Aperture parziali nei musei: niente Camera degli Sposi e niente affresco del Correggio Per completare i restauri servono almeno dieci anni. Cantieri ancora nella fase della messa in sicurezza Il ricavato degli sms della solidarietà destinato al Polirone Come le formiche, tutti nel Mantovano si stanno muovendo per ricostruire il patrimonio artistico devastato dal terremoto, o reso invisibile come la Camera degli sposi del Mantegna, ma per tornare alla normalità ci vorrà molto e molto tempo. Dieci anni se andrà bene, dice il vicecommissario regionale Carlo Maccari, che ieri ha affiancato il vescovo Busti, perchè le chiese sono effettivamente "la storia di tutti", anche se i fondi pubblici sono prioritariamente per le attività produttive, le case, le scuole. Sei mesi dopo la prima scossa, le emergenze principali rimangono il monastero di San Benedetto Po, per il quale servirebbero 7 milioni e mezzo di euro e Palazzo Ducale di Mantova, preventivo sui 5 milioni. Entrambi hanno riaperto però parzialmente. Ci sono poi 83 chiese, di cui 25 messe malissimo: ognuna costerà da 2 a 5 milioni. A Mantova, il terremoto ha fatto altri danni, da Palazzo Te al Palazzo della Ragione all'Archivio di Stato, ma in alcuni casi i restauri sono già stati fatti o stanno per finire. In altri casi devono ancora iniziare quando non si parla ancora di messa in sicurezza. Un'opera provvisionale è anche quella che in questi giorni si sta facendo sopra Sant'Andrea, il cui profilo si è "arricchito" del lunghissimo braccio di una gru. C'è poi la seconda città Unesco del Mantovano, Sabbioneta, che ha avuti danni per oltre 3 milioni di euro, ma il Comune era assicurato, e potrà cominciare i restauri. Ma ecco un bilancio. Monastero di San Benedetto Po. Il complesso, immenso, è di proprietà del Comune, salvo la basilica che è chiusa, tanto che la messa viene celebrata nella tensostruttura in piazza. «Solo per il monastero - spiega il sindaco Marco Giavazzi - serviranno 7,5 milioni di euro. Ed è una fortuna che fossero appena finiti importanti lavori di consolidamento, infatti i muri hanno tenuto bene. Però non hanno resistito soffitti e piani di calpestio. I piani sono due, ma alti più di venti metri. Urgentissimi sono la messa in sicurezza del soffitto della Biblioteca monastica e della parete del refettorio tutta occupata dal grande affresco del Correggio, oltre alla volta del Barberini. Altrimenti perderemo importanti opere d'arte. Per farlo con i ponteggi, non spenderemo meno di un milione data l'enormità degli spazi. Solo dopo ci porremo il problema del restauro». Ovvio che il Comune, che ha persino il municipio inagibile, ha bisogno d'aiuto. «La Regione per fortuna ha destinato al Polirone la sua quota di sms solidali, 670 milioni. Ricordiamo - continua Giavazzi - i dipendenti della Regione, che hanno dato un'ora di lavoro: 50mila euro. Da altre donazioni private per lo Scriptorium abbiamo avuto 30mila euro». Nonostante i danni, il Polirone non ha chiuso ai turisti: «Si possono visitare la raccolta dei carri che è la più importante d'Italia, e il percorso della civiltà contadina. Inoltre, sto girando tantissimo, abbiamo contatti anche con Cluny per far arrivare ovunque il messaggio: venite a San Benedetto Po!». Sabbioneta. L'appello ai turisti a venire ancor più numerosi dopo il terremoto viene anche da Sabbioneta. «Stiamo chiudendo l'accordo su 1,4 milioni con l'assicurazione per il primo acconto - riferisce il sindaco Marco Aroldi-. Già nei primi tre giorni, il Comune ha messo in sicurezza e tutti i musei poi sono sempre poi stati aperti, anche se non sono belle tutte le architravi delle porte passanti puntellate nel Palazzo Giardino. Danni anche nella galleria degli Antichi e alla lanterna del Palazzo Ducale. Dall'Unesco niente, ma Sabhionetava avanti». Palazzo Ducale a Mantova. La Camera degli Sposi è il tesoro di Mantova più famoso nel mondo ed è chiusa da sei mesi nè si sa quando potrà riaprire. L'attenzione però, grazie anche all'iniziativa della Gazzetta di Mantova, si è concentrata su questa emergenza: il ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi ha garantito per Palazzo Ducale 624mila euro spendibili subito più altri 750mila nel 2013, dai fondi del Lotto. Inoltre Ornaghi è riuscito poi a convogliare sulla Camera picta altri 400mila euro governativi. Si potrà quindi dare il via ai lavori, per i quali si stanno redigendo i piani esecutivi. La sala affrescata dal Mantegna ha subito danni riparabili, però è irraggiungibile: il castello di san Giorgio ha danni strutturali come le sale attorno, da Manto ai Marchesi e ai Capitani. Per questo il conto totale non è inferiore ai 5 milioni. In tanti, anche tra i privati, cercano di raccogliere fondi per aiutare il Ducale. C'è anche una raccolta online, in cui si diventa restauratori virtuali con la propria offerta. Palazzo Te. Le scosse hanno provocato crepe nelle sale dei Cavalli, di Amore e Psiche e nella Loggia delle Muse dove sono comparse fessure passanti. In luglio sono subito iniziati i lavori, già terminati, per cui la villa giulesca è completamente fruibile, mentre continuano i restauri programmati al Giardino segreto. La spesa, sui 100mila euro, è stata sostenuta da fondi A22, di privati, e principalmente del Comune. Torre della Gabbia. Il progetto di consolidamento antisismico è già stato inviato alla Sovrintendenza di Brescia per l'autorizzazione. Si tratta, spiega l'architetto Carmine Mastromarino del Comune, di cerchiaggi a varie altezze, come per la torre di San Giacomo e del Podestà. «Il professor Sbroccati, ingegnere strutturista, sta preparando simulazioni al computer delle sollecitazioni su modelli degli interventi previsti. Tutte le torri sono monitorate con apparecchiature che abbiamo posizionato da un paio di settimane». Palazzo della Ragione. ll sindaco Nicola Sodano spera di riaprirla entro il 2013. Il muro verso piazza Concordia per il terremoto stava collassando ed è stato messo in sicurezza con una struttura di legno. Anche in questo caso bisognerà incatenare le pareti dell'unica immensa sala. Una volta approvato il progetto, ci vorranno circa sei mesi di lavori tenuto anche conto della delicatezza del luogo centralissimo. Archivio di Stato. Profonde crepe si erano create in un deposito e in due uffici dei funzionari per lo spostamento dell'edificio contro la massiccia torre del Gambulino. Ora sono state riempite con resine e il muro è stato risistemato. L'intervento, spiega la direttrice Daniela Ferrari, è quasi completato anche nella sala delle fotocopie, sicchè saranno eliminati i disagi per gli studiosi che frequentano l'Archivio. La ditta Bottoli ha lavorato, dopo un accordo con la direzione regionale dei Beni culturali, anche se i soldi non sono ancora arrivati. «Fortunamente - osserva Daniela Ferrari - il deposito principale nell'ex chiesa della Trinità, è stato realizzato con misure antisismiche e ha resistito benissimo, altrimenti i nostri tesori sarebbero finiti a terra come le forme di parmigiano».