Pronto intervento "artistico" in caso di calamità. A questo pensano i professionisti del patrimonio culturale quando propongono la costituzione di vere e proprie task force da attivare immediatamente in caso di alluvioni, terremoti e dissesto idrogeologico. In stretto contatto con la Protezione civile, questi «professionisti volontari accreditati» hanno l'obiettivo di portare in salvo le opere d'arte minacciate dagli eventi naturali. «Musei, biblioteche e archivi spiegano gli esperti del Mab, riuniti nel gruppo di lavoro "Collaborare nell'emergenza" sono definiti dal Codice dei beni culturali e paesaggistici strutture permanenti alle quali è affidato il compito di conservare il patrimonio culturale del Paese e assicurarne contemporaneamente la fruizione attraverso l'espletamento di un servizio pubblico. Entrambe le funzioni sono possibili a condizioni che sia garantita la sicurezza delle strutture, dei beni e delle persone, sia come personale, che come pubblico. Chi opera nel settore conosce quanto sia trasversale il tema della sicurezza, garanzia del buon funzionamento dell'istituto in termini di servizi e professionalità capaci di rispondere alla propria mission». Tre le «linee d'azione» che saranno presentate alle giornate milanesi. La prima riguarda la «diffusione di una diversa sensibilità nei confronti della conservazione preventiva e programmata, inserendo il patrimonio culturale in un contesto ambientale al fine di individuare i reali possibili rischi (ambientali e antropici) a cui dover far fronte in una logica complessiva e mai singola». La seconda linea d'azione riguarda, appunto, l'attivazione di «risorse professionali volontarie accreditate che possano operare, in una logica interdisciplinare, per mettere immediatamente a disposizione competenze e istituti», in caso di calamità naturale. Infine, i professionisti del patrimonio sollecitano le istituzioni a promuovere gli «istituti culturali quali presidi di cultura attiva», considerandoli «strumenti educativi per promuovere nelle comunità locali una nuova sensibilità per la salvaguardia del patrimonio culturale». È ormai improcrastinabile si legge nel documento che sarà presentato agli Stati generali di Milano destare una coscienza civica che faccia assumere agli italiani il senso di una responsabilità diretta del proprio patrimonio nazionale». Sulla necessità di fare prevenzione per evitare che gli eventi naturali compromettano, a volte per sempre, quote rilevanti del patrimonio artistico e culturale italiano, interviene anche Marco Carassi, presidente dell'Anai, l'associazione degli archivisti. «Terremoti e alluvioni ricorda sono eventi nei quali si riscopre il valore degli archivi perduti, o resi inaccessibili perché sinistrati. In casi del genere, ci si domanda se non sarebbe valsa la pena di mettere per tempo gli archivi in ordine e in sicurezza, anziché abbandonarli dove capita e spesso al progressivo degrado». Per farlo, però, aggiunge Carassi, serve anche personale specializzato, cioè archivisti professionisti, categoria, denuncia l'Anai, oggi «a rischio d'estinzione, poiché la pubblica amministrazione non assume più da tempo quasi nessuno». Un paradosso nel Paese che conserva archivi storici per 1.500 chilometri di scaffalatura.