II fascicolo della Soprintendenza è chiamato «16 2», riguarda la Valle dei templi e l'annosa questione dell'abusivismo edilizio. Venne aperto circa tre anni fa. Oggi ha completato il suo corso, e nel silenzio più assordante sono tornate le ruspe che hanno spazzato via diciotto immobili abusivi. Stavolta non è arrivato l'Esercito, nè è stato speso denaro pubblico. Gli abusi li hanno smantellati i loro stessi proprietari. «L'ultima demolizione - dice l'architetto Bernardo Agra, nominato dirigente dell'Unità operativa archeologica dal Soprintendente ai beni culturali di Agrigento, arch. Pietro Meli - risale al 19 ottobre scorso. Le ruspe hanno cancellato l'ampliamento ad un vecchio fabbricato. Ad agosto era toccato a un intero immobile di via Cavaleri Magazzeni». La Valle, insomma, lentamente si libera dell'arbitrio. Lentamente. Per ora nel mirino ci sono le unità immobiliari incomplete, e non abitate. Poi le acquisizioni riguarderanno tutti gli altri edifici. Di fascicoli, intanto, ne sono stati aperti altri. Abbiamo in corso nuove procedure - aggiungeAgra - che riguardano altri due immobili. I proprietari anche stavolta hanno mostrato disponibilità a provvedere a spese loro». Alla Soprintendenza di Agrigento parlano di «svolta» sociale. «Negli ultimi tempi c'è stato un mutamento, un cambio di rotta - aggiunge l'architetto Bernardo Agra -. È vero, c'è ancora un velo di silenzio sulla vicenda, ma è proficuo. Perchè dopo il clamore e le resistenze iniziali la gente ha capito, non oppone resistenza». L'abusivismo edilizio nella Valle dei templi è una storia lontana nel tempo. Inizia con una legge (la Gui-Mancini) che, poco dopo la frana del 1968, fissò un vincolo di inedificabilità assoluta in un'area vastissima attorno alla zona archeologica: la cosiddetta zona A, dove, invece, nonostante tutto, si è costruito tra silenzi e negligenze. Negli anni la vicenda è andata avanti tra mille tensioni sociali, e la prospettiva di una vana revisione della legge. Il vincolo ha però resistito ad ogni tentativo di sanatoria, spianando la strada alle ruspe. Per la prima volta arrivarono nel marzo del 2001. Arrivarono tra mille lacrime e polemiche, insieme al Genio militare. Fu l'inizio, poi le ruspe arrivarono a più riprese, tra il clamore generale, due anni dopo. Infine cadde il silenzio. La legge prevede che, in caso di rinuncia dei proprietari, sia la Soprintendenza ad attivare un iter che coinvolge l'assessorato regionale al Territorio e la Forestale. Poi, quando ci sono i soldi, si fa una gara di appalto e si chiamano le ruspe. Che nella Valle sono oramai di casa.