Il più grosso fallimento, il più scandaloso fallimento dell'economia italiana è quello del turismo. Anche per il peso crescente che il settore ha nell'economia intorno al 10 del Pil e 12 dell'occupazione nei Paesi più avanzati. In un settore che nel mondo dal dopoguerra a oggi non conosce crisi -anche quest'anno l'Organizzazione mondiale del turismo dell'Onu segnala una crescita del 4 dei viaggi internazionali allo stesso ritmo degli ultimi trent'anni-, l'Italia è passata dal primo posto mondiale al quinto indietro a Spagna, Francia, Cina e Stati Uniti, sia per viaggiatori esteri che per introiti valutari da viaggi. Mentre i viaggia-ton internazionali aumentavano nel mondo del 50 ogni decennio arrivando a 982 milioni quest'anno (277 nel 1980), trend previsto anche nei prossimi decenni, le nostre entrate turistiche dall'estero sono da vent'anni ferme a 29 miliardi di euro, molto dietro a Spagna e Francia che superano i 40 miliardi. Sono cifre sconfortanti per un Paese con un passivo crescente della bilancia dei conti correnti e soprattutto con un buco occupazionale di 3 milioni di posti lavoro, quanti ce ne vorrebbero per avvicinare il nostro tasso di occupazione a quello europeo (56 e 64). Infatti nei Paesi all'avanguardia come Spagna e Francia, il valore aggiunto del turismo, interno ed estero è superiore al 10 del Pil e l'occupazione al 12 del totale, mentre I' Italia è intorno al 10 dell'occupazione, con 2,2 milioni stimati nei settori viaggi e trasporti nel 2010. E 2 punti di occupazione in meno sono pari a quasi S00mila occupati. Questo è il buco occupazionale che dobbiamo lamentare per le pessime politiche turistiche fatte negli anni. Purtroppo da anni l'Italia perde quote crescenti del turismo internazionale e anche interno (malgrado la crisi aumentano gli italiani che cercano all'estero, per le loro vacanze, migliori condizioni di prezzo e di offerta complessiva) in un settore Growth, che cresce continuamente ed è previsto crescere sempre di più, anche grazie a cinesi, indiani, brasiliani, russi. Eppure nessun Paese al mondo può vantare attrazioni storiche e culturali come le nostre, dagli scavi di Pompei ai mosaici di Ravenna e Piazza Armerina, dalle testimonianze storiche e culturali uniche come quelle di Roma, Venezia, Firenze, Palermo, Napoli a quelle di mille altre città, diffuse lungo tutto il Paese da Siracusa alle Alpi. L'importanza economica del turismo è ormai colta dovunque nel mondo, dall'ultimo G20 di Cabos che ha ribadito 'l'importanza del turismo come veicolo di sviluppo economico e occupazionale., a Barack Obama che ha lanciato un programma ambizioso di -100 milioni di visitatori entro il 2021.. Il discorso sul turismo, soprattutto in Italia, va inserito nel più ampio discorso sulla cultura e sul suo valore anche economico. L'arretratezza culturale complessiva dell'Italia è stata valutata dal Sole 24 ore con un indice di competitività elaborato sulla base dei dati del recente Rapporto Symbola-Unioncamere sull'industria culturale e creativa, che mostra come -su scala secolare, l'Italia abbia perso quote significative di capacità di influenza internazionale in tutti i settori chiave della produzione culturale, soprattutto nel settore dell'arte e del patrimonio storico monumentale'.. Le politiche per il turismo devono ritrovare un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo del Paese, sostituendo quelle frazionate e fallimentari seguite sinora se si vuole far tornare il brand Italia al ruolo mondiale che le sue potenzialità culturali e creative le assegnano. Lo esigono sia ragioni di valorizzazione complessiva dell'immagine Italia nel mondo, che ragioni più strettamente economiche e sociali, in considerazione del fatto che uno degli effetti positivi della globalizzazione, da noi sinora mancato, l'aumento continuo del turismo, interno e internazionale, ne fanno uno dei settori fondamentali per lo sviluppo, economico e sociale prossimo venturo.
Il turismo trascurato dall'Italia
L'Italia è il paese con il più alto fallimento del turismo, nonostante il settore sia importante per l'economia (circa il 10% del PIL e il 12% dell'occupazione). Il turismo internazionale è in declino, con l'Italia che perde quote crescenti di visitatori esteri e interno. Le entrate turistiche dall'estero sono ferme da vent'anni a 29 miliardi di euro, molto dietro a Spagna e Francia. L'Italia ha un passivo crescente della bilancia dei conti correnti e un buco occupazionale di 3 milioni di posti lavoro.
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