Replica articolata all'intervento apocalittico dell'amico Francesco Bruno (Repubblica 17-11-2012). La compianta Alda Croce sostenne, molti anni orsono, la mia candidatura alla presidenza di Italia Nostra a Napoli. Motivò così la sua decisione: «Perché non siete un architetto!». Conosceva gli umori ondivaghi di tale qualificata e colta categoria, che si diletta del gioco al massacro per le rivalità professionali nella pur legittima ansia di incarichi. L'architetto Bruno chiedeva a suo tempo la demolizione degli assurdi chioschi di Mendini nella Villa comunale, ma la denuncia alla magistratura dovetti farla da solo. Né venni difeso quando i seguaci di Mendini mi definirono «talebano» per avere chiesto la demolizione di quelle che reputavano opere d'arte contemporanea. Gli architetti sono spesso molto critici nei confronti dei progetti che non escono dal loro studio o da quello dei loro amici. Perciò stavolta sono incappato nel fuoco amico: "più dell'amicizia poté la Corporazione". Ho osato polemizzare con un collega docente universitario dello stesso Bruno. Egli tuttavia dovrebbe: 1) leggere con maggiore attenzione. Non ho scritto affatto che Giulio Pane «non deve esercitare critiche a commento dei programmi urbanistici portati avanti dall'Amministrazione comunale». Ho invece osservato che non può chiamando in causa Italia Nostra criticare l'operato dell'assessore all'urbanistica che per la location della Coppa America ha appoggiato un altro progetto e non quello che lo stesso Pane gli aveva personalmente presentato qualche mese prima. Ma cosa poi accomuna alcuni architetti napoletani? Lo ha dichiarato con apprezzabile schiettezza lo stesso Pane, lamentando (Repubblica 15-2-2012) di «pagare di persona con l'esclusione dai consessi decisionali, dalle presidenze degli enti e dagli incarichi professionali»(!); 2) Bruno deve seguire più assiduamente Repubblica prima di parlare di «silenzio fragoroso di Italia Nostra». Nell'ultima decade di aprile abbiamo avuto un cortese scambio di vedute con Nicola Pagliara, che è ancora brillante e spiritoso, sui problemi della tutela ambientale e paesaggistica del lungomare di Napoli. Devo rammentare che Italia Nostra chiese ( Repubblica 22-12-2011) la pedonalizzazione di via Caracciolo per riguadagnare il rapporto che la Villa comunale aveva un tempo con il mare precisando tuttavia che consideriamo la bellissima via Caracciolo (di cui abbiamo evitato l'inconsulto raddoppio negli anni Ottanta) un ambiente storicizzato e ineliminabile (c'è invece chi al Comune ipotizzava di trasformarla in prato): quindi nessun «ammutolimento» nei confronti dell'amministrazione attuale; 3) Bruno è disinformato perché da circa dieci giorni è stato pubblicato il bando di gara per il restauro della Cassa armonica; 4) è sfuggito inoltre a Bruno che su Repubblica (30-9-2012) ho avuto l'"arditezza" di chiedere per tutelare un prezioso spazio pubblico e i residenti nel quartiere lo richiedono a gran voce la sostanziale modifica del progetto di un altro suo collega per la stazione Metro di piazza Santa Maria degli Angeli, che stravolge e smantella la storica configurazione della stessa: un valore urbano storicizzato e che costituiva il sagrato dell'omonima chiesa monumentale. Tale progetto prevede la realizzazione di un'invasiva cupola di vetro al centro della piazza, che così non sarebbe più fruibile. Inoltre con la nuova sistemazione viene modificata l'attuale pendenza del piano di calpestio portandolo in piano orizzontale partendo dalla quota più alta ai piedi della chiesa. Di conseguenza, salendo dalle vie Gennaro Serra e Santo Spirito di Palazzo, ci si troverebbe innanzi agli occhi il forte ingombro visivo e fisico di un muro (!) per il rilevante salto di quota. Sono invece sufficienti due "normali" ingressi laterali a raso: uno per l'ascensore e l'altro per le scale, ripristinando il totale calpestio, lo spazio pedonale a verde, nonché la storica, pregevole unità architettonica e ambientale di Santa Maria degli Angeli. Anche per tale iniziativa ho già avuto altri attacchi. Resto nella consapevolezza di difendere l'interesse collettivo e l'integrità del centro storico di Napoli tutelato dall'Unesco (è stata Italia Nostra a richiedere e ottenere nel 1994 tale riconoscimento). Non siamo peraltro isolati: in un documento congiunto con il Wwf (27-4-2012) quella delle Ztl è stata definita «una scelta irrinunciabile in quanto la cittadinanza ha il diritto all'aria pulita e alla salubrità dell'ambiente. È necessario discutere con i cittadini sulla loro realizzazione, ma è fuorviante la richiesta dell'uso dell'auto in contrasto con il diritto alla salute». L'autore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli
ITALIA NOSTRA E GLI ARCHITETTI
L'articolo è una replica all'intervento di Francesco Bruno, architetto e amico dell'autore, sull'intervento dell'associazione Italia Nostra nella tutela ambientale e paesaggistica di Napoli. L'autore sostiene che Bruno è stato ingiusto e disinformato, e che Italia Nostra ha sempre difeso l'integrità del centro storico di Napoli e il diritto alla salute e all'aria pulita. L'autore menziona diversi esempi di come Italia Nostra abbia difeso gli interessi della città, come la pedonalizzazione di via Caracciolo e la sostituzione del progetto di un'altra iniziativa di Bruno per la stazione Metro di piazza Santa Maria degli Angeli.
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