Una lettera aperta per realizzare l'opera dell'archistar giapponese. Il partner italiano: noi pronti a partire Vent'anni fa il concorso, Gurrieri: lo stop? Figuraccia mondiale Forse lui, Arata Isozaki, non ne starà facendo una malattia, ma c'è chi da Firenze, stufo e arrabbiato, ha levato gli scudi contro il traccheggiare del ministero che a distanza di vent'anni dal concorso che decretò all'unanimità l'archistar nipponica vincitrice del concorso per la realizzazione della «loggia» alla Galleria degli Uffizi, continua a procrastinare l'avvio del cantiere. Carta e penna, e una serie di firme in calce, parte dunque l'appello di un gruppo di architetti, artisti e un collezionista d'arte, per smuovere le acque e l'obiettivo di sanare «quella che si prefigura come una ferita culturale della città». «Una ferita che rischia di infettarsi commenta il professor Francesco Gurrieri La città non si può arrendere davanti al parere estemporaneo di un politico (l'allora sottosegretario alla Cultura, Sgarbi, ndr), che ci ha messo in difficoltà davanti al mondo». La questione "pensilina" apparentemente dimenticata, è invece sempre di attualità e a riportare l'attenzione sul cantiere, due settimane fa, in apertura di Florens la biennale della cultura appena conclusa erano stati il presidente Giovanni Gentile e la soprintendente Cristina Acidini. «Niente di nuovo sotto il sole, salvo che siamo stanchi e sentiamo puzza di bruciato», dichiara il professor Adolfo Natalini, l'architetto che per la sua nuova opera all'interno dei Nuovi Uffizi (la scala di ponente), appena l'altro ieri si è aggiudicato il «Premio Architettura». «E' un argomento spiacevole, perché nessuno si prende la responsabilità di far ripartire il treno. Rimandare le cose diventa pericoloso», taglia corto. E fra i firmatari dell'appello in cui si evidenzia «la rinuncia alla riqualificazione di uno spazio urbano nel cuore di Firenze; tacendo dell'ingiusta umiliazione perpetrata ad uno dei pochissimi casi di testimonianza architettonica contemporanea in ambiente antico», c'è anche Gianni Pettena, uno dei primi e più importanti rappresentanti dell'architettura radicale, movimento che in Italia riunì, tra gli altri, nomi quali Ettore Sottsass , Alessandro Men-dini, Superstudio e Archizoom Associati. Niente peli sulla lingua: «L'insostenibile stop di questi anni, a causa di sboccate ingerenze politiche, osserva Pettena è semplicemente strumentale. L'opera di Arata Isozaki è leggera, assolutamente reversibile, dunque smontabile e in futuro trasferibile altrove. La vera ragione è politica continua Era un progetto nato dal Governo Prodi, che il successivo esecutivo ha voluto ostacolare a tutti i costi. L'appello ambisce a ridimensionare le animosità politiche e far partire finalmente il cantiere». Meno preoccupato di tutti appare invece l'architetto Andrea Maffei, partner italiano di Isozaki, che ha firmato il progetto: «Siamo pronti a partire, ma gli elaborati li abbiamo presentati nel 2009, è il concorso che risale a 20 anni fa. Confido che il governo tecnico comprenda l'opportunità per Firenze di cavalcare l'idea di sviluppo che così tanto sta a cuore a Monti».
Firenze. Isozaki, l'appello degli architetti: una ferita, costruiamo la Loggia
Un gruppo di architetti, artisti e un collezionista d'arte ha lanciato un appello per smuovere le acque e far partire il cantiere della loggia alla Galleria degli Uffizi, progetto di Arata Isozaki. Il progetto è stato vinto vent'anni fa, ma il ministero continua a procrastinare l'avvio del cantiere. L'appello è stato lanciato in seguito alla biennale della cultura appena conclusa, in cui il presidente Giovanni Gentile e la soprintendente Cristina Acidini hanno parlato della questione. L'architetto Adolfo Natalini ha dichiarato che il ritardo è pericoloso e che nessuno si prende la responsabilità di far ripartire il treno.
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