La Pietà Rondanini da riscoprire, valorizzare, far conoscere. «Giusto, legittimo, doveroso». Tutti d'accordo. Almeno sul fatto che il capolavoro del Buonarroti meriti una maggiore visibilità (sulle modalità del rilancio voluto del Comune e sul trasferimento temporaneo dell'opera a San Vittore è più difficile trovare sintonia). Ma la nuova stagione dell'incompiuta michelangiolesca, al di là dei dibattiti e della politica, diventa anche lo spunto per una riflessione sui tesori nascosti di Milano. Lo fa notare Salvatore Carrubba, presidente dell'Accademia di Brera, assessore alla Cultura con il sindaco Gabriele Albertini: «La città ha tanti altri gioielli cui dare lustro. C'è solo l'imbarazzo della scelta». Affreschi rinascimentali, palazzi del Dopoguerra, dipinti, statue, itinerari sconosciuti. Carrubba, autore di «Il cuore in mano», conosce bene il potenziale culturale di Milano. E indica alcuni angoli cittadini che potrebbero «tra l'altro con uno sforzo minimo» rientrare nella classifica dei grandi beni artistici italiani. Il primo: la Cappella Portinari. E cioè lo spazio architettonico all'interno della basilica di Sant'Eustorgio (costruito tra il 1462 e il 1468) con gli affreschi di Vincenzo Foppa. «E uno degli esempi più completi e meglio conservati di Rinascimento lombardo dice Carrubba ma in molti non lo sanno». E poi ci sono i percorsi dell'urbanistica moderna e contemporanea, strade e piazze da osservare con occhi nuovi individuando la mano di Giovanni Muzio e Gio Ponti: dalla Triennale alla Ca' Brutta fino all'appartamento «pontiano» di via Dezza. «E si potrebbe collegare tutto questo aggiunge Carrubba alla Milano del design», con passeggiate tra i luoghi simbolo del genio progettistico ambrosiano. In effetti gli spunti non mancano. «In tempi di scarse risorse analizza ancora Carrubba valorizzare il patrimonio esistente non solo è semplice ma soprattutto giusto». E a proposito della Pietà Rondanini l'ex assessore ricorda: «In realtà un progetto sull'opera di Michelangelo già ci sarebbe, quello di Alvaro Siza, da noi sostenuto nel 1999 ma osteggiato dalla sovrintendenza e soprattutto da Vittorio Sgarbi». E oggi? «In effetti l'allestimento dei BBPR nella Sala degli Scarlioni è stato negli anni snaturato, sarebbe utile ripensarlo». Ma un rischio c'è: «La Pietà si trova nell'ultima sala del Castello, è il termine naturale di un preciso percorso museale. Spostandola all'interno dell'Ospedale spagnolo temo che tutti si dirigeranno direttamente lì, dimenticando gli altri tesori custoditi nelle mura sforzesche». E il trasferimento temporaneo a San Vittore? «Suggestivo e simbolico, anche se l'ultima opera di Michelangelo non dovrebbe essere trattata come una Madonna pellegrina». Un dibattito sulla Pietà e sulle varie impostazioni museografiche milanesi, ecco cosa auspica Carrubba. «Partendo da quello che finora è stato fatto di buono per la cultura cittadina». Esempio: «Il Quarto Stato: da quando ha trovato una nuova sede al Museo del Novecento è uscito dall'oblio». Si sa che l'assessore Stefano Boeri non è proprio d'accordo sul tema e già in passato ha ipotizzato con furiose polemiche un trasloco per il dipinto di Pellizza da Volpedo. Ma questa volta, tra i beni da riscoprire, Boeri ne mette in cima un altro: «La Sala delle Asse di Leonardo». Sempre al Castello.