Chissà quale spiritoso munaciello ha convinto il nostro carissimo concittadino Napolitano a offrire l'Alto Patronato dell'istituzione che egli rappresenta a un iniziativa intitolata «Stati generali della Cultura». Non disconosco l'ultilità del convegno (che si è svolto giovedì in un teatro romano). Mi permetto solo di avanzare un timido dubbio sul gusto di un titolo così pomposo. Anche la prosa dei comunicati ufficiali lasciava del resto intravedere un'analoga immodestia. L'evento avrebbe dovuto (essi dicevano) «creare un momento di confronto e approfondimento sullo stato della Cultura e dell'Arte in Italia oggi». A questa intrepida dichiarazione di intenti era fra l'altro accostata un'espressione non meno impavida: «Manifesto per la cultura». Seguiva infine un motto assolutamente gagliardo: «Niente cultura, niente sviluppo». Seguiva infine l'elenco dei nomi degli oratori incaricati di svolgere il tema enunciato, fra i quali spiccavano quelli dei ministri Barca, Ornaghi, Passera e Profumo. Dal che sembra potersi inferire che questo governo non sia soltanto tecnico, come finora ha umilmente preteso di definirsi, e nemmeno un pochettino politico, come a volte si arrischia ad ammettere, bensì anche, anzi forse, soprattutto, culturale. Non faremo al nostro Napolitano il torto di immaginare che quando gli è stato chiesto di patrocinare tale accadimento sia potuto sfuggirgli il gustoso odorino di Stato Ideologico e Pedagogico esalato dall'ameno progettino. Occorre però ammettere che se si passa dalle dichiarazioni programmatiche globali ai propositi particolari, questi potranno apparire persino fin troppo modesti. Dopo tutto non ci si prefiggeva altro che «tracciare una nuova visione strategica di gestione del bene pubblico» e «delineare un nuovo rapporto tra imprese e pubblica amministrazione che miri a valorizzare il patrimonio artistico del Paese». Un altro umilissimo intento riguarda la definizione dei «cinque grandi capisaldi del suddetto «Manifesto», vale a dire in primo luogo «una Costituente per la Cultura»; quindi lo studio delle necessarie «strategie di lungo periodo» per realizzarlo; inoltre un appello alla «cooperazione tra ministero ; anche, ovviamente, uno svisceramento del tema «d'arte a scuola e la cultura scientifica»; infine una soluzione del problema dei rapporti fra «merito, complementarietà pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale». Unica concessione alla voglia di grandezza: l'asciutta decisione di «dare precise indicazioni economiche sul quadro competitivo globale e sulle possibilità concrete di sviluppo senza fondi pubblici dell'industria culturale italiana». Chissà perché questo sobrio proclama mi ricorda un pochettino, sul medesimo argomento, le idee sventolate, ormai più di sessant'anni fa, da un grande artefice della nostra Repubblica. Innumerevoli furono le sue variazioni sul tema, ma la più concisa e vigorosa suonava così: «Spetta a noi insegnare agli artisti l'arte loro? No. Ma il partito che dirige l'opera grandiosa di costruzione di una società nuova è responsabile, in quanto organizza la parte migliore della società, anche degli indirizzi culturali e artistici». Queste illuminate parole non le scrisse un gerarca del Minculpop, il glorioso Ministero della Cultura Popolare istituito dal fascismo nel 1937 col compito di organizzare e controllare la vita culturale del paese. Le scrisse Palmiro Togliatti nel novembre del '49. Ma probabilmente nessuno dei dotti pensatori che giovedì hanno riaffrontato a Roma il problema del rapporto fra la Cultura e lo Stato ricorda quei loro illustri predecessori. Dev'essere per questo che speriamo di rilanciarne le idee senza mai citarli.
Sognando lo Stato culturale...
Il testo descrive un convegno intitolato "Stati generali della Cultura" tenutosi a Roma, in cui sono stati discusse questioni relative alla cultura e all'arte in Italia. Il convegno è stato organizzato da un'istituzione rappresentata da un concittadino di Napolitano, che ha offerto l'Alto Patronato dell'istituzione. Il testo esprime un dubbio sul titolo del convegno e sulla prosa dei comunicati ufficiali, che sembrano essere troppo pomposi. Il convegno ha presentato un manifesto con l'obiettivo di creare un momento di confronto e approfondimento sulla cultura e sull'arte in Italia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo