Il racconto Trenta progettisti hanno lavorato gratis, ora si dovrà scegliere con quali strutture rimpiazzare i luoghi di culto lesionati SONO strutture moderne, perlopiù in legno, di capienza compresa fra un minimo di 50 e un massimo di 450 posti. Hanno un costo medio di 1.100-1.200 euro al metro quadrato. Sono chiese provvisorie, disegnate dagli architetti che hanno risposto all'appello lanciato dopo il sisma della primavera scorsa, dal Centro Studi per l'architettura sacra, dalla Fondazione Lercaro e dalla stessa Curia bolognese. «Hanno partecipato trenta progettisti, lavorando tutti a titolo gratuito. Noi abbiamo selezionato otto progetti, tra i quali le comunità potranno scegliere quella che preferiscono per il loro territorio», spiega l'architetto Claudia Manenti che dirige il Centro studi. Dovranno sostituirsi agli edifici storici lesionati, per una decina dei quali i lavori di recupero potrebbero protrarsi per anni. Anche nell'elenco degli "interventi urgenti e indifferibili" nelle zone del sisma diffuso ieri dalla Regione, i provvedimenti si limitano alla sola messa in sicurezza e puntellamento di meno d'una decina di chiese: tra le altre, la chiesa di Santa Maria e San Isidoro di Penzale nel comune di Cento, la canonica e il campanile della chiesa di Cortile nella Diocesi di Carpi, e poi le chiese di San Michele Arcangelo (77mila euro), della Madonna della Neve (1010mila euro) e del Gesù (per 481mila euro) a Mirandola, e l'Abbazia di Nonantola. Delle due chiese provvisorie che l'arcidiocesi di Bologna realizzerà per prime, una è proprio a Penzale, e l'altra a Crevalcore. «Se il cattivo tempo non interferirà troppo - continua la Manenti possiamo esser pronti nel giro di due o tre mesi. Anche oggi ho ricevuto una mail da un gruppo di parrocchiani: seguire i riti liturgici sotto il tendone provvisorio li ha ormai esasperati». Sono bloccate, invece, le chiese provvisorie destinate ai comuni di Cento, Renazzo, Pieve di Cento e Sant'Agostino: «In questi casi - spiega l'architetto - le nuove strutture sorgerebbero sul terreno delle chiese storiche danneggiate, per cui è stato necessario chiedere il parere della Soprintendenza, che ancora stiamo attendendo». L'iniziativa della diocesi bolognese, che per giurisdizione copre un territorio ben più vasto di quello provinciale, divide i parrocchiani. Già in estate, per esempio, un gruppo di fedeli di Cento aveva scritto al cardinale Caffarra chiedendo che il denaro destinato alla nuova struttura sul loro territorio venisse dirottato sul restauro della vecchia, non poi così danneggiata. «Abbiamo firmato in 500 - racconta Luisa Cassani, portavoce del gruppo -, affinché la Curia restaurasse la nostra Collegiata di San Biagio, piuttosto che pensare a una struttura nuova, il cui costo, ci hanno detto, si aggira sui 600mila euro. Peraltro, già prima del sisma, per la nostra chiesa erano stati stanziati 140mila euro per lavori di restauro. E altri 100mila li avrebbe dati la Fondazione Cassa di Risparmio di Cento». Da parte sua, sabato scorso, il cardinal Caffarra è intervenuto, esprimendo «grave preoccupazione » nell'imminenza del Natale: «Non ci vengono concessi i nullaosta per la preparazione di dignitosi prefabbricati, ovviamente a nostre spese - ha denunciato l'arcivescovo -. Di conseguenza non siamo al rischio che numerose comunità di fedeli potrebbero trovarsi a breve termine senza i luoghi di culto, ma nella certezza che tale ingiusta situazione si verificherà. E quei fedeli saranno privati dell'esercizio di un diritto fondamentale: poter disporre di propri edifici di culto ». La Regione ha rassicurato il cardinale: nessuna volontà di ostruzionismo, anzi, «stiamo lavorando con la Curia, i sindaci e la soprintendenza - ha spiegato l'assessore Alfredo Peri -. Nessuno sta cercando di rinviare una questione per noi importantissima, com'è quella di garantire spazi di culto».