Sergio Givone ha proposto una riflessione assai seria (come si conviene ad un filosofo) e un problema politico (come si conviene ad un assessore). Non è questione che riguarda questa o quella piazza e neppure di supremazia fra cultura e commercio giacché non vi sarebbe partita a favore della prima. In realtà Givone ha posto niente meno che il tema dello sviluppo, di cosa per esso si intenda ben oltre il PIL prodotto, di come la cultura sia non uno strumento o una componente dello sviluppo, bensì la sua essenza. Naturalmente, anche il commercio è una componente dello sviluppo (nonché della cultura), ma deve esserne una parte e non può pretendere di rendere schiave le altre componenti alle sue finalità. Non vi è dubbio che a Firenze le forme, le dinamiche e finanche gli interpreti del commercio globale, sfruttando una straordinaria rendita di posizione, hanno preso il sopravvento, violentando il genius loci di questa città, che non è nelle forme irripetibili del suo passato, bensì nel suo essere officina di produzione culturale. Tendoni, bancarelle, marchi globali e prodotti dozzinali assolutamente sradicati dalla cultura del territorio, che però vivono della sua luce riflessa. E' possibile, allora, far sì che l'arte e gli artisti, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, facciano da traino di un diverso sviluppo? Certo, ma non basta il solo assessore alla cultura per farlo; è strategia che necessita del lavoro di tutta la giunta e di tutti gli operatori culturali, economici e sociali della città. E' il tema posto da Florens 2012, ben oltre le installazioni d'arte. E' vero, occorrono investimenti che "rendono" nel medio-lungo periodo e non nell'immediato alle casse comunali come invece fanno dehors e tavolini. Ma chi ha fatto la prima scelta come Torino, ha avuto ritorni importanti anche per l'economia. Restaurare e ripristinare la Fontana del Nettuno è costoso ma se essa fosse rovinata i vari locali che si affacciano sulla piazza forse ne soffrirebbero. Ma mentre si decide su questo investimento, già sarebbe utile e senza costo togliere le sbagliate e inestetiche fioriere che circondano il Biancone e l'Arengario. Ma, evidentemente, non si tratta solo di arredo urbano, bensì di ripensare intere parti di città. Un esempio: l'area di S. Maria Novella che fra poco vedrà liberarsi il grande convento oggi occupato dalla Scuola di Carabinieri. Ebbene, potrebbe essere la cultura il pivot di quell'intera area? La "musealizzazione della basilica, la riorganizzazione della piazza, il restauro delle ex Leopoldine che oggi già ospitano il Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari e presto il Museo delle Arti del Novecento, il percorso museale unico fra basilica e museo: questo sistema potrebbe completarsi con la destinazione culturale e museale del convento, di straordinaria dimensione e importanza, che potrebbe costituire elemento portante dell'identità stessa della zona, attraendo turismo e attività economiche e commerciali coerenti con la qualità del luogo. Ma chi pensa, progetta e realizza un simile progetto? Certo una amministrazione pubblica che abbia la lungimiranza di lavorare su un progetto che non inaugurerà durante il proprio mandato, ma anche le forze economiche e intellettuali della città che non penseranno solo al registratore di cassa e che non cederanno alla lamentatio sui bei tempi andati ma neppure all'isteria del banale consumo.
SE L'ARTE FA DA TRAINO A UNO SVILUPPO DIVERSO
Sergio Givone ha proposto una riflessione sullo sviluppo di Firenze, sottolineando l'importanza della cultura come essenza dello sviluppo. Ha criticato il commercio globale per aver violentato il genius loci della città, sostituendo forme irripetibili del passato con prodotti dozzinali. Givone suggerisce che l'arte e gli artisti possano far da traino di un diverso sviluppo, ma richiede il lavoro di tutta la giunta e di tutti gli operatori culturali, economici e sociali della città. Ha proposto esempi di investimenti come il restauro della Fontana del Nettuno e la destinazione culturale e museale del convento di S. Maria Novella.
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