Pare che Montesquieu non la smettesse di cantare le lodi di Napoli (vabbè, facile). Per le piazze, le fortezze e le strade ben pavimentate. Con una certa, amara, nostalgia si possono ormai solo citare i grandi amanti della città più bella del mondo, oggi che è diventata il paradiso della buca. Mentre il sindaco De Magistris disegna biciclette sull'asfalto sperando che questo trasformi le strade in piste ciclabili, 18 Comitati civici chiedono all'Unesco di essere "ritirati" dalla Heritage list. Per indegnità, visto che il cuore monumentale della città si sta letteralmente decomponendo. DICIASSETTE anni fa, il centro storico fu inserito nella lista dei siti patrimonio dell'umanità per il suo "valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa". Ma siccome il centro storico fa abbastanza schifo - tra rifiuti di varia specie abbandonati sui marciapiede, graffiti e degrado d'ogni sorta -è inutile girarci intorno. Ed è inutile mettere un trucco posticcio su una faccia sfasciata dal tempo e dal vizio assurdo dell'incuria. E siccome ieri, proprio a Napoli, si è svolta la giornata celebrativa dell'Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco, i rappresentanti dei comitati hanno consegnato un corposo dossier fotografico per suffragare la richiesta di essere espulsi per indegnità dalla Heritage list. Dal 2002 l'Unesco ha imposto alle amministrazioni un piano di gestione delle aree protette per poterle recuperare e valorizzare. Entro il 2013, come conferma il sindaco, si avvieranno i primi lavori nel centro storico. "Siamo riusciti a strappare al funerale i 100 milioni del patrimonio Unesco - racconta De Magistris - l'apertura dei cantieri è prevista entro l'estate del 2013. Con questi 100 milioni potremo recuperare gran parte del centro storico e ristrutturare importanti edifici". Ma a cosa serve questa provocazione? Lo spiega Antonio Parlante, presidente del Comitato di Santa Maria di Porto Salvo (l'associazione che ha ideato l'iniziativa alla quale si sono aggregate altre 17 realtà civiche): "La presenza dei Decumani di Napoli nella lista del patrimonio Unesco non ci produce alcun beneficio. Serve solo a qualche amministratore pubblico che bandisce gli appalti perla manutenzione edilizia, a cominciare dai 100 milioni di euro per mettere a posto una decina di chiese e di palazzi. Non è così che si crea la cultura del rispetto e della consapevolezza dell'enorme patrimonio artistico e storico di cui disponiamo e che viene rovinato ogni giorno. Meglio uscire, resettare tutto, fino a quando governo nazionale e amministrazione locale non si decideranno a restituirci la giusta dignità, che sia almeno pari a quelle delle altre città inserite nella Heritage List. Se c'è qualche situazione particolare che merita di essere segnalata in negativo? Tutto. Tutto qui è in rovina, in malora: in malore le chiese, i palazzi, le fontane". E a questo degrado si aggiunge quello sociale: il cuore della città viene deturpato da scritte e disegni di ogni tipo. "I ragazzini non si rendono conto della gravità del danno", continua Pariante. "Anche perché nessun istituto scolastico di Napoli è iscritto ai programmi di educazione culturale promossi dall'Unesco, che dovrebbero aiutarci a comprendere la ricchezza che possediamo. Mentre altre città del Nord, come Mantova, hanno una dozzina di scuole che aderiscono a questi programmi. Infine: tre eventi ci hanno infastidito e un trittico di disgrazie: lo sfratto della biblioteca dell'istituto degli Studi Filosofici, i furti dei volumi al Biblioteca dei Girolamini e il fallimento ormai conclamato del Forum delle Culture. SCEMPI di fronte ai quali l'Unesco non ha speso una parola. Se fossero successe cose del genere a Firenze, a Venezia, a Roma, sarebbero sicuramente intervenuti. Ed anche questo è il segno del rapporto ormai logoro tra l'Unesco e la città di Napoli". Eh già a proposito di Unesco, c'è anche il 2013 e quel Forum delle culture che avrebbe dovuto dare lustro alla città (più delle Prove della Coppa America, presentate con l'enfasi che solitamente si riserva alle Olimpiadi) è ancora un carrozzone vuoto, senza fondi e soprattutto senza un'idea. La città ha pagato alla Fondazione di Barcellona che organizza le kermesse 4 milioni di euro (!) per il brand del Forum. Staffan De Mistura, sottosegretario agli Esteri del governo tecnico di Mario Monti in giugno ha così giudicato la manifestazione: "Spendere soldi per un evento di questo tipo non ci pare giusto e giustificato. Sono altre le priorità per i napoletani. Non si aiuta Napoli facendo una grande festa o facendo venire musicisti stranieri". I rumors dell'ultim'ora spiegano che gli spagnoli hanno fatto sapere che se Napoli dovesse rinunciare, farà causa alla città. Cornuti e mazziati.