Attentati e società fantasma il giallo del park a Castelletto SULLE alture di Castelletto va in scena una vicenda che condensa alcuni temi caldi dei nostri giorni: la cementificazione, la rivolta degli abitanti, il dissesto del territorio e il timore per l'ennesima frana, società controllate da fiduciarie anonime e un'indagine della polizia su misteriosi attentanti incendiari. SEMBRANO ingredienti di una spy story e invece è tutto racchiuso in una pratica urbanistica. Quella del permesso a costruire che il 6 dicembre 2011 (data importante, perché il giorno seguente venne adottato il nuovo Puc che avrebbe reso la procedura assai più difficoltosa) viene firmato da Paolo Berio, dirigente della Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti del Comune di Genova. L'operazione riguarda una palazzina, civici 79 e 81, che si trova in un'antica mattonata sopravvissuta alla speculazione edilizia degli anni 60 e 70, salita Emanuele Cavallo, stretta tra i palazzi via Cancelliere e via Capraia. I titolari della licenza vogliono abbattere l'immobile per ricostruirlo suddividendolo in undici appartamenti, alcuni con giardini privati e terrazze. E fin qui nessun problema di vicinato. Tutto cambia per la seconda parte dell'operazione: un cratere nella collina, profondo circa 25 metri per accogliere un autosilos interrato di sei piani. Un palazzo a testa in giù che sembra uscito dalle città surreali di Italo Calvino, alto il doppio della palazzina residenziale. Il tutto a pochi metri -3 per l'esattezza dalle fondamenta del civico 44 di via Cancelliere e circa 6 dal 59 di via Capraia. Per renderlo raggiungibile è prevista anche una galleria sotterranea che dovrebbe partire da un tratto in curva con la perforazione di un muraglione di via Cancelliere e pesanti disagi al traffico. Normale che, mentre cittadini, politici ed esperti, tra frane e alluvioni, si interrogano sul peso edilizio che è in grado di sopportare la nostra città, i residenti si allarmino, ricordando i recenti crolli per costruzioni di box in via Dagnino a Pegli e in via Bocciardo a Borgoratti. Nasce così un Comitato che, però, quando indice la prima riunione, a fine luglio, nella sala della parrocchia di San Paolo in via Acquarone, viene bloccato da un incendio doloso appiccato ad un pannello elettrico. Ad agosto un salto di qualità con l'attentato incendiario alla porta di casa di uno dei portavoce del Comitato. Sui due episodi è in corso un'indagine affidata alla squadra mobile. «Escludo assolutamente che possa esserci una relazione con il nostro progetto che è stato autorizzato, ha tutti i crismi della sicurezza e risponde ad una forte richiesta di box della zona», spiega Simone Agnese, ingegnere e consulente della società Ge.Mi. spa, titolare della licenza. Ma Agnese, quando venne chiesto il permesso a costruire, era ammini-stratore delegato di GeMi. Pochi giorni dopo fu sostituito da Mattia Bruschi, e a luglio nuovo avvicendamento con l'arrivo, come amministratore, di Alexandru Gabriel Neagu, trentaduenne rumeno che risulta titolare di un piccola impresa edile ma al contempo è amministratore di varie società del settore immobiliare, ed è pure liquidatore di Sei Tv, una delle emittenti di Raimondo Lagostena il patron di Odeon Tv arrestato a Milano per una vicenda di tangenti chiusa con un patteggiamento. Ma anche Neagu potrebbe avere le ore contate. Infatti: «Probabilmente tra pochi giorni non ci sarà più il signor Neagu ma un nuovo amministratore », annuncia l'ingegner Agnese. Se può apparire sorprendente questo tourbillon di cariche, ancor più intricato è l'intreccio societario della proprietà di GeMi. Se il 33 è dell'imprenditrice milanese Alessandra Callegari (quote rilevate dal fratello Luca) la parte restante è suddivisa tra due fiduciarie rigorosamente anonime, la svizzera Genuensis di Lugano e la Drophead Anstalt del Liechtenstein. Seguendo a ritroso il filo degli ingressi e delle uscite societarie, una pista porta al civico 15 di via Byron nel cuore di Albaro, dove ha sede la GeMi. Qui, nella parte dell'ex monastero delle Sacramentine non occupato da una casa di riposo, c'è, infatti, il quartier generale di Eros Maggio, immobi-liarista che da tre anni ha in corso un battaglia legale con le monache e con la curia di Genova per un progetto di recupero dell'enorme complesso da trasformare in uffici e residenze, un affare da 30 milioni di euro. Ma se ad Albaro lo scontro è addirittura con la Santa Sede, a Castelletto, anche senza santi in paradiso, i residenti sono combattivi e decisi anche a rifiutare il maxi sconto (da 70 mila a 43 mila) che gli è stato offerto per l'acquisto di uno dei posti dell'autosilos. Anzi, hanno deciso di affidarsi alla giustizia, si sono rivolti all'avvocato Luigi Piscitelli e nei giorni scorsi il loro ricorso ha ottenuto dai giudici amministrativi la sospensiva dei lavori, in attesa della pronuncia sul merito. La battaglia contro il cratere di Castelletto è appena iniziata.
LIGURIA - La realizzazione di un autosilos al centro di veleni e inchieste
In Castelletto, un comune delle Alpi liguri, un'opera di costruzione è stata autorizzata dal comune di Genova. L'opera, un palazzo a testa in giù, è stata autorizzata con un permesso a costruire firmato da Paolo Berio, dirigente della Direzione Sviluppo Urbanistico e Grandi Progetti del Comune di Genova. L'opera è stata progettata dalla società Ge.Mi. spa, che ha ottenuto il permesso a costruire con un'offerta di 43 milioni di euro. Tuttavia, i residenti del comune sono stati contrari all'opera e hanno deciso di affrontare la giustizia, ottenendo una sospensiva dei lavori. La società Ge.Mi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo