L'accusa al direttore: "Doveva avere a cuore il monumento" «AL CASTELLO di Moncalieri mancavano le misure di prevenzione degli incendi: c'era un cantiere, al piano di sotto c'era un museo, c'era molto legno, eppure nessuno si è preoccupato di installare sensori di rilevazione del fumo. Per questo gli imputati devono essere condannati». Ieri mattina il sostituto procuratore Sabrina Noce ha formulato le richieste di condanna per i sette imputati accusati di disastro colposo per il rogo che, la notte del 5 aprile 2008, distrusse un torrione del castello di Moncalieri: le pene che, secondo l'accusa, il giudice Silvana Podda dovrebbe infliggere vanno da un anno a tre anni e mezzo di carcere. Il ruolo di maggiore responsabilità è stato contestato a Valerio Corino, che all'epoca era il direttore del museo e aveva anche l'incarico di responsabile dei lavori di ristrutturazione: «Avrebbe dovuto avere a cuore il castello ha spiegato il pm non poteva non sapere che conteneva materiale facilmente infiammabile». Nei due anni di dibattimento, accusa e difesa si sono scontrate a lungo sulla causa dell'incendio: secondo i pm Sabrina Noce e Laura Longo la spiegazione più probabile è una scintilla scaturita da una sega circolare durante i lavori di restauro che avrebbe attecchito su un polverino, con un innesco molto lento. A manovrarla sarebbe stato un artigiano, Alessandro Avanzo, per il quale la procura ha chiesto un anno di carcere. La seconda spiegazione sarebbe un mozzicone di sigaretta gettato incautamente da un operaio: se il tribunale accogliesse questa tesi, l'artigiano verrebbe scagionato. La difesa ha ipotizzato che il rogo sia partito da un antenna radio dei carabinieri nel sottotetto, una opzione però "smontata" dalla procura visto che alle 5 e 50 del mattino il ponte radio funzionava ancora. Secondo i testimoni alle 4e 45 un passante citofonò al posto di guardia perché aveva notato del fumo uscire dal castello, i vigili del fuoco arrivarono 10 minuti dopo, e l'allarme suonò un'ora dopo. Vanno puniti con tre anni di carcere, dunque, tutti coloro che non avrebbero preso adeguate misure di prevenzione: Marcello Mazza Piciot, architetto e consulente della Soprintendenza per i beni artistici e culturali del Piemonte che «nel piano di sicurezza e coordinamento dei lavori non citava nemmeno le parole "museo", o "arte": poteva essere quello di un cantiere qualsiasi» e Marino Ghiotti, uno dei titolari dell'impresa (ora fallita) che aveva aperto il cantiere di ristrutturazione. Due anni per Emanuele Giletti (fratello del conduttore televisivo Massimo), anche lui architetto e consulente della Soprintendenza che come direttore esecutivo «avrebbe dovuto controllare». Un anno per i titolari dell'impresa Giorgio Mosca e Nevio Negro. La sentenza potrebbe arrivare il 13 marzo 2013.
TORINO - Rogo al castello di Moncalieri il pm chiede sette condanne
Il castello di Moncalieri è stato distrutto da un incendio il 5 aprile 2008. I sette imputati accusati di disastro colposo sono stati condannati a pene che vanno da un anno a tre anni e mezzo di carcere. Il ruolo di maggiore responsabilità è stato contestato a Valerio Corino, il direttore del museo e responsabile dei lavori di ristrutturazione. L'accusa sostiene che Corino non avrebbe dovuto avere a cuore il castello e non avrebbe preso misure di prevenzione per evitare l'incendio. I testimoni hanno riferito che il fumo era visibile alle 4:45 e che i vigili del fuoco sono arrivati 10 minuti dopo.
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