Si torna a parlare dello Stadio Flaminio e di un suo più massiccio riutilizzo. Succede, ciclicamente. Stavolta, dell'elegante manufatto di Pier Luigi e Antonio Nervi (fine anni '50) si parla in alternativa al maxi-progetto del presidente della Lazio, Claudio Lotito, sulla Tiberina, per complessivi 2 milioni di metri cubi (di cui soltanto 300 mila, invero, per il nuovo stadio e per altri impianti sportivi). Di esso si è già detto cosa non va : troppi metri cubi per alloggi e usi commerciali; zona a rischio alluvionale ; non servita da alcun trasporto su ferro, ecc. Ma restiamo allo Stadio Flaminio. Per porre due domande : a) dal punto di vista strutturale, il manufatto è riutilizzabile per un pubblico di massa (Lotito chiede un impianto da 40 mila posti a sedere) ? b) ammesso che lo sia, un suo riuso massiccio è compatibile col contiguo Parco della Musica? La prima domanda, ricordo, venne posta a Renzo Piano allorquando si stava discutendo, in sede di commissione, come pianificare la realizzazione del nuovo Auditorium. La sua risposta fu : lo Stadio Flaminio è destinato a decadere perché la ruggine ha intaccato il copriferro del cemento, infatti la sua agibilità è stata ridotta. Lo si può risanare nelle strutture? Solo a costi proibitivi. Pongo l'interrogativo che mi permisi di avanzare quando, poco dopo, si ventilò la cessione dell'impianto a Sergio Cragnotti, all'epoca presidente della Lazio : sono state effettuate nel frattempo perizie tecniche tali da smentire quel negativo referto? Si sono fatti, o previsti, lavori tali da risolvere il problema strutturale che condiziona, in modo diretto, l'agibilità di massa del Flaminio oggi sui 25.000 posti contro i 55.000 del 1960? Il secondo problema riguarda la compatibilità fra uno Stadio Flaminio pienamente recuperato e il polo musicale che si è creato col nuovo Auditorium, divenuto, con un successo persino superiore alle previsioni, una vera e propria città della musica. Quando si decise di collocarlo in quell'area comunale destinata ad un mega-parcheggio, era scontato che il vicinissimo Stadio sarebbe stato usato sempre meno, comunque in modo sobrio. Se dovesse venire ceduto ad una società sportiva, questa giustamente, da suo punto di vista lo userebbe a ciclo continuo, creando attorno ad esso le attrazioni commerciali dei nuovi stadi, di quelli inglesi portati spesso ad esempio. Dove sport di massa, musica giovanile non meno di massa, centri commerciali, zone di svago si mescolano in modo colorito e rumoroso, generando profitti e, ovviamente, un afflusso continuo di auto, moto, pullman. Mentre l'area del Flaminio presenta già oggi problemi di costipazione, così com'è, con l'onda lunga dello Stadio Olimpico quando vi si gioca o vi si organizzano quei mega-concerti che si dovettero sloggiare dal Flaminio per le fiere proteste dei quartieri vicini. Tutto ciò è compatibile con l'Auditorium? Visto il grande successo di quest'ultimo, è saggio rischiare di comprometterlo? Direi proprio di no.