili alle quali è votato». E Nicola Bono, sottosegretario ai Beni Culturali: «È di grande importanza individuare i problemi che oggi non consentono una gestione ottimale di determinati settori, come quello dell'opera; non possiamo assistere passivamente a una riduzione dell'offerta culturale reale del nostro Paese. Per quanto riguarda il coinvolgimento dei privati siamo assolutamente favorevoli; ma per aiutare il percorso legislativo, che già facilita tale coinvolgimento, è necessaria una ristrutturazione della gestione». Infine, sull'Opera capitolina in particolare, Gianni Borgna, assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma: «Il risanamento effettuato in questi anni ha riposizionato l'Opera di Roma verso il prestigio che merita». Non rimane che il futuro. L'ingresso del nuovo socio privato. La ventilata redistribuzione di fondi che potrebbe arrivare, anche all'Opera, dall'invocato ripristino dei finanziamenti tagliati al Fus. Infine, ultima ma non ultima, la riorganizzazione gestionale di cui tutti, dopo la recentissima approvazione della riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche, dovranno farsi carico.