De Caro confessa: ho trafugato libri anche al ministero La storia del «sacco» della biblioteca dei Girolamini a Napoli è solo un capitolo di una sceneggiatura da tempo e a lungo collaudata, solo una tappa di un sistema che sembra non conoscere confini. È lo stesso Marino Massimo De Caro, il direttore della biblioteca napoletana finito agli arresti a Napoli per aver realizzato un saccheggio sistematico dei tesori della letteratura mondiale conservati nel complesso di via Duomo, a illuminare gli inquirenti sul proprio talento a rubare libri anche in posti impensabili, rimasti in un primo momento fuori dal cono d'ombra delle indagini napoletane. De Caro ha confessato di aver rubato «una ventina di antichi erbari (libri su temi botanici o agricoli)» dalla biblioteca del ministero dell'Agricoltura. Spariti 20 testi antichi di agricoltura. Spunta la pista argentina I testi. Da Borges ai volumi sul calcio fiorentino A gennaio la prima udienza Quando venne nominato alla guida della biblioteca dei Girolamini, negli ambienti nazionali si lasciarono andare a una battuta destinata a diventare premonitrice: «Hanno messo un lupo a guardia degli agnelli». Tale era la fama di Marino Massimo De Caro, il direttore della biblioteca napoletana finito agli arresti a Napoli per aver realizzato un saccheggio sistematico dei tesori della letteratura mondiale conservati nel complesso di via Duomo. E il racconto di Maurizio Bifolco, uno che per quindici anni ha svolto il ruolo di free lance nelle principali case d'aste d'Europa. Una testimonianza tra tante, in una storia di traffici che si apre ogni giorno a nuovi scenari, almeno a leggere gli atti depositati nel corso di un'inchiesta giunta allo snodo cruciale: è stato fissato per il prossimo quattro gennaio, dinanzi alla quarta sezione del Tribunale di Napoli, collegio c, la prima udienza del processo immediato nel filone sul peculato. Oltre a De Caro, processo sprint anche per la presunta socia ucraina Viktoriya Pavlovskiy, per Alejandro Eloy Cabello e la moglie Lorena Paola Weigandt e per Mirko Camuri. Ma la storia del traffico di libri, ha in Napoli solo una tappa di un sistema che sembra non conoscere confini. E' lo stesso De Caro ad illuminare gli inquirenti napoletani sul proprio talento a rubare libri anche in posti impensabili, rimasti in un primo momento fuori dal cono d'ombra delle indagini napoletane. Ministero dell'Agricoltura. De Caro confessa. E racconta di aver rubato «una ventina di antichi erbari (libri su temi botanici o agricoli) dalla biblioteca ministeriale». Difeso dai penalisti Leo Mercurio, Ester Siracusa e Grazia Volo, qui De Caro apre un nuovo possibile solco investigativo, facendo riferimento alla sottrazione di testi dalla biblioteca del ministero dell'Agricoltura. Anche qui stesso metodo dei Girolamini: l'investitura politica, l'amicizia con il custode e gli scatoloni notte tempo per trafugare roba pregiata. Eccolo, il «lupo a guardia degli agnelli», prima di arrivare a Napoli, come ha raccontato Maurizio Bifulco (assistito dai penalisti Elio e Manuela Palombi). Non solo Cassino o Padova, dunque, non solo i Girolamini ma anche uno dei ministeri, in uno scenario destinato a riguardare anche l'antica biblioteca di Buenos Aires, città dove De Caro ha vissuto per anni in una stagione oggi destinata ad essere esplorata. II calcio rinascimentale Il centro degli affari argentini di De Caro era la libreria antiquaria «Imago mundi», pieno centro di Buenos Aires, a pochi passi dalla dimora argentina dello stesso direttore finito sotto inchiesta. Uno spaccato di affari raccontato da un altro indagato napoletano, quell'Alejandro Cabello, che fa luce sui rapporti tra De Caro e il libraio argentino Daniel Pastore (estraneo ai fatti partenopei). Una vicenda su cui ha indagato anche la polizia spagnola (perla quale, va detto, De Caro va comunque ritenuto estraneo ad accuse), in relazione a uno strano traffico di libri dello scrittore argentino Borges, a partire dal testo «Fervor de Buenos Aires», ma anche sullo strano traffico di testi pregiati sull'antico gioco del calcio fiorentino. È Cabello ad offrire conferme in questo senso: «Confermo di aver intrecciato rapporti con De Caro e lo stesso Daniel Pastore. Quanto ai libri, si tratta di cinque libri antichi di notevole valore - stando almeno alla contropartita in moneta - tutti relativi al gioco del calcio fiorentino e tutti di piccole dimensioni. Li ho ritirati a Buenos Aires, verso la fine di febbraio nell'appartamento che Pastore, e su indicazione di De Caro, li ho portati in Italia, nella sua casa veronese». Il conte umbro. Tanti nomi, tanti personaggi si affollano su uno scenario internazionale, nel corso delle indagini condotte a Napoli dal pool guidato dal procuratore aggiunto Gianni Melillo e dai pm Ilaria Sasso dal Verme, Michele Fini, Antonella Serio. Tanto che ritorna nel corso degli interrogatori, il riferimento a un non meglio identificato conte umbro, un aristocratico estraneo alla trama intessuta da De Caro da utilizzare - almeno nelle intenzioni iniziali - come scudo nei confronti delle indagini partenopee. E così, quando scoppia il caso Girolamini, De Caro fa di tutto per ottenere una dichiarazione spontanea dai soci, che vengono spinti ad affermare di aver acquistato quei libri scomparsi a Napoli dal conte umbro. E' disposto a ricorrere alle maniere forti, De Caro, tanto da minacciare gli ex soci in affari, fino a sventolare un presunto attestato con cui si dichiara la «capacità di intendere e volere del conte» al momento della donazione di non meglio precisati testi di valore. Misteri e spigolature, di un'inchiesta che da via Duomo bussa al ministero e alle biblioteche di mezzo mondo.
De Caro, confessione choc: rubai libri in un ministero
Marino Massimo De Caro, direttore della biblioteca dei Girolamini a Napoli, è stato arrestato per aver realizzato un saccheggio sistematico dei tesori della letteratura mondiale conservati nel complesso di via Duomo. De Caro ha confessato di aver rubato una ventina di antichi erbari (libri su temi botanici o agricoli) dalla biblioteca del ministero dell'Agricoltura. I testi rubati sono stati spuntati dalla pista argentina, e si ipotizza che De Caro abbia avuto rapporti con il libraio argentino Daniel Pastore e lo scrittore argentino Jorge Luis Borges.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo