La ricetta di Alberto Angela: l'archeologia deve vivere Alla Fiera in corso a Paestum attenzione puntata sul sito in bilico tra rilancio e degrado L'appello. Buzzi (Mibac): patrimonio immenso necessario l'aiuto di sponsor Il libro. Nelle scritte sui muri della città sepolta tanti racconti d'amore PAESTUM. S'intitola «Amore e sesso nell'antica Roma», anche se qualcuno lo ha maliziosamente soprannominato «Cinquanta sfumature di rosso pompeiano». E' il nuovo libro di Alberto Angela, ospite della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Uscirà a fine novembre per Mondadori, ma l'anteprima a Paestum serve anche a ragionare su Pompei, «il più bel sito archeologico del mondo» (dice lui). Visto che gira voce di una sua consulenza per rifare il look a questo tesoro in degrado («Davvero? Non ne so nulla»), vogliamo parlarne un po'? «Non entro nella polemica perché non conosco bene i fatti. In generale, io disseminerei nei siti centinaia di restauratori, perché tra duecent'anni i posteri possano ringraziarci. Temo che a Ostia antica la situazione sia anche peggiore». Probabile. Ma dove trovare i fondi? Annamaria Buzzi, direttore generale del MiBac, proprio ieri ha lanciato un appello ai privati anche stranieri per una cogestione del nostro immenso patrimonio d'arte, ipotizzando senza pregiudizi un rapporto di scambio commerciale del bene culturale. «Da parte mia - dice Angela - l'unica convinzione che mi guida è che l'archeologia ha un futuro se la tiriamo fuori dagli scantinati e le ridiamo vita. La storia va raccontata attraverso piccole storie singole, e Pompei specialmente è un palcoscenico straordinario di vita quotidiana con tanti copioni abbandonati, tutti da leggere». Qualche copione Angela lo ha già sfogliato e riletto alla sua maniera, rigorosa ma elegantemente divulgativa. Oggi tocca ai rapporti uomo-donna durante l'Impero. Siamo nella Roma del I secolo d.C. e le 300 pagine del libro spazzano via luoghi comuni e banalità per raccontare i percorsi dei sentimenti dentro e fuori il matrimonio. «Un legame senza amore, fatto di accordi e di convenienza reciproca. La passione i romani la cercavano fuori, gli uomini con le amanti e le prostitute, le donne con ragazzi giovani e con i gladiatori». Ci piace immaginarli assetati di sesso, in realtà i Romani erano semplicemente privi del senso del peccato. Ma la società era fortemente maschilista, anzi machista... «Le ragazze dovevano arrivare vergini al matrimonio. Le mogli subire il sesso in silenzio e al buio, diversamente dalle amanti. Niente baci in pubblico, niente fiori, solo qualche rarità come la rosa di Paestum offerta come un gioiello. C'era persino una classifica dei baci: "osculum" a bocca chiusa, "savium" alla francese, così come "basium", che nei graffiti pompeiani diventa "vasium". 'Nu vaso, insomma, già in perfetto napoletano...». Da Angela apprendiamo che i sex toys erano molto in voga nei giochi erotici, che un autore antico contava ben 90 posizioni nell'atto d'amore, che le escort erano tali e quali a quelle di oggi, che c'era già una legge contro lo stalking e sostanze diverse usate come anticoncezionali. Anche l'omosessualità, il «vizio greco», era tollerato come iniziazione di un ragazzo da parte di un adulto, oltre una certa età diventava pederastia. «Ma l'uomo romano era fondamentalmente bisex, perché il sesso era considerato strumento di dominio. Nella girandola di seduzioni post-matrimoniali le donne erano molto attive, anche con rapporti lesbici. Buona parte di queste storie si possono ritrovare già nelle scritte sui muri di Pompei. Noi possediamo un sito che è un universo unico ed emozionante. Cerchiamo di non dimenticarlo mai».
A Pompei scene dal vivo per dare futuro alla storia
Il libro di Alberto Angela, "Amore e sesso nell'antica Roma", è stato presentato a Paestum. Il libro racconta la vita quotidiana a Pompei e Roma nel I secolo d.C. e affronta temi come i rapporti uomo-donna, la sessualità e l'omosessualità. Angela sostiene che l'archeologia deve vivere e che la storia va raccontata attraverso piccole storie singole. Ha anche lanciato un appello ai privati per aiutare a rifare il look a Pompei, che è in degrado. Il direttore generale del MiBac, Annamaria Buzzi, ha lanciato un appello ai privati per una cogestione del patrimonio culturale.
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