Caserta. Blitz dei carabinieri nella nottata di ieri nelle abitazioni di alcuni pregiudicati ed insospettabili indicati dal pentito Domenico Frascogna come tombaroli. Scatta così per trentacinque indagati l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di reperti archeologici rubati, detenuti illecitamente. Le perquisizioni sono state fatte prevalentemente nell'Agro aversano e sono state poi estese anche nel resto della provincia casertana e nel Napoletano. Sequestrati diversi reperti e oggetti di valore provenienti da siti archeologici. I pezzi sono stati ritrovati in alcune abitazioni a Casal di Principe, a Mondragone a Santa Maria Capua Vetere, ricche di monumenti storici e dove l'attività dei tombaroli è molto intensa e remunerativa. Le opere sono state sequestrate e affidate alla custodia della Sovrintendenza per i beni archeologici di Napoli e Caserta, mentre i possessori sono stati denunciati a piede libero. Gli inquirenti del nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli e dei carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno messo a segno una serie di perquisizioni otto delle quali hanno dato esito positivo. Rinvenuti vasellame, anfore, statuine ed altre sculture che sarebbero state sottratte da siti archeologici e pronte per essere messe sul mercato internazionale. Trentacinque in tutto i controlli e le perquisizioni domiciliari eseguite dagli 007 dell'Arma che hanno messo in esecuzione i decreti firmati dal pubblico ministero Francesco Curcio della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. È stato lo stesso pentito Frascogna ad indicare al pubblico ministero dell'antimafia una serie di nomi e soprannomi di persone che avevano avuto contatti proprio con lui prima dell'arresto e della collaborazione con la Dda. Frascogna ha ammesso anche di aver trattato in passato reperti archeologici e di aver avuto contatti con persone di casale Mondragone, ed altri ancora, presso le cui abitazioni gli investigatori hanno fatto le perquisizioni. Per questo motivo il pm ha firmato i decreti per avere i riscontri alle parole del collaborante che sono risultate veritiere. L'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di reperti archeologici, con l'aggravante della legge anticamorra. I militari solo nel territorio compreso tra Casal di Principe e San Cipriano d'Aversa hanno eseguito ben ventisette perquisizioni, anche presso l'abitazione di Annibale Corvino, additato in loco come tombarolo. Due perquisizioni sono state fatte a San Marcellino, una a Gricignano d'Aversa, una a Lusciano, altre a Mondragone. Qui in zona sono conosciuti per questo tipo di attività Angelo Valente e Arcangelo Papa, già con precedenti specifici e sotto inchiesta per un procedimento nato a Foggia e poi trasmesso presso il tribunale di santa Maria Capua Vetere, per traffico internazionale e di reperti archeologici. Altre incursioni, sempre nel cuore della notte, sono state fatte a Bacoli, ad Aversa, a Gragnano, a Santa Maria Capua Vetere e a Pignataro, dove in passato hanno operato come tombaroli Raimondo Ricciardi, Luciano Nostralorenzi, Michelangelo Battista, Egidio De Rosa, Domenico Carrella, Pietro Forci tutti legati ad Orazio De Simone, di Roma, il trafficante che aveva contatti con la Svizzera, il Belgio, la Francia, al quale venivano poi cedute le opere per essere rivendute.
Un pentito accusa trentacinque tombaroli
I carabinieri hanno effettuato una serie di perquisizioni nella notte di ieri nelle abitazioni di 35 persone sospettate di essere tombaroli. I reperti archeologici rubati sono stati sequestrati e affidati alla Sovrintendenza per i beni archeologici di Napoli e Caserta. I possessori sono stati denunciati a piede libero. Gli investigatori hanno rinvenuto vasellame, anfore, statuine e altre sculture che sarebbero state sottratte da siti archeologici. Il pentito Domenico Frascogna ha indicato alcuni nomi e soprannomi di persone che avevano avuto contatti con lui prima dell'arresto. Il pubblico ministero ha firmato i decreti per avere i riscontri alle parole del collaborante.
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