Con piglio energico e con concetti lucidi e forti il presidente Giorgio Napolitano ha attratto e convinto la turbolenta assemblea degli operatori culturali riuniti al Teatro Eliseo di Roma per benemerita iniziativa del quotidiano II Sole 24 Ore, dell'Accademia Nazionale dei Lincei e dell'Enciclopedia Treccani. Il Presidente della Repubblica - significativamente presente agli "Stati generali della Cultura" - ha innanzitutto esordito ricordando che, pur nella netta distinzione di competenze e di ruoli rispetto agli altri organi dello Stato, le esigenze del popolo trovano in lui un interprete cui si collegano ruoli di sensi-bili77azione e di stimolo. Ed in effetti è dif icile pensare che i costituenti abbiano immaginato per il Presidente della Repubblica un ruolo di soprammobile decorativo. Napoli-tano ha messo in luce come l'articolo 9 della Costituzione («La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della nazione») è giustamente collocato tra i principi fondamentali della carta costituzionale. Già Giuliano Amato aveva ricordato la miopia di chi, nel primo commentario - redatto nel 1949 - alla Costituzione, trovava mal collocata tra i principi fondamentali questa materia in quanto considerata «di livello secondario». Svarioni ricorrenti inItalia se si pensa che anche nel 1917 la «Commissione comunale per il risorgimento economico di Roma» sosteneva che «a creare la ricchezza e il benessere di una moderna città o regione non valgono le industrie artistiche e quelle degli alberghi, le quali invece costituiscono una dipendenza da quella vera ricchezza e da quella sana prosperità data dal fervido,vittorioso lavoro dei campi e delle officine». Il sistema cultura non è mai stato effettivamente al centro delle strategie governative italiane le quali da decenni incorrono in questa colpevole omissione. Invece, a fronte delle presenti difficoltà di bilancio, occorre il coraggio delle scelte, delle indicazioni delle priorità senza privilegiare la via facile ed ingiusta dei tagli lineari. Già nel luglio scorso una isolata voce governativa sosteneva che «minori sono le risorse disponibili, più forti e decise debbono essere le scelte». Cultura e scienza aiutano la crescita del prodotto lordo e «sono parte integrante del nostro stare nel mondo». Ma quanti hanno consapevolezza che, se fmo a ieri la cifra del Pil era considerata la bussola per cogliere il benessere di una comunità, oggi la individuazione dell'indice dello sviluppo umano (H. d. i.) persegue metodi più complessi includendo, accanto al Pil, anche l'istruzione, la cultura? È stato il premio nobel Lester Thurow a ricordare che l'uomo più ricco del mondo, Bill Gates, non possiede beni materiali, ma conoscenza. Quanto viene messo a frutto questo "petrolio" tutto italiano, dei beni culturali? In pieno periodo bellico nel 1941-42 in Italia continuavano i corsi di cultura turistica rivolti ai dirigenti del settore. Giustamente uno dei registi dell'iniziativa degli Stati Generali della Cultura, il prefetto Giuseppe Toffano, ha ripetuto che perno dello sviluppo del Dopoguerra è stato «quella miniera d'oro-creatrice di ricchezza-che non abbiamo sotto terra ma nel nostro suolo, nel nostro cielo, nel nostro mare, nella nostra arte». L'Italia democratica e repubblicana non può farsi ripetere che quella "miniera" è "ibernata".
L'appello di Napoletano e il tesoro da illuminare
Il presidente Giorgio Napolitano ha tenuto un discorso all'assemblea degli operatori culturali al Teatro Eliseo di Roma. Ha ricordato che l'articolo 9 della Costituzione promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Ha sottolineato che la cultura è stata sempre al centro delle strategie governative italiane, ma che in realtà è stata sempre sottovalutata. Ha citato Giuliano Amato, che aveva detto che l'articolo 9 era mal collocato tra i principi fondamentali della Costituzione. Ha anche ricordato che la cultura è importante per la crescita del prodotto lordo e per il benessere della comunità.
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