Degli oltre due miliardi di danni ai beni culturali avvenuti su 2800 edifici di pregio storico colpiti per ora abbiamo le stime precise e ufficiali sui danni alle chiese. Il sisma di primavera ha causato problemi gravi a 515 chiese dei territori delle province emiliane colpite con una certificazione dei danni pari a 329 milioni di euro. Le province più gravi sono la nostra e quella di Ferrara: il Modenese ha visto lesionate 146 edifici sacri per un danno economico di 162 milioni di euro, mentre il Ferrarese conta 88 milioni di euro di danni su 164 chiese. Il mondo dell'arte, dell'architettura, della cultura, fa il punto a sei mesi dal terremoto che a più riprese, tra il 20 maggio e il 3 giugno, ha portato morti e feriti in Emilia: dolore a cui si aggiungono i problemi al patrimonio identitario storico. Questi ultimi, come si sa, hanno riguardato centinaia di chiese, edifici rurali, e palazzi antichi della Bassa che letteralmente si sono sbriciolati con il susseguirsi delle forti scosse primaverili. I danni generali al patrimonio religioso, tra le diocesi di Modena e Carpi, è stato calcolato superiore ai 700 milioni di euro. A tutto ciò ha accennato ieri il ministro della Cultura Lorenzo Omaghi - presente a Carpi, a palazzo Pio, a presiedere il convegno "A sei mesi dal sisma" - spiegando che: «Sei mesi sono il tempo utile per un bilancio serio e rigoroso, anche se moltissimi nodi restano da sciogliere. Siamo in prima linea e abbiamo messo in sicurezza 1'87 degli edifici colpiti e in più abbiamo attivato immediatamente gruppi di lavoro per affrontare i problemi relativi ai campanili. Ma non illudiamoci: il Natale sarà per le chiese ancora incerto. Finora per i beni culturali sono stati erogati 7 milioni di euro di cui 4 milioni grazie alla legge 122 del 2012 e gli altri direttamente dal Ministero, ma abbiamo deciso a suo tempo di affidare tutto al commissario straordinario per la ricostruzione Er ani». Il convegno, organizzato dalla Direzione regionale dell' Emilia Romagna e dal Comune, era stato aperto dal sindaco carpigiano Enrico Campedel i: «Per fortuna con il forte terremoto del 1996 facemmo molti interventi al nostro patrimonio storico e ora stiamo ripartendo, ovviamente non solo dal punto di vista dei beni culturali, del resto noi emiliani siamo noti per rimboccarci le maniche. Però il peso sulle nostre spalle è molto grande e abbiamo bisogno che le istituzioni nazionali siano al nostro fianco per ripartire visto che il sisma ha colpito un'area altamente produttiva con un prodotto interno lordo che incide molto a livello nazionale. E c'è un problema che chiedo di risolvere in fretta: Carpi e Mirandola hanno beni demaniali in centro. Il Demanio statale dovrebbe assegnare al Comune la sua parte di Palazzo dei Pio perché non può essere mantenuta ancora chiusa e non restaurata».