Mentre Toscana e Liguria tornavano sott'acqua con danni e vittime, l'indice di gradimento del ministro dell'ambiente Clini risulta ultimo tra i colleghi. Salvatore Settis considera invece il ministro dei Beni culturali Omaghi "un non tecnico" a cui non interessa il dicastero. E questo alla vigilia degli Stati generali della Cultura tra i cinque punti principali figura la "Cooperazione tra ministeri", mai come oggi passaggio chiave per qualsiasi politica che non voglia affidarsi alle denunce o allo scaricabarile politico-istituzionale. Suona beffardo ricordare ogni volta che da anni abbiamo rinunciato a fare opera di prevenzione, per cui non possiamo sorprenderci per i crescenti disastri. E lo è anche di più quando si aggiunge che dobbiamo finirla di costruire sulle golene, ecc.. Cose scritte da anni in leggi importanti che anziché essere state osservate e gestite su programmazione nazionale, sono state ignorate o manomesse alla Bertolaso. E se è vero che talvolta il progetto giusto ci sia ma manchino del tutto o in parte i finanziamenti, è più frequente il caso in cui progetti seri non ce ne siano neppure dopo eventi rovinosi ripetuti. C'è quello per il Ponte sullo Stretto ma non per la Sicilia che si sbriciola. E in alcune regioni non si è riusciti ad avvalersi neppure dei finanziamenti europei, come ha ricordato il ministro Barca che si è impegnato per dare una mossa alle regione dormienti, aiutandole a fare e presentare progetti credibili e cantierabili. E non è un caso che queste cose la faccia un ministro come Barca che fu chiamato al ministero dell'economia da Ciampi che proprio in quegli anni tentò con la "nuova programmazione" di rilanciare politiche che erano state dopo l'avvento delle regioni presto mollate; purtroppo quel tentativo non riuscì e cosa ciò abbia significato oggi non fatichiamo a comprenderlo. Il venir meno di qualsiasi politica di programmazione ha portato anche al fallimento del nuovo titolo V. Che oggi si riparta sulla base di una regia nazionale è sicuramente un segnale positivo che deve estendersi al complesso delle politiche ambientali; dal suolo al paesaggio. In un dibattito a fine settembre a San Rossore queste difficoltà sono emerse: la gestione unitaria di competenze tra Stato, regioni ed enti locali resta un problema irrisolto, e tale resterà se alla collaborazione tra i ministeri non si unirà anche quella della "leale collaborazione istituzionale" fissata in Costituzione. Tanto più urgente perché oggi nessuno ha le carte in regola per ergersi a castigamatti. E non basta neppure lo spolverino della green economy che continua,come ha scritto Francesco Bertolini, «a non considerare assolutamente l'impronta ecologica complessiva». Una impronta che fa sempre più paura.