Il nodo delle risorse. Il responsabile del Miur: nel passaggio al Senato della legge di stabilità chiederò priorità per la formazione I ministri aprono all'agenzia per «esportare» i beni culturali - Barca: a dicembre via a Pompei L'AMMISSIONE Passera: «Non abbiamo dato la necessaria importanza alla cultura. Si può utilizzare con intelligenza la leva fiscale» ROMA. Si è fatto troppo poco e un cambio di passo diventa ora la priorità. Dal Governo, attraverso gli interventi di quattro ministri agli Stati generali della cultura, giunge l'ammissione di una politica per la cultura poco coraggiosa, in un clima che a tratti si fa teso per le numerosi interruzioni che arrivano dalla platea, con le proteste e la richiesta di interventi concreti da parte di lavoratori della cultura e ricercatori. I ministri difendono le ragioni delle scelte fm qui operate alla luce delle difficoltà delle finanze pubbliche, poi provano a fornire almeno primi segnali incoraggianti. Francesco Profumo, titolare dell'Università, istruzione e ricerca, e Corrado Passera (Sviluppo economico), in modi diversi aprono all'idea proposta dal Sole 24 Ore di creare un'Agenzia privata per l'esportazione della produzione creativa italiana, da finanziare con i proventi delle licenze sui nostri maggiori marchi culturali. Profumo annuncia un bando di gara del valore di 120 milioni per progetti di eccellenza nel campo della ricerca, con l'obiettivo di creare una rete tra università e mondo privato e facilitare la nascita di imprese innovative. Il bando, spiega, si colloca proprio «dentro l'idea proposta anche dal Sole-24 Ore di una Agenzia perla creazione e l'innovazione. In attesa di una struttura di questo tipo, intanto, si può partire con questo bando». Per altre iniziative, secondo Profumo, bisogna ragionare per elaborare un piano quinquennale e, nell'immediato, puntare sulla legge di stabilità: «Chiederò che al Senato sia data un'attenzione particolare al tema della formazione così come accaduto finora per le famiglie». «Lavoriamoci» esordisce il ministro Passera in riferimento all'idea dell'Agenzia «Si può fare, in un'ottica di sistema». Quanto al ruolo del pubblico, «possiamo attivarci per allargare al tema specifico della culturale responsabilità dell'Ice, anche con persone dedicate». Ma ancora molto altro, riconosce, si può fare. Cita la leva fiscale, da usare con più intelligenza, «con meccanismi come il tax shelter che ha permesso di attivare nel cinema investimenti che altrimenti non sarebbero arrivati», e la Rai, da sollecitare attraverso il contratto di servizio, perché conceda più spazio ai temi culturali. Di strada da recuperare ce n'è tanta. «Riconosco che è una vergogna l'attuale situazione delle risorse alla cultura» dice Passera. Poi il pensiero si allarga e precisa le ragioni «insuperabili» di questa impasse. «In un certo senso mi trovo a giustificare una cosa che è sbagliata, perché in questi nove mesi ci siamo trovati a gestire un'emergenza clamorosa, fino al rischio di vederci commissariati Non abbiamo dato la necessaria importanza alla cultura ma, passata l'emergenza, bisogna fare molto di più». Nel ruolo più delicato il titolare della materia, il ministro dei Beni e le attività culturali, Lorenzo Ornaghi, accusato da alcuni giovani in platea di esporre il tema come un mero economista, ma anche incalzato dalle domande del direttore del Sole-24 Ore, Roberto Napoletano, e dagli interventi dell'archeologo Andrea Carandini, di Ilaria Borletti Buitoni (Fai), Lamberto Maffei (Accademia Lincei) e Carlo Maria Ossola (Collège de France). «In questo momento difficile per il Paese, il ventaglio delle scelte ragionevoli si riduce, per la cultura dobbiamo fare le scelte migliori» ragiona Ornaghi, ammettendo che le risorse del suo ministero «dopo una lieve crescita quest'anno torneranno a diminuire leggermente nel prossimo anno». Inutile però il rivendicazionismo fine a se stesso: «La soluzione - per il ministro - è uscire dalle lamentele, fare un'operazione di buon uso delle risorse e puntare sulle cooperazioni con gli altri ministeri, con gli enti territoriali, con il privato sociale e le associazioni». Ma non basta. Vanno spese, e bene, le risorse che, anche per la cultura, arrivano dalla Ue. Il ministro responsabile è Fabrizio Barca (Coesione territoriale) che rivendica la riprogrammazione di risorse che in passato sono state gestite male, malissimo, dalle Regioni. Le risorse sprecate per Pompei, in questi anni, sono diventate la metafora della nostra perdita di credibilità all'estero. «Ma siamo finalmente riusciti a cambiare passo - dice Barca -. Abbiamo stanziato 150 milioni e siamo sicuri che stavolta funzionerà, anche perché un prefetto vigilerà sull'andamento dei progetti così da preservarli dalla criminalità» .«Sono stati aggiudicati sei bandi - aggiunge il ministro - e posso annunciare che entro dicembre avremo i cantieri aperti, in tempo per tornare a Pompei a gennaio con il commissario Ue Hahn per dare una nuova immagine del Paese». DAL MANIFESTO ALLA COSTITUENTE LE ISTITUZIONI. Accademici e ricercatori La corsa alla firma si rivela un flusso di centinaia di adesioni da parte di docenti e ricercatori. Sottoscrive il manifesto Lamberto Maffei, presidente dell'Accademia dei Lincei, e la presidente dell'Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio. LA MOBILITAZIONE. Dall'editoria all'economia Nelle settimane successive firmano esponenti dell'editoria come Stefano Mauri e Giuseppe Laterza, protagonisti dell'economia come Francesco Micheli e Lorenzo Bini Smaghi, della politica e delle istituzioni come Paolo Peluffo e Stefano Boeri NAPOLITANO SUL SOLE. Ricchezza del futuro Il 25 marzo la copertina della Domenica ospita un lungo intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Dobbiamo essere tutti convinti che se vogliamo più sviluppo bisogna saper valorizzare la risorsa della cultura». FLORENS 2012. La Biennale sull'Anno Dal 3 all'11 novembre si svolge a Firenze la Biennale di cultura, nello spirito del Manifesto, che viene illustrato all'inaugurazione dell'evento: dieci giorni dedicati ad arte, musica, ambiente.