Ecco i nuovi ponti per ridisegnare la circonvallazione C'è chi passa alla storia perché gli alberi li pianta, come il Giovannino-seme-di-mela dell'America dei pionieri, e chi perché li estirpa, come l'Arias che sacrifica un filare di superbi pini nel progetto di una nuova strada per Corleone. C'è poi il Comune di Palermo che coscienziosamente delibera di rinnovare l'infilata di platani del viale Libertà, e chi sentenzia di sradicare alberature che disturbano qualcuno . C'è chi della loro esistenza si bea, e non fa che studiare curare piantumare coccolare dipingere fotografare osservare ogni esemplare e famiglia. E C'È chi protesta e invoca e ottiene di sgombrare il proprio orizzonte da quelle sagome che in campagna vanno anche bene, ma in città danno solo rogne. C'è, infine, chi, per liberarsene perché sporcano e ingombrano i marciapiedi e macchiano le carrozzerie e dentro le finestre infilano rami e lucertole e anche peggio e tolgono la visuale e le radici sollevano l'asfalto e il tronco spacca il muretto e il pigolio degli uccelli proprio non si sopporta, o li asfissia con cemento e bitume o li avvelena poco per volta con perizia da vecchia dell' aceto o li scapitozza riducendoli a goffe palafitte, oppure intenta causa al vicino perché infine il mostro sia abbattuto, sradicato con tutte le radici. Divelto, annientato, cancellato per sempre. Come un elemento indesiderato. È comprensibile che un simile accanimento non sia rivolto ai mo stri di cemento che speculazione e interessi privati piantano dove non si può e non si deve, i palazzi danno alloggi e pazienza se demoliscono la villetta o tagliano il boschetto o tolgono la visuale o danneggiano il vicino o alterano il panorama o intasano le strade o interrompono la prospettiva o deviano le brezze e infuocano il microclima, o peggio. Ma non che vi sia tale disparità di trattamento tra alberi e palazzi e che nessuna sentenza, drasticamente esemplare, sia divenuta esecutiva per qualcuno dei tanti contenziosi edilizi tra pubblico e privato, o tra privato e privato come ad esempio nel caso del bel condominione di piazza Leoni sorto su terreno altrui. Che è solo l'ultimo in ordine di tempo e non nomino gli altri edifici inquisiti e quindi assolti, sanati e salvati (la barriera multipiano di Vergine Maria e quella dell'Addaura, l'Amore di mare di Mondello Valdesi, il pasticcio merlato di via Paterno, tanto per assaggiare, ma c'è pure la villetta costruita in verde pubblico di previsione, che il nuovo Piano regolatore generale condona a priori). Invece, può succedere che un privato, chiamato in causa da un condomino insofferente, sia condannato in contumacia a sradicare dal suo giardinetto un eucaliptus, vecchio di oltre trentacinque anni e alto più di quattro metri, naturalmente prima che lo moncassero per il patibolo, e un ficus di pari età, quindi troppo fronzuto per passarla liscia. Questa faccenda potrebbe inscriversi nella lista delle liti condominiali più stravaganti, se non ci fosse di mezzo il sacrificio (che appare ingiustificato) di un paio di alberi e di qualche principio. Vediamo: la zona a palazzoni è rallegrata dai filtri verdi della "villetta" tra il pubblico della strada e il privato dell'alloggio, alberi alberelli arbusti cactacee aiuole spalliere formano un discreto polmone verde nella giungla di cemento, ma la sua diminutio non tocca la giustizia; eucalipti e ficus magnolioides non sono esattamente alberi da città, il primo troppo idrovoro e il secondo troppo voluminoso, ma stretti tra i nostri palazzi sopravvivono esemplari anche famosi, dall'Albero Falcone alla giovane magnolia Mattarella di via Libertà alle magnolie dell'omonimo Viale; eucalipti dal portamento "misero e cencioso" (Arbasino) svettano sotto un condominio di viale Piemonte e probabilmente altrove. L'eucalipto condannato in via Scobar mi si dice piantato dal costruttore che già l'edifi-cio aveva dovuto piantarlo su una palificata, tanta acqua c'era sotto che le radici forse tracannavano avidamente invece di tuffarsi nei water dei piani terra, chissà. E ancora: la potatura drastica dei due alberi non ha soddisfatto il querelante, quindi il 21 marzo la ditta incaricata procederà allo sradicamento con lavori e costi che si prospettano sproporzionati, non c'è sospensiva e neppure una sanatoria regionale a cui appellarsi. Ma giusto per non scompigliare i calcoli dei risicati standard di verde cittadino, avanziamo una proposta ecumenica: se proprio non si può lasciare che i miseri tronconi caccino fronde a misura di condominio, che non si sguarnisca del tutto il giardinetto. Si convertano gli alberoni da estirpare in alberelli più contenuti, proprio come a certi imbroglioni la pena detentiva convertita in "servizi di utilità sociale". ROSANNAPIRAJNO
PALERMO - Abbasso il verde viva il cemento
Un articolo di giornale discute la questione degli alberi nella città, in particolare in relazione alla circonvallazione di Palermo. Il testo descrive come gli alberi siano oggetto di una forte opposizione da parte di alcuni cittadini, che li considerano "elementi indesiderati" e chiedono la loro rimozione. Altri, invece, difendono gli alberi, che considerano un elemento importante per la qualità dell'aria e la bellezza della città. L'articolo cita anche il caso di un condomino che ha chiesto la rimozione di due alberi da un giardinetto, e che è stato condannato a sradicarli.
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