E' un settore che vale oggi un milione 400mila posti di lavoro. E può essere un vero traino per il Paese AL TEATRO ELISEO, IERI GIOVEDI' 13 NOVEMBRE 2012, ALLE ORE 13, il vasto e variegato mondo di chi lavora con la cultura e per la cultura, dai dipendenti pubblici alle industrie creative, dagli scienziati ai teatranti, dalle imprese private alle associazioni e alle cooperative del Terzo Settore, ha trovato finalmente un capo capace di riunificarlo, Giorgio Napolitano, che giusto a quell'ora ha concluso la mattinata degli Stati Generali della cultura organizzati dal Sole 24 ore. Una mattinata sofferta, con tante e vibranti contestazioni da parte del pubblico ai ministri presenti, e conclusasi con un applauso corale, convinto, commosso al lucido e appassionato discorso del Presidente. Il fatto che quel capo sia il Capo dello Stato non dovrebbe sorprendere più di tanto, visto che la cultura è stata la leva fondamentale per l'unificazione del Paese, e la cosa che più di ogni altra l'ha reso riconoscibile nel mondo. Fattore primario di incivilimento ma anche specificità primaria del nostro sviluppo economico - come ci ha ricordato il ministro Amato nella sua introduzione -, con il suo intreccio, presente sin dalle botteghe medioevali, tra grandi artisti e artigiani, con la sua capacità di far vivere la bellezza anche negli oggetti di uso comune. Le ciotole di ceramica di Faenza, di Grottaglie, di Urbino, i prodotti del nostro design ancora oggi primi nel mondo. E suona questa straordinaria coincidenza come primo, parziale risarcimento alla disattenzione strutturale dei governi. presente e passati, della politica tutta - che più chi meno - rispetto a questa semplice verità e a questa straordinaria risorsa, che oggi vale 1.400.000 posti di lavoro diretti, e tanti di più se aggiungiamo le sue ricadute sul turismo e sul commercio, il suo ruolo di traino verso l'insieme delle esportazioni del nostro Paese. Napolitano ha detto alcune cose semplici e chiare. Le risorse economiche non sono tutto, ma se continua il disinvestimento su cultura e ricerca rischiamo il collasso della principale risorsa a disposizione per la ripresa del nostro Paese. E ha invitato i ministri presenti - c'erano Barca, Ornaghi e Profumo - e le forze politiche in Parlamento, a non abbassare la guardia già in questa manovra finanziaria, perché ragioneria e ragione quasi ami coincidono, e non si può continuare a tagliare senza darsi una scala di priorità, e valutare gli effetti che i tagli possono avere sullo sviluppo del Paese. E si può certo risparmiare e ridurre gli sprechi, ma un conto è farlo in una prospettiva di sviluppo del sistema della conoscenza, per reinvestire in esso quanto si risparmia, un altro in una logica di contrazione e disinvestimento. La cultura tutta quindi, scientifica e umanistica, superando la sempre più assurda contrapposizione fra le due culture, come base di una strategia di sviluppo economico del nostro Paese, ma anche come base di una sua nuova qualità. Napolitano ha citato come un fatto estremamente positivo il fatto che anche nella crisi i consumi culturali tengono più degli altri consumi, che ci rivela come dentro la crisi stiano già nascendo nuovi stili di vita, lontani dal consumismo esasperato che, volenti o nolenti, dovremmo lasciarci alle spalle. E risuonava nelle sue parole l'eco e la straordinaria attualità dell'Europa migliore, quella di Jacques Delors, di cui le politiche della conoscenza erano il cardine, come le uniche che potevano tenere insieme competitività e coesione sociale, ragioni dell'economia e ragioni della convivenza. Un'idea d'Europa da rilanciare alla svelta, perché se l'Europa si riduce al fiscal compact l'Europa muore.
Cultura e ricerca la chiave per la ripresa
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha concluso la mattinata degli Stati Generali della cultura organizzati dal Sole 24 ore. La cultura è stata la leva fondamentale per l'unificazione del Paese e il suo sviluppo economico. Napolitano ha sottolineato l'importanza della cultura per il traino economico del Paese, con 1.400.000 posti di lavoro diretti e ricadute sul turismo e sul commercio. Ha invitato i ministri e le forze politiche a non abbassare la guardia durante la manovra finanziaria e a valutare gli effetti dei tagli sulla cultura e sulla ricerca.
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