Fare storia con l'arte. Ma anche con gli strumenti della tecnologia, della musica e della scienza, con gli arredi e gli abiti, gli oggetti della vita quotidiana e persino i progetti dell'architettura: che ridisegnano gli ambienti - naturali e umani -, la loro funzione e fruizione. Dal passato al presente. Si inaugura stamattina alle 11, nella stanza del Ramaglietto della Reggia di Caserta, una nuova sezione della mostra «Casa di Re», in corso fino al 13 marzo nell'imponente mole vanvitelliana dove la curatrice, Rosanna Cioffi - docente di Metodologia della ricerca storico-artistica alla Facoltà di lettere della Seconda Università di Napoli - ha ricostruito con un approccio pluridisciplinare la civiltà di un secolo di storia di quella che veniva chiamata «l'altra capitale» del Regno delle Due Sicilie: dal 1752 al 1860, periodo che comprende la parabola borbonica e il decennio murattiano. Curata da Alfonso Gambardella, preside della Facoltà di architettura della Sun e frutto di un capillare lavoro archivistico sul territorio, la nuova sezione presenta ora al pubblico un ricco corpus di progetti, disegni e rilievi (molti inediti) «firmati» da architetti postvanvitelliani della prima metà dell'Ottocento, che proseguono così il lavoro dei più noti Luigi e Carlo Vanvitelli non solo nei siti e nei giardini reali, ma anche in un'edilizia civile e religiosa (ospedali, palazzi, monumenti, chiese) che rivela non poche sorprese, a rileggere documenti riaffiorati dall'oblio. Lo può confermare la robusta documentazione raccolta nel secondo volume del catalogo Skira, Casa di Re. La Reggia di Caserta tra storia e tutela, in uscita proprio per quest'occasione, dove studiosi e funzionari della Soprintendenza di Caserta e Benevento approfondiscono tra l'altro l'evoluzione del gusto, le trasformazioni d'uso e gli interventi sul Palazzo, il parco e il paesaggio del sito reale, da sempre connotati come importanti attrattori culturali con una specifica vocazione alla funzione pubblica ricostruita per la prima volta, nel suo saggio in catalogo, dalla ricercatrice Nadia Barrella. Non solo. Da una disamina degli inventari degli appartamenti reali dal 1799 al 1858, oggetto della ricerca di Rosalba de Santo, all'analisi delle tecniche e dei problemi di conservazione della decorazione pittorica tra Sette e Ottocento (Paolo Bensi), per fare solo due esempi, il percorso di riscoperta della Reggia tra vita quotidiana e destinazione museale (avviata nel 1924 da Gino Chierici, allora Soprintendente dell'arte medievale e moderna in Campania) offre anche non pochi spunti per l'annoso dibattito sulla tutela dei beni culturali e il senso delle mostre-evento. «La chiave dell'intero percorso espositivo di "Casa di Re" nelle sue diverse sezioni - sottolinea Rosanna Cioffi - non è quella di presentare grandi capolavori estrapolati dal loro contesto, né quella meramente filologica o cronologica; piuttosto, è il tentativo di valorizzare in modo fruibile uno dei monumenti più visitati al mondo ricostruendone il contesto con un approccio interdisciplinare che attraverso le luci e ombre della civiltà in esame interpella anche sui criteri attuali della tutela e della fruizione del nostro patrimonio ambientale e storico-artistico tout court».
I Borbone a Caserta una casa di re tra storia e ambiente
Stamattina alle 11 nella stanza del Ramaglietto della Reggia di Caserta, è stata inaugurata una nuova sezione della mostra Casa di Re, che si estende fino al 13 marzo. La curatrice Rosanna Cioffi ha ricostruito la civiltà di un secolo di storia della Reggia di Caserta, dal 1752 al 1860, con un approccio pluridisciplinare. La sezione presenta progetti, disegni e rilievi firmati da architetti postvanvitelliani della prima metà dell'Ottocento, che hanno lavorato su siti e giardini reali, ma anche su edifici civili e religiosi. Il catalogo Skira, Casa di Re.
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