Oneri di urbanizzazione, Cardin sta trattando con Ca' Farsetti sul pagamento anticipato di una tranche. In ballo 50 milioni MARGHERA. Risolto il problema del cielo, con la deroga Enac all'altezza della torre, ora ci sono i problemi del sottosuolo da affrontare per mandare avanti il progetto del Palais Lumière di Pierre Cardin. Non convince l'uso di una sonda geotermica per riscaldare il palazzo, attingendo a fonti d'acqua calda a più di 2.700 metri di profondità. La società di Cardin tratta con il Comune l'acquisto di due ettari di terreni e il pagamento anticipato di una parte degli oneri di urbanizzazione, partita che può valere fino a 50 milioni di euro. Cardin prima ha storto il naso alla richiesta di anticipo, ma discute con il Comune consapevole della necessità di dare garanzie. Un progetto così importante vede per ora lo stilista italofrancese attendere a rivolgersi alle banche perché il permesso a costruire arriverà solo tra cinque mesi, almeno. I due ettari in cessione dal Comune sono ora nel piano comunale delle alienazioni, allegato al bilancio, che vale 46 milioni. Ieri la conferma dagli assessori Filippini e dal vicesindaco Simionato che hanno relazionato alle commissioni Patrimonio e Bilancio. Boraso ha chiesto lumi sul costo di vendita. Il Pd ha difeso il riserbo del Comune «per non inquinare la compravendita e dare fiato a speculazioni». Si tratta e si spera di chiudere prima della nuova conferenza di servizi in Regione. Altri aspetti del progetto della Concept Creativ fanno discutere. Una sonda potrebbe penetrare nel terreno di Marghera per raggiungere i 2.700 metri di profondità dove scorre una fonte d'acqua calda a 90 gradi. L'ingegnere Rodrigo Basificati, nipote dello stilista, spiega che l'acqua servirebbe ad alimentare una sonda per assicurare energia pulita e calore al palazzo, riscaldandolo e producendo un surplus a beneficio della città. «Pensiamo di produrne di più del fabbisogno e utilizzarla per alimentare anche la linea del tram, l'illuminazione pubblica della città giardino, la ferrovia. E possibile farlo, stiamo valutando i costi e studiando la possibilità. Perché tra Veneto e Friuli scorre questa fonte d'acqua calda ad alta pressione». Le piscine termali di cui qualcuno ha parlato sono solo ipotesi . Ma la strada mica è spianata. «I problemi sono tanti», dice l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin: «Chi autorizza il progetto? Siamo in area Sin e l'ultima parola spetta al ministero dell'Ambiente. Poi si tratta di emungimento di acqua o di scambio termico? Nel primo caso è vietato dal 1973, con la Legge speciale, per il rischio di subsidenza. Se è solo scambio termico, bisogna chiarire che, visto che si attraversano strati geologici differenti, non si corra il rischio di mettere in collegamento falde inquinate e non. Insomma, stiamo valutando la proposta con il massimo rigore. Non inventiamo ostacoli ma vogliamo che tutto sia rigorosamente verificato. E ripeto: servono un surplus di caratterizzazioni dei suoli».