Via i banchi di frutta, gli alimentari e anche i carrettoni pieni di souvenirs. Deserto, insomma. E non basta. Ad accrescere la preoccupazione dei proprietari delle bancarelle, bersaglio dell'«Operazione Piazza Pulita» del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Omaghi, si aggiunge la paura che il decreto in questione possa ripercuotersi nella riorganizzazione delle concessioni del 2017, quando entrerà in vigore la direttiva europea Bolkenstein. Ieri a San Servolo si è tenuto il 15 Congresso Nazionale della Fiva (Federazione Italiana Venditori Ambulanti) con due punti in programma: l'analisi delle conseguenze della dichiarazione di Ornaghi, deciso a togliere le bancarelle dai luoghi con palazzi di più di 70 anni, e l'elezione del Presidente, riconfermato Giacomo Errico. Presente all'iniziativa il vice-sindaco Sandro Simionato: «Le bancarelle rappresentano la vitalità di una città. La circolare di Ornaghi rischia di destare molte preoccupazioni, ma se dovessimo applicarla alla lettera qui a Venezia dovremmo chiudere tutto, snaturando lo stesso centro storico e desertificando la città». La dichiarazione di Ornaghi è per il vice sindaco condivisibile, ma in città lo sforzo di spostare alcune attività commerciali ambulanti per motivi di decoro è già stato fatto. Più preoccupato Roberto Magliocco, vice presidente della Fiva Veneto, che si dice disponibile a tutto, ma non a perdere il posto di lavoro: «Nel 2017 non si azzerano le liste, ma si accede a un bando dove abbiamo posto delle condizioni, come l'anzianità, affinché chi ha un'attività da decenni parta con un punteggio del 40. La preoccupazione è però che il decreto di Ornaghi ponga dei limiti restrittivi che ci costringono a rivedere alcuni punti forti che abbiamo voluto per tutelare la categoria, come le sanzioni sulle misure che proponiamo dopo i 50 cm». In Veneto ci sono circa 30 mila bancarelle, incluse quelle alimentari e dei mercati, e in tutta Italia 100 mila.