«NON SARÀ più lo stesso Natale». Il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Orna-ghi, libera il campo dalle illusioni. «Pochissime delle 550 chiese emiliane colpite, crollate, ferite dal sisma potranno tornare com'erano un tempo». Il ministro, ospite a Carpi del convegno A sei mesi dal sisma', organizzato dal Ministero e dalla Direzione regionale per i Beni culturali e Paesaggistici, lancia un appello per una cooperazione tra pubblico e privato per la ricostruzione delle chiese. «La Direzione regionale per i Beni artistici dichiara Ornaghi dispone di sette milioni a fronte di un danno calcolato, solo per le chiese, di 330, senza contare i 2.200 edifici di interesse storico e artistico colpiti, di cui la maggior parte nell'area Ferrarese». Danni così ingenti che la conta non è ancora finita. E se le casse dei comuni colpiti sono vuote, come ricorda il sindaco di Carpi Enrico Campedelli, quelle del Governo nulla possono per chiese e monumenti. DOPO la messa in sicurezza di chiese e campanili, i parroci dei Comuni del cratere attendono la copertura dei tetti: «Per salvare organi storici, dipinti e per non peggiorare la drammatica situazione» hanno detto nel loro appello, raccolto pochi giorni fa dal cardinale Caffarra. «I tantissimi fedeli dei centri colpiti dal sisma ha detto il cardinale sono privati dell'esercizio di un diritto fondamentale: poter disporre di propri edifici di culto». Tendoni freddi e container sono le nuove chiese' post sisma. Intanto, però, a Carpi si discute anche di progetti. Come quello avveniristico per la chiesa di San Francesco a Mirandola (nel tondo), meglio definita 'Ground Zero'. Della chiesa francescana, tra le prime tre più importanti a livello nazionale, è rimasta solo la facciata e l'architetto Graziella Polidori ha provato a disegnare' la chiesa che verrà. «Sono 366 i progetti già redatti spiega la Soprintendente regionale Carla di Francesco di cui 1'80 ha avuto risposta». Per l'assessore regionale Alfredo Peri, «almeno oggi , a sei mesi dal sisma, possiamo fare il punto su quanto è stato fatto e sul tanto che manca. Abbiamo le scuole, le tendopoli sono sparite, presto avremo le case e ora dobbiamo pensare al nostro patrimonio culturale e artistico, un segno distintivo del nostro territorio e della nostra identità».